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Salvini non rinuncia all’immunità: “Sulla Diciotti niente processo, il Senato neghi l’autorizzazione”

Il ministro dell'Interno ha scritto una lettera al direttore del Corriere della Sera

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Matteo Salvini

“Dopo aver riflettuto a lungo su tutta la vicenda, ritengo che l’autorizzazione a procedere debba essere negata. E in questo non c’entra la mia persona”.

A scriverlo è il ministro dell’Interno Matteo Salvini, in una lettera inviata martedì 29 gennaio al direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana.

Salvini, nella missiva, spiega perché il Senato, a suo parere, dovrebbe negare la richiesta di autorizzazione a procedere nei suoi confronti, formulata dal Tribunale dei ministri per il caso della nave Diciotti.

“Il Tribunale dei ministri di Catania mi accusa di ‘sequestro di persona’ – scrive Salvini – perché avrei bloccato la procedura di sbarco degli immigrati dalla nave Diciotti. Attenzione: non si tratta di un potenziale reato commesso da privato cittadino o da leader di partito. I giudici mi accusano di aver violato la legge imponendo lo stop allo sbarco, in virtù del mio ruolo di ministro dell’Interno”.

Ma, spiega il vicepremier, “ai sensi dell’articolo 9, comma terzo, della legge costituzionale n. 1/1989, il Senato nega l’autorizzazione ‘ove reputi, con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo'”.

Salvini, insomma, ritiene di aver agito a  tutela di un interesse pubblico, e che per questo il Senato debba opporsi alla richiesta del Tribunale dei Ministri.

“Il Senato non è chiamato a giudicare se esista il cosiddetto fumus persecutionis nei miei confronti dal momento che in questa decisione non vi è nulla di personale”, scrive il leader della Lega.

“La Giunta prima, e l’Aula poi, sono chiamati a giudicare le azioni di un ministro. Altrettanto chiaro è che il Senato non si sostituisce all’autorità giudiziaria, bensì è chiamato esclusivamente a verificare la sussistenza di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o di un preminente interesse pubblico”.

“In secondo luogo – prosegue il vicepremier – ma non per questo meno importante, ci sono precise considerazioni politiche. Il governo italiano, quindi non Matteo Salvini personalmente, ha agito al fine di verificare la possibilità di un’equa ripartizione tra i Paesi dell’Ue degli immigrati a bordo della nave Diciotti”.

Si tratta di un obiettivo che, per Salvini, “emerge con chiarezza dalle conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno del 2018”.

Nella missiva, Salvini rivendica anche i risultati ottenuti da ministro dell’Interno sul fronte dell’immigrazione.

“Avevo detto che avrei contrastato l’immigrazione clandestina e difeso i confini nazionali. Faccio parlare i numeri. Nel 2018 ci sono stati meno morti, 23.370 sbarchi contro i 119.369 dell’anno precedente”, scrive il vicepremier.

“Non solo. Per la prima volta dopo anni, i rimpatri (306) sono superiori agli arrivi. E ancora. Nel 2018 gli immigrati in accoglienza erano 183 mila, oggi scesi a 133 mila. Calano gli immigrati, aumentano i risparmi”.

La conclusione di Salvini è perentoria: “Non rinnego nulla e non fuggo dalle mie responsabilità di ministro. Sono convinto di aver agito sempre nell’interesse superiore del Paese e nel pieno rispetto del mio mandato. Rifarei tutto. E non mollo”.