Manduria, ‘In quel video c’è il mio ragazzo’: una 16enne inchioda la baby gang che ha ucciso Antonio Stano

Di Beatrice Tomasini
Pubblicato il 1 Mag. 2019 alle 12:08 Aggiornato il 1 Mag. 2019 alle 12:13
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È stata una 16enne a prendere coraggio e fare i nomi dei responsabili del pestaggio di Antonio Stano, il pensionato di Manduria morto il 23 aprile scorso.

“In quel video c’è il mio fidanzato”, ha raccontato la ragazza agli agenti del commissariato della città salentina riferendosi al filmato in cui si vede l’uomo affetto da problemi psichici colpito da botte e violenze inaudite da parte della baby gang.

La supertestimone ha confermato che il suo ragazzo, ora agli arresti, era coinvolto negli atti contro il pensionato 66enne. Un amico, che non è coinvolto nella vicenda, le aveva passato via WhatsApp le violenze del gruppo: così la decisione di consegnare i filmati alla polizia che ha permesso di inchiodare i responsabili.

La ragazza ha così spazzato via il muro di omertà attorno alla vicenda. Alcuni genitori dei bulli sapevano delle violenze e hanno cercato di inquinare le prove, altre persone conoscevano le scorribande della baby gang ma avevano sempre fatto finta di nulla.

La terribile vicenda di Antonio Stano dunque sarebbe arrivata alla svolta. “Piccoli criminali ben organizzati”: i bulli di Manduria sono stati definiti così da parte del procuratore di Taranto e della procuratrice dei minori, Carlo Maria Capristo e Pina Montanaro.

Sono stati loro,  insieme al pm Remo Epifani, a firmare i decreti di fermo per otto ragazzi, due maggiorenni (G.L. di 19 anni e A.S di 23) e sei minorenni: i giovani ora sono accusati di tortura, danneggiamento, violazione di domicilio e sequestro di persona aggravato.

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