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L’Asst Ss Carlo e Paolo: “Abbiamo 350 pazienti Covid e a nessuno sono mai mancate le cure”

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Il Direttore Generale dell'ASST SS Carlo e Paolo, Matteo Stocco Photo: ANSA/Mourad Balti Touati

I direttori dei reparti più "in prima linea" si dissociano dalla lettera scritta da un gruppo di colleghi, sulla quale, oltre ad indagini interne, è stata convocata un Audit con l'ausilio di consulenti esterni: "A tutti i malati abbiamo garantito la migliore assistenza possibile"

La richiesta di “fare chiarezza” avanzata dal Consigliere regionale del Pd Carlo Borghetti, rispetto alle carenze di personale denunciate da un gruppo di lavoratori dell’ASST Santi Paolo e Carlo non ha tardato ad arrivare.

TPI ha sentito in merito i vertici di Regione Lombardia, i quali hanno lasciato che a chiarire la vicenda fosse la Direzione dell’azienda sanitaria in questione: “Pur in una situazione di enorme pressione e sovraffollamento del Pronto Soccorso dovuto alla seconda ondata della pandemia, mai è stato negato l’accesso al trattamento medico più indicato ad alcun paziente. Nelle scorse settimane abbiamo avuto punte di 130 accessi Covid al giorno, suddivisi tra i due Pronto Soccorso degli Ospedali San Paolo e San Carlo. Da qualche giorno, fortunatamente, osserviamo una forte riduzione: nella giornata di ieri, giovedì 19 novembre, abbiamo accolto nei 2 Pronto Soccorso un totale di 46 pazienti Covid e 38 non Covid, con un totale tra San Paolo e San Carlo di 350 posti letto Covid occupati e altrettanti non Covid in degenza ospedaliera”.

L’ASST rende inoltre noto che da febbraio 2020 “ha assunto un totale di 97 medici di cui 25 medici specializzandi nelle tre aree fondamentali (anestesisti, pneumologi e infettivologi) e aumentato gli infermieri di 94 unità, di cui 30 reclutati tramite agenzia interinale e 45 tramite cooperativa, garantendo in questo modo la copertura dei turni. Per quanto riguarda i nuovi assunti, gli stessi hanno sempre operato in affiancamento a professionisti esperti e mai sono stati lasciati a decidere in autonomia sulla gestione del paziente; sono stati  fatti periodici incontri di formazione rivolti a specializzandi e strutturati e sono stati redatti protocolli di cura ad hoc e condivisi con gli specialisti”.

Inoltre, il Direttore Generale, Dott. Matteo Stocco, dichiara:“Tutti i pazienti assistiti presso gli Ospedali San Carlo e San Paolo hanno avuto accesso alle cure intensive se bisognosi di tali cure e mai sono state negate ai pazienti le migliori cure possibili”.

Rispetto alla lettera scritta dai colleghi, ci sono state anche due dissociazioni di rilievo: quella della Dott.ssa Francesca Cortellaro, Direttrice del Dipartimento Emergenza-Urgenza ASST Santi Paolo e Carlo e del Pronto Soccorso Ospedale San Carlo e quella del Dott. Stefano Muttini, Direttore della struttura di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale San Carlo: “Desideriamo dissociarci con forza dall’affermazione ‘ora ci troviamo a fare intollerabili scelte sull’accesso alle cure’ e da tutte le considerazioni etiche conseguenti. Possiamo per certo dire che, pur in una situazione di enorme pressione e sovraffollamento del Pronto Soccorso, mai è stato negato l’accesso al trattamento medico più indicato ad alcun paziente. Al contrario, per non ritardare l’accesso alle cure intensive in assenza di immediata disponibilità di posto letto in Rianimazione, i pazienti sono stati assistiti h24 dal rianimatore dedicato e dal personale di urgenza del Pronto Soccorso della zona dell’area codici rossi già precedentemente attrezzata per la gestione del paziente critico anche intubato e ventilato invasivamente, in attesa di trasferimento in Terapia Intensiva.  Esprimiamo il nostro dissenso a quanto affermato non solo perché non corrispondente al vero, ma anche perché i cittadini che si rivolgono al nostro Pronto Soccorso mantengano la fiducia nella possibilità che sempre è stata loro offerta di accedere alle migliori cure possibili nella nostra ASST Santi Paolo e Carlo”.

Ma come si spiega, allora, una presa di posizione così netta da parte del personale che ha scritto la lettera? TPI ne ha parlato con l’ASST, dalla quale fanno sapere che, con tutta probabilità, si sta pagando lo stress di questi mesi di dura lotta contro la pandemia: “Se durante il primo lockdown eravamo aiutati dall’adrenalina e dalla voglia di farcela, adesso sta subentrando una sorta di scoramento. Vale un po’ per tutti, anche per i cittadini, che sicuramente non hanno preso bene la necessità del secondo lockdown. Se all’inizio i medici erano considerati veri e propri eroi, adesso si risente di un po’ di freddezza”.

In ogni caso, per fare ulteriore chiarezza sul punto, l’ASST ha avviato indagini interne e convocato un Audit composto da consulenti interni ed esterni, “al fine di effettuare tutte le verifiche necessarie nella più totale trasparenza nei confronti dei pazienti assistiti e dei loro familiari”.

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