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Gilet gialli in Francia: scontri anche a Bruxelles, bloccato il confine con Ventimiglia

Le proteste in programma sabato 8 dicembre spaventano le forze dell'ordine. A Bruxelles scontri con la polizia

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Credit: AFP

Sabato 8 dicembre 2018 i gilet gialli sono tornati a protestare in Francia contro il governo Macron in quello definito da loro stessi come “l’assalto finale” all’Eliseo.

A poche ore dall’inizio delle manifestazioni, la polizia francese ha fermato 278 persone a Parigi: gli agenti stanno presidiando e controllando i punti i cui stanno convergendo i manifestanti.

Nella mattina gli agenti hanno anche sequestrato maschere, fionde, e martelli e hanno lanciato i lacrimogeni per disperdere i manifestanti.

L’indicazione delle autorità alle forze di sicurezza è di intervenire subito per evitare che i manifestanti si uniscano e che si creino scene di guerriglia urbana come avvenuto una settimana fa.

Le manifestazioni si sono estese ben oltre la Francia: a Bruxelles si sono registrati i primi scontri tra la polizia e i gilet gialli e anche a Ventimiglia i gilet gialli hanno bloccato il confine con Ventimiglia.

I timori della polizia

I gilet gialli in Francia tornano in piazza. E anche la polizia ha paura delle eventuali violenze: “Potrebbero essere costretti a sparare per respingere gli assalti dei manifestanti”.

Lo ha riferito a France Info un avvocato della polizia, Laurent-Franck Lie’nard. “Molti dei miei assistiti (poliziotti, ndr) mi hanno chiamato dicendo ‘dovremo sparare alla gente sabato’. Si sentono in pericolo”, ha raccontato.

Diversi agenti hanno dichiarato che “già sabato scorso sono stati sul punto di aprire il fuoco, a Parigi e altrove. Si sentivano molto in pericolo perché la gente era venuta lì per uccidere i poliziotti”, ha aggiunto il legale che ha comunque avvisato che “se dovesse partire un colpo contro un manifestante, la conseguenze sarebbero incontrollabili”.

Si teme che la guerriglia urbana possa trasformarsi in qualcosa di ancora più violento e grave.

Uno dei sindacati minori della polizia, Vigi, aveva invitato il personale amministrativo della polizia a scioperare domani in solidarietà con i gilet gialli. Molti però hanno interpretato l’invito come una forma di protesta per il pericolo che le manifestazioni possano degenerare in gravi violenze.

Stop all’aumento delle tasse

Il primo ministro francese Edouard Philippe ha annunciato una moratoria sull’aumento delle tasse sui carburanti dopo le proteste dei gilet gialli. Dopo una prima sospensione di sei mesi, il governo francese ha deciso di annullare per un anno la tassa su benzina e diesel sarebbe dovuto scattare dal primo gennaio 2019.

I gilet gialli avevano annunciato nuove proteste per sabato 8 dicembre.

L’Eliseo ha poi annunciato: “Il dibattito cittadino e parlamentare delle prossime settimane e mesi dovrà trovare soluzioni e finanziamenti che rispondano alle sfide della transizione ecologica, soluzioni che preserveranno il potere d’acquisto dei nostri concittadini”.

Protesta dei gilet gialli: sabato primo dicembre

Torna la tensione a Parigi a causa delle proteste dei gilet gialli. Sabato primo dicembre 2018 si sono registrati nuovi scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine, che hanno anche fatto ricorso a lacrimogeni per disperdere la folla.

Il bilancio della guerriglia urbana di sabato 1 dicembre è di 412 arresti,133 feriti di cui 23 agenti agenti di polizia. Il presidente francese Emmanuel Macron, di ritorno dal G20 di Buenos Aires, ha convocato per domenica 2 dicembre una riunione urgente all’Eliseo dopo gli scontri di ieri fra i ‘gilet gialli’ e la polizia. (Qui abbiamo spiegato chi sono e cosa vogliono i gilet gialli francesi)

Gli scontri di sabato sono iniziati ancor prima che avesse inizio la manifestazione ufficiale, dopo che la polizia ha chiuso l’accesso agli Champs Elysees e perquisito le persone che cercavano di accedervi.

