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“Julen è morto lo stesso giorno della caduta nel pozzo”, lo rivela l’autopsia sul corpo del piccolo

Di Rossella Melchionna
Pubblicato il 27 Gen. 2019 alle 12:06 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:36
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Immagine di copertina
Credit: AFP

Dopo 13 giorni di agonia, i soccorritori hanno trovato il corpo senza vita di Julen, caduto in un pozzo domenica 13 gennaio 2019 vicino Malaga. I soccorritori hanno scavato un tunnel largo due metri e mezzo e hanno raggiunto il posto in cui si trovava il bambino nella notte del 26 gennaio.

I lavori sono stati rallentati a causa della composizione del terreno, che in alcuni tratti è formato da roccia e ha richiesto l’intervento della Guardia Civil.

I minatori, che arrivano dalla regione delle Asturie, hanno lavorato al tunnel calandosi in coppia e lavorando a turni di 40 minuti con bombole e maschere di ossigeno.

Per tredici giorni hanno continuato a scavare nella speranza di trovarlo vivo, ma Julen è stato trovato morto.

I primi risultati dell’autopsia effettuati sul cadavere del bimbo di due anni ci dicono che Julen è morto lo stesso giorno della caduta. L’autopsia è stata eseguita da cinque esperti forensi all’Istituto di Medicina Legale di Malaga.

Sul corpo del piccolo i medici legali hanno riscontrato un “trauma cranico grave” e “lesioni multiple coerenti con una caduta”.

Il 22 gennaio un imprevisto aveva rallentato i lavori: i tubi che devono rafforzare e rivestire le pareti del tunnel scavato per fare passare i minatori per arrivare all’angusto pozzo dove si trova il bambino avevano una misura sbagliata e non si adattavano al tunnel scavato. 

Da quando domenica 13 gennaio era caduto in un pozzo abbandonato, largo 25 centimetri e profondo più di 100 metri, nelle campagne di Totalan, alle porte di Malaga, il bimbo di appena due anni non aveva dato segni di vita. 

Era nelle campagne insieme ai genitori, per un pranzo con amici di famiglia, quando è scivolato: si pensava che il 25 gennaio la Brigata di Salvataggio Minerario, gli speleologi specializzati nel soccorso di grotte e gallerie sotterranee, avrebbe cominciato il lavoro di perforazione della galleria in senso orizzontale, dal tunnel verso il pozzo. 

Invece, nulla da fare. Si è dovuto attendere ancora: ha atteso la Spagna e hanno atteso i genitori, che hanno già perso un altro figlio nel 2017, quando Julen era ancora neonato, e sono stati assistiti da un team psicologi. 

La reazione dei genitori di Julen dopo la caduta del figlio

“Con mia moglie siamo a pezzi, siamo morti. Ma abbiamo ancora la speranza che Julen sia vivo”, ha dichiarato il papà del piccolo, José Rossello. E le possibilità che il piccolo di Malaga sia ancora vivo si fanno sempre più rare, nonostante i medici abbiano sostenuto che l’afflusso di aria nella cavità non è ostacolato in alcun modo.

José e sua moglie Vicky, da quando è accaduto il dramma, sono rimasti sul posto. “Grazie a tutte le persone che ci danno forza, le imprese che offrono aiuto, gli psicologi, la guardia civile e tutti quanti stanno lavorando giorno e notte senza tregua” ha affermato l’uomo.

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La storia di Alfredino Rampi

La vicenda del piccolo di Totalán ricorda quella di Alfredino Rampi, protagonista nel 1981 di un drammatico capitolo di cronaca nera, conosciuto come Incidente di Vermicino. Alfredino aveva sei anni quando cadde in un pozzo artesiano in una località di campagna, a qualche chilometro da Frascati.

Il bambino stava passeggiando con il padre e un suo amico, quando attorno alle 19 di sera chiese al padre il permesso di tornare a casa da solo. Quando il padre di Alfredino rincasò, il piccolo non era ancora arrivato. Subito iniziarono le ricerche e, solo dopo oltre un’ora, si udirono i lamenti flebili del bambino in fondo a un pozzo profondo circa 80 metri.

Le operazioni di soccorso durarono circa tre giorni, ma dopo numerosi tentativi di soccorso falliti, il piccolo Alfredino morì in fondo al pozzo, a circa 60 metri di profondità.

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