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“Papà Tony ha preso mio fratello e l’ha lanciato contro il muro”: l’orrore raccontato dalla sorellina del bambino ucciso a Napoli

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L'orrore raccontato dalla sorellina del bambino ucciso a Napoli

Ancora nuovi dettagli inquietanti sull’omicidio di Cardito. Il Mattino ha pubblicato il racconto di Noemi, la sorellina del piccolo Giuseppe, ammazzato di botte dal compagno della madre a gennaio.

Quel giorno la bambina, sette anni, è stata trasportata in ospedale d’urgenza. Tony ha picchiato anche lei, così forte che i suoi occhi sono due fessure quasi chiuse, le palpebre gonfie a malapena le permettono di vedere chi ha di fronte.

Bambino ucciso a botte dal compagno della madre, le risate delle maestre: “Gli dicevamo scimmia”

“È stato papà Tony, gli ha dato la mazza della scopa dietro la schiena, ma senza la scopa. A me mi ha preso dietro l’orecchio e mi ha fatto molto male. Sì ha picchiato Giuseppe tanto tanto, l’ha preso in braccio e poi l’ha tirato contro il muro. E quando era a terra gli ha sbattuto la testa contro il muro. Poi ha preso me, mi ha portato nel bagno, mi ha messo la testa sotto il rubinetto. A volte ci metteva con la testa nel cesso (testuale) e a Giuseppe che si sporcava le mutandine gliele metteva in bocca”, ha raccontato Noemi.

Le insegnanti della bambina si erano resi conto che qualcosa a casa non andava e affermano di aver inviato una segnalazione per maltrattamento: “L’ha ucciso a palate, ma tutti i giorni lo faceva, l’altro giorno la sorellina è venuta con un pezzo di orecchio mancante”, racconta al telefono una maestra.

“Lo picchiava, lo picchiava a sangue”, continua la maestra, che sostiene di aver inviato una segnalazione al dirigente scolastico nove giorni prima che Giuseppe morisse sotto le botte del patrigno.  “Però il bambino non parlava, io lo chiamavo scimmiottella, e lui diceva ‘no scimmia no'”, si sente nelle intercettazioni.

“Lui gridava che avevamo rotto il letto”, ha raccontato ancora la piccola Noemi. “E invece era stato lui con un calcio. Un giorno mi ha preso per l’orecchio e l’ha chiuso dentro la porta, mi sono sentita malissimo. Guardavo Giuseppe, gli usciva tanto sangue, e io pensavo che moriva. Lui ci picchiava sempre. E io lo dicevo alle maestre Camilla e Anna ma loro non chiamavano i carabinieri”, ha continuato la bambina.

“Poveri piccoli, martirizzati tra le mura domestiche e abbandonati alla loro sorte da chi ha dovuto, per ruolo istituzionale, vigilare su di loro”, ha commentato il gip Antonella Terzi.

Giuseppe Dorice è stato ucciso il 27 gennaio 2018 dal compagno della madre, l’italo-tunisino Tony Essobti, 24 anni, in carcere con l’accusa di omicidio volontario.

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