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“Salvini, sali che mio marito non c’è”: spunta lo striscione indecente per il Capitano

Immagine di copertina
Matteo Salvini

Matteo Salvini striscione indecente | Matteo Salvini pubblica un post su Twitter con uno striscione, l’ennesimo, ma è un fake. La motivazione per cui il ministro dell’Interno ha condiviso il lenzuolo dopo i tanti che lo insultavano è che quest’ultimo riportava un invito piccante per il leader della Lega. Peccato, però, che si trattasse di uno striscione costruito a tavolino, ancora per canzonare il ministro.

“Salvini, sali che mio marito non c’è”, si legge sul finto striscione. Il ministro, lusingato, ha ripreso e spammato sui suoi social lo striscione. Una gaffe bella e buona a cui il ministro non sembra badare troppo.

C’è balcone e balcone. Quelli da cui si esulta, quelli dai cui si insulta e quelli da cui si avanzano proposte indecenti.

Il nostro ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini li conosce bene tutti e tre. Difficile dimenticare l’esultanza euforica del suo omologo al governo Luigi di Maio quando, lo scorso settembre, fu trovato l’accordo giallo-verde sullo sforamento del deficit al 2,4 per cento e sul reddito di cittadinanza.

Altrettanto vivido nella memoria collettiva è il “movimento degli striscioni”, una sorta di moda propagatasi a macchia d’olio lungo lo Stivale che consisteva nell’accogliere Matteo Salvini, all’epoca in “tour elettorale” per le Europee, con striscioni poco lusinghieri.

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Arriva lo “striscione indecente”, l’avance lanciata al Capitano e prontamente ripostata sul profilo Twitter dello stesso.

“Salvini, sali che mio marito non c’è”, si legge su un lenzuolo bianco, con tanto di cuore rosso disegnato sopra.

salvini striscione indecente
Mtteo Salvini, Twitter

Poco importa se, in realtà, si tratta di un fotomontaggio realizzato ad hoc per lusingare il vicepremier. Lui, lo pubblica comunque con orgoglio sulla sua pagina social, con tanto di commento: “C’è balcone e balcone. E a me, se non incitano alla violenza, piacciono tutti, belli e brutti. Tristi quelli che si prendono troppo sul serio”.

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