La polizia ha lanciato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti che hanno cercato di abbattere le barricate: i gilet gialli hanno lanciato delle vernice contro le divise di alcuni agenti.

Nel corso della giornata di sabato 1 dicembre il numero dei feriti è salito fino a 65, 11 dei quali sono agenti di polizia. Intanto la manifestazione si è estesa anche ad altri quartieri della capitale e sono state date alle fiamme alcune auto.

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Leggi anche: “In Francia contro Macron? Noi Gilet Gialli italiani siamo con Salvini”. Parla il coordinatore

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Protesta dei gilet gialli: sabato 24 novembre

Anche nella mattina di sabato 24 novembre si sono infatti verificati scontri e violenze tra i manifestanti e le forze di polizia, soprattutto nella zona degli Champs-Élysées.

La manifestazione dei gilet gialli, che da giorni protestano contro l’aumento dei prezzi del carburante stabilito dal governo francese (la cosiddetta “tassa ecologica”), era stata autorizzata limitatamente alla zona di Campo di Marte, di fronte alla Tour Eiffel, a partire dalle 14.

Nonostante ciò, a metà mattinata già più di 5mila persone si sono riunite sui Campi Elisi, con l’obiettivo di raggiungere l’Eliseo, residenza ufficiale del presidente Emmanuel Macron. La polizia ha però chiuso l’area intorno al palazzo.

Il corteo, inizialmente pacifico, è stato agitato da alcuni uomini con il volto coperto che hanno iniziato a lanciare oggetti contro le barricate erette dalle forze di sicurezza.

La polizia ha usato i gas lacrimogeni, le barricate sono state issate e smontate in continuazione. Al lancio di bottigliette e petardi, le forze dell’ordine hanno risposto con i cannoni ad acqua.

Secondo i primi numeri diffusi dal governo, sabato 24 novembre sono scese in piazza in totale 23mila persone. Di queste, 8mila solo a Parigi. Il sabato precedente, a metà mattinata, per le strade di tutta la Francia erano presenti 124mila persone. A fine giornata si era arrivati a 300mila.

Protesta dei gilet gialli, le accuse del governo a Marine Le Pen

Secondo la prefettura, tra i manifestanti ci sono infiltrati dell’estrema destra. Il ministro dell’Interno francese, Christophe Castaner, ha accusato direttamente Marine Le Pen, leader di Rassemblement National, di aver sollecitato i disordini.

Castaner, che ha sottolineato come la protesta sia sotto controllo, ha attribuito alla Le Pen anche la responsabilità dell’aggressione negli ultimi giorni ad alcuni deputati del partito di Macron e alle loro abitazioni.

Venerdì 23 novembre, ha ricordato il ministro dell’Interno, l’ex leader del Front National, da Twitter, si è rivolta ai manifestanti, spingendoli a radunarsi sugli Champs-Élysées, nonostante sia stata espressamente vietata qualsiasi adunata nella via centrale di Parigi.

“Una strumentalizzazione disonesta e patetica – è stata la risposta di Le Pen -, non ho mai chiamato alla violenza”.

L’inizio delle proteste 

 Sabato 17 novembre è stato un giorno di dure manifestazioni in tutta la Francia. Per protestare contro il caro carburanti, da Digione a Rennes, da Parigi a Bordeaux, almeno 50mila manifestanti hanno indossato i gilet catarifrangenti gialli e organizzato migliaia di blocchi stradali.

La prefettura delle Alpes-Maritimes aveva lanciato un appello agli utenti della strada affinché “non venga messa a rischio la loro sicurezza e quella altri” e il ministro Castaner aveva dichiarato che il livello di preoccupazione delle autorità era “massimo”.

