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Di Maio: “Stop all’export di armi verso l’Arabia Saudita destinate alla guerra in Yemen”

Immagine di copertina
Le bombe MK 84 della fabbrica di Domusnovas a Cagliari

Luigi Di Maio annuncia che l’iter per fermare l’export di bombe e missili verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti ha fatto un passo avanti. Ne dà notizia con un video sulla sua pagina Facebook: “Oggi in Consiglio dei ministri si è concluso l’iter che d’ora in poi dirà all’autorità nazionale che si occupa dell’export di armamenti in giro per il mondo di bloccare qualsiasi contratto in essere o nuovo che vede l’esportazione di bombe d’aria, missili o strutture di armamento che possano andare verso l’Arabia Saudita o gli Emirati Arabi per il conflitto nello Yemen”.

Nel marzo del 2015 i sauditi hanno infatti iniziato a bombardare lo Yemen per sconfiggere i ribelli sciiti zaiditi Houthi, provocando migliaia di vittime civili.

L’annuncio deve essere confermato da una documentazione, perché oggi in consiglio dei ministri non era previsto alcun tavolo di discussione sul tema e le associazioni pacifiste stanno già premendo per ottenere dei documenti che non si riducano al mero annuncio “a parole”.

Che cos’è lo Uama?

L’autorità nazionale a cui si riferisce Di Maio all’inizio del suo discorso e che il consiglio dei ministri dovrebbe “fermare” è lo Uama, l’ Unita’ per le autorizzazioni dei materiali d’armamento che dipende dal ministero degli Esteri e che ogni anno ha il compito di approvare quali armi si possono esportare e verso chi.

Il direttore dello Uama è Francesco Azzarello, la sua unità elabora tutti gli anni un documento per il parlamento con i dati relativi all’export. Il parlamento redige poi una relazione dettagliata che deve essere approvata. L’ultima relazione governativa è del maggio scorso.

Il problema è che spesso e volentieri questa relazione viene redatta “a conti fatti”, cioè dopo che le autorizzazioni sono già state date e gli ordini sono già partiti. Per questo è così difficile bloccarle ex-post.

La polemica con Salvini

Nel suo video su Facebook Di Maio prosegue lanciando una stoccata al ministro dell’Interno Salvini: “Queste misure sono importanti perché tutti parlano dell’ultimo miglio dell’immigrazione, delle persone che ci troviamo nelle imbarcazioni fuori dalle acque nazionali ma nessuno parla delle cause. Per parlare delle cause dobbiamo anche dire che molti dei conflitti che sono stati alimentati nel mondo hanno creato terrorismo e emigrazione. Se noi non cominciamo a smetterla con le esportazioni di bombe che vengono usate per destabilizzare molte aree del mondo non riusciremo a frenare le cause che provocano l’immigrazione”.

Ci tiene anche a sottolineare le responsabilità dell’Europa in questa destabilizzazione: “Siamo noi italiani a ritrovarci sulle coste l’immigrazione mentre invece il problema dovrebbe essere europeo. Tutta Europa dovrebbe dire che non portiamo più bombe e missili verso quei paesi che portano avanti conflitti in cui tutte le relazioni dell’Onu ci dicono che sono stati violati i diritti umani”.

L’export dell’Italia verso l’Arabia Saudita | La fabbrica di bombe in Sardegna

C’è un fondo di verità. L’Italia, la Germania, la Francia e l’Inghilterra per anni hanno esportato verso l’Arabia Saudita senza incorrere in alcun ostacolo. In particolare, l’Italia e la Germania hanno stretto un lungo sodalizio grazie alla fabbrica di armi RWM a Domusnovas, in Sardegna.

L’azienda è controllata al 100 per cento dal colosso degli armamenti Rheinmetall che nel 2016 ha venduto ben 411 milioni di euro di bombe ai sauditi. E ha rinnovato gli ordinativi anche negli anni successivi. Non solo, un’inchiesta per TPI ha svelato, contratto commerciale alla mano, che almeno fino al 2017 anche un’azienda statunitense era coinvolta nella triangolazione con l’Italia e la Germania.

L’annuncio di Di Maio è particolarmente importante perché parla di bloccare anche “i contratti in essere”, cioè i vecchi contratti che scadranno tra molti anni e che quindi non sarebbero stati toccati da una nuova normativa.

Stop export verso l’Arabia Saudita | La risposta dei pacifisti

Le associazioni pacifiste di Rete Disarmo accolgono positivamente l’annuncio ma sottolineano che mancano i documenti: “Di Maio ha annunciato questo pomeriggio di fermare non solo nuove autorizzazioni e contratti ma anche forniture relative ai contratti già autorizzati di ordigni verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Lo consideriamo – se confermato da documenti ufficiali, visto che della questione non si parla nel comunicato odierno sui lavori del Consiglio dei Ministri – un ulteriore passo positivo e che accogliamo con soddisfazione, dopo la Mozione in tal senso approvata alla Camera a fine giugno, per cercare di fermare il coinvolgimento dell’Italia nel sanguinoso conflitto in Yemen”.

Gli attivisti ricordano che adesso resta da estendere la decisione “a tutti i sistemi d’arma (non solo a missili e bombe d’aereo) e a tutti i Paesi coinvolti nel conflitto, facendo inoltre in modo che l’Italia si attivi per un embargo dell’Unione Europea sulle armi, come richiesto numerose volte dal parlamento UE. Una prima occasione in tal senso ci sarebbe già il prossimo lunedì 15 luglio in occasione del Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’Unione Europea”.

Tutti i dati sull’export verso l’Arabia Saudita

Il 26 giugno, infatti, la Camera dei Deputati ha approvato una mozione per il blocco dell’esportazione e del transito di bombe d’aereo e missili verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti ma dalla mozione e anche dall’annuncio di Di Maio restano ancora fuori le armi leggere: pistole e fucili continueranno a essere vendute.

Nel corso del 2018, secondo i dati riportati da Giorgio Beretta sul Manifesto, l’Italia ha inviato in Arabia Saudita 1,3 milioni di dollari di armi leggere di cui 129.746 di pistole e revolver e 1.202.268 di fucili. Mentre stando ai numeri del Tesoro il governo saudita ha versato circa 2,8 milioni all’italiana Beretta.

I dati della relazione governativa pubblicata a maggio di quest’anno ci dicono inoltre che l’Italia ha autorizzato la vendita di 13,3 milioni di euro di armi ai sauditi.

La VIDEO INCHIESTA DI TPI sulle bombe made in Italy che uccidono i civili in Yemen 

In Yemen dall’inizio del conflitto nel 2015 si contano oltre 17.000 vittime civili. Secondo gli ultimi dati Oxfam 24,1 milioni di abitanti su 28,5 dipendono dagli aiuti umanitari per sopravvivere e nel Paese è scoppiata un’epidemia di colera che ha già contagiato 1,3 milioni di yemeniti.

Non è da dimenticare inoltre che sulle nostre coste i porti continuano a essere aperti a navi saudite che trasportano armi. L’ultima nave è arrivata la mattina dell’11 luglio a Genova,intorno alle sei. Secondo alcune fonti esclusive di TPI sappiamo che la nave è attraccata in porto con un carico di 12 container di esplosivi. Si chiama Bahri Jeddah e il 20 luglio arriverà in Arabia Saudita.

Qui l’esclusiva di TPI sulla nave saudita attraccata oggi a Genova