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Caso Ambrogio Crespi, l’ex magistrato Gherardo Colombo: “Aboliamo la pubblica vendetta”

L'intervento dell'ex magistrato Gherardo Colombo su Radio Radicale a favore del regista condannato a 6 anni di carcere nel processo sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia

Di Redazione TPI
Pubblicato il 31 Mar. 2021 alle 12:31
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Immagine di copertina

Il Comitato per Ambrogio Crespi e Nessuno tocchi CainoSpes contra Spem hanno organizzato una Maratona oratoria per Ambrogio Crespi, il regista condannato a 6 anni di carcere nel processo sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia. Pubblichiamo l’intervento dell’ex magistrato Gherardo Colombo, andato in onda il 27 Marzo 2021 su Radio Radicale:

Mi sono sentito come l’idraulico che non riesce ad aggiustare il rubinetto e cioè a far funzionare la giustizia perché, secondo me, la giustizia funziona se le persone vengono aiutate ad educarsi a rispettare le regole.

Mi sono dimesso perché, secondo me, non è attraverso la punizione che si arriva alla condivisione, ma attraverso il dialogo, l’approfondimento, attraverso il riconoscersi, il vedere il volto dell’altro.

Poiché è quello che dice la nostra Costituzione all’Articolo 3: le persone sono degne tanto quanto le altre e allora se tutti quanti siamo degni e le nostre caratteristiche personali non possono creare discriminazione, l’Articolo 27 dice che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Io vorrei dire due parole, prescindendo assolutamente dal verificare se Ambrogio Crespi sia innocente o meno. Mettiamo, per assurdo, che sia responsabile; la mia idea, la mia opinione che ho espresso chissà quante volte, è che la conseguenza della trascrizione non deve essere l’applicazione di un male ma deve essere un percorso attraverso il quale la persona sia recuperata dalla società.

Premesso che chi è pericoloso sta da un’altra parte, dove però, in quest’altra parte, tutti i suoi diritti fondamentali sono riconosciuti e garantiti, purché non contrastino con la sicurezza della collettività, chi ha smesso di essere pericoloso, non può continuare a subire una pena.

Non, tra l’altro, per ragioni di Stato, ma per, come dice un titolo di un libro sull’argomento: pubblica vendetta. 

Io credo che debba proprio essere abolita la vendetta e che quindi, chi ha smesso di essere pericoloso, ammesso nel caso concreto che mai lo sia stato, sia ripreso nel consenso della collettività. È necessario, non c’è un senso che sia spiegabile nel fare il contrario. Fare il contrario rappresenta una specie di atto di fede non motivato.

È giusto che sia punito, perché è giusto, chi, come sicuramente ha fatto Ambrogio Crespi, perché mi è successo di costatarlo, ha fatto il suo percorso, ammesso, ancora una volta, che ne avesse bisogno, perché magari no, ma chi ha fatto il suo percorso, basta.

Una persona che si trova in sintonia con il resto della società perché dovrebbe stare in carcere?

Perché dovrebbe vivere escluso dal consesso sociale con il quale è in sintonia?

Perché è giusto vendicarsi? La nostra Costituzione dice che è giusto vendicarsi?

Trovatemelo il punto nella nostra Costituzione in cui si dica che è giusto vendicarsi, me lo trovate?

Se ci fosse sarebbe in contrasto con il principio fondamentale della Costituzione, quello su cui si basa la Costituzione stessa, secondo cui tutti noi siamo importanti tanto quanto gli altri, indipendentemente, tra l’altro, dalle condizioni personali, fra le quali esiste anche il fatto di aver potuto commettere un reato. 

E non si spiegherebbe, se fosse giusta la vendetta, quell’affermazione che sta nell’Articolo 2, secondo cui la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, non dell’uomo cittadino, ma neanche dell’uomo innocente.

E allora pensiamoci un pochino a queste cose e traiamone le conseguenze che non possono essere che quelle: chi non è più pericoloso sta insieme agli altri, tanto più se uno non è mai stato pericoloso“.

Leggi anche: La moglie di Ambrogio Crespi: “Condannato un innocente, sistema malato”

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