“Il diritto di manifestare è essenziale in questo paese, e deve essere protetto”, aveva detto. “Ma dobbiamo anche garantire che l’organizzazione minima dell’evento eviti questo tipo di tragedie”.

A Parigi centinaia di manifestanti hanno bloccato parte degli Champs Elysees, al grido di “Macron dimettiti” e tensioni si sono verificati anche a place de la Concorde e vicino all’Eliseo. Si sono verificati scontri con le forze dell’ordine, che hanno lanciato lacrimogeni per respingere i dimostranti.

Una donna è morta dopo essere stata investita da un’auto a Pont-de-Beauvoisin in Savoia.

Secondo quanto riferisce il quotidiano francese Le Figaro, l’automobilista è una madre che stava portando la figlia malata dal medico: quando i manifestanti hanno iniziato a sbattere contro la sua auto, la donna avrebbe improvvisamente accelerato. L’azione ha provocato la morte di una persona e il ferimento lieve di un agente della polizia.

Cos’è il movimento dei gilets jaunes 

Alla base della protesta che attraversa la Francia c’è il movimento dei ‘gilets jaunes’ (gilet gialli), che prende nome dal giubbotto catarifrangente obbligatorio per legge su ogni automobile.

Il movimento è spontaneo ed è nato a margine di partiti e sindacati. Costituito da migliaia di cittadini organizzati in collettivi, e alimentato dal malcontento della classe medio-bassa, è riuscito a fare rete sui social contro l’aumento del prezzo del carburante, che salirà dal 2019 di sei centesimi al litro per il diesel e tre centesimi al litro per la benzina fino al 2022.

L’obiettivo è rendere meno costosa la benzina rispetto al diesel, più inquinante, e promuovere la transizione energetica. Tuttavia, molti dei manifestanti vivono in zone extraurbane lontane dai grandi agglomerati francesi e assicurano che l’auto è il loro unico mezzo di trasporto.

Il movimento, secondo un sondaggio, gode dell’appoggio del 74 per cento della popolazione francese. Politicamente ha ricevuto un sostegno trasversale che va dalla leader di estrema destra Marine Le Pen, al capofila della sinistra radicale Jean-Luc Melenchon, e ancora a Laurent Wauquiez (Les Republicains) e al sovranista Nicolas Dupont-Aignan.

Per smorzare il malcontento sociale e cercare di controbilanciare gli aumenti, il governo ha annunciato un piano che prevede tra l’altro un assegno energia annuale di 200 euro per aiutare 5,8 milioni di francesi in difficoltà a scaldare la propria casa e un assegno carburante che prevede un piccolo rimborso spesa mensile dei costi di trasporto sostenuti da alcune categorie di lavoratori.

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Il presidente Macron perde popolarità e cala nei sondaggi 

La questione del caro benzina è talmente sentita che si sta rivelando un boomerang anche per il presidente Emmanuel Macron, ulteriormente in calo nei consensi, crollati ormai al 27 per cento, il livello più basso dall’insediamento all’Eliseo nel maggio 2017.

Secondo un sondaggio per il Journal du Dimanche, Macron perde altri 4 punti, un risultato che lo pone appena sopra Francois Hollande, che allo stesso momento del suo mandato aveva un 20 per cento di popolarità ma molto sotto Nicolas Sarkozy, che aveva il 44 per cento di gradimento.

I francesi si dichiarano molto insoddisfatti dell’esecutivo: il premier Edouard Philippe perde sette punti e si ferma la 34 per cento.

“Molto soddisfatti” di Macron sono il 4 per cento dei francesi, “piuttosto soddisfatti” il 21 per cento. Quelli “piuttosto scontenti” di Macron sono il 34 per cento e i “molto insoddisfatti” sono il 39 per cento. Solo il 2 per cento non si pronuncia.