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Bambino ucciso a botte dal compagno della madre, le risate delle maestre: “Gli dicevamo scimmia”

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Una storia già di per sé atroce: Giuseppe, bambino di 6 anni, ucciso a botte lo scorso 27 gennaio dal compagno della madre, l’italo-tunisino Tony Essobti, 24 anni.

Quest’ultimo è stato arrestato nei giorni successivi alla morte del piccolo: per lui l’accusa è di omicidio volontario. Avrebbe  malmenato a calci, pugni e con il manico di una scopa nella sua casa di Cardito, in provincia di Napoli, il piccolo Giuseppe.

Nei giorni scorsi è stata arrestata anche la madre del bambino, Valentina Casa, che non avrebbe difeso il piccolo permettendo a Tony Essobti di perpetrare quelle terribili violenze.

Ora però alla vicenda si aggiungono altri particolari, che chiamano in causa le responsabilità della scuola elementare frequentata da Giuseppe, l’istituto comprensivo Quasimodo, in cui il ministro dell’Istruzione Marco Busseti ha inviato degli ispettori.

Secondo quanto emerge dalle indagini della procura di Napoli, diversi insegnanti dell’istituto avrebbero colpevolmente sorvolato sui numerosi indizi delle violenze subite da Giuseppe e da sua sorella di 8 anni (la terza sorella, che di anni ne ha 4, sarebbe stata anche lei vittima delle percosse del compagno della madre).

I due bambini infatti si presentavano spesso a scuola con lividi, escoriazioni e altri chiari segni degli abusi subiti.

Secondo quanto riporta Repubblica, il gip rileva come dalle intercettazioni emergano tentativi di “reciproca copertura” tra due insegnanti di Giuseppe, che sono accusate di negligenza e indifferenza.

Le due maestre, quando il caso della morte di Giuseppe è stato ripreso dai giornali e dai telegiornali di tutta Italia, si preoccupano e in alcune conversazioni intercettate una dice all’altra: “Tutti i giorni venivano con questo volto tumefatto… l’altro giorno ci mancava un pezzo di orecchio alla creatura… vedesti? Cardito, il creaturo, la creatura è tumefatta… ecco… quello la uccideva di palate”.

Le due ammettono: “Non abbiamo messo niente agli atti (…) Non abbiamo voluto mai scrivere […] Abbiamo parlato soltanto verbalmente sia con i genitori per il sostegno, sia con la preside”.

Infine l’intercettazione shock. Una delle due insegnanti parla di Giuseppe: “Non parlava… Madonna mia… gli dicevo scimmiatella vuoi finire di buttarti a terra? E lui: no no, scimmia no”.

Convocate dalla polizia per essere interrogate, le due insegnanti nuovamente intercettate mostrano, secondo il gip, “un atteggiamento ilare e oppositivo”.

Una delle due, ridendo, dice all’altra: “Io faccio la faccia di cazzo”.

Le stesse maestre, durante gli interrogatori, avrebbero alla fine ammesso che Giuseppe andava a scuola con segni di percosse, addirittura in un caso un escoriazione al collo compatibile con un tentativo di strangolamento.

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