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Gilet gialli, Macron parla alla nazione: “Richieste legittime ma la violenza non può essere tollerata”

Immagine di copertina

Il discorso di Macron fa seguito alle proteste che si sono svolte per il quarto fine settimana consecutivo in Francia

Il presidente francese Macron ha tenuto il 10 dicembre 2018 un discorso alla nazione dopo le proteste dei gilet gialli.

“Le richieste sono legittime ma saremo intransigenti con la violenza che non può essere tollerata. Questa indignazione è condivisa da molti francesi. Abbiamo risposto all’aumento della tassa sul carburante, ma servono misure profonde. La collera è giusta, in un certo senso”, ha detto il presidente.

“Voglio essere chiarissimo. Credo nel nostro paese, la mia legittimità si basa solo sul popolo francese e solo insieme troveremo il cammino per andare avanti. Dichiaro oggi  uno stato di emergenza economica e sociale e voglio intervenire prontamente”.

Macron ha annunciato nuove riforme che verranno presentate ufficialmente al Parlamento l’11 dicembre. “Aumenterò lo stipendio minimo ai francesi e gli straordinari saranno esenti dalla tasse, inoltre già nel 2019 chiederò alle imprese di dare bonus che saranno detassati ai lavori”.

“Dobbiamo riprendere il nostro cammino verso il futuro tutti insieme. Le varie correnti devono essere ascoltate, tutti devono essere ascoltati”.

Leggi anche: Non solo caro benzina. Chi sono e cosa vogliono i gilet gialli francesi

Le proteste dei gilet gialli

Il discorso di Macron fa seguito alle proteste che si sono svolte per il quarto fine settimana consecutivo in Francia e che si sono estese anche a Bruxelles e al confine con l’Italia.

Il primo giorno delle manifestazioni risale ormai a sabato 17 novembre, quando i cittadini francesi sono scesi in strada per protestare  contro il caro carburanti: da Digione a Rennes, da Parigi a Bordeaux, almeno 50mila manifestanti hanno indossato i gilet catarifrangenti gialli e organizzato migliaia di blocchi stradali.

La prefettura delle Alpes-Maritimes aveva lanciato un appello agli utenti della strada affinché “non venga messa a rischio la loro sicurezza e quella altri” e il ministro Castaner aveva dichiarato che il livello di preoccupazione delle autorità era “massimo”.

“Il diritto di manifestare è essenziale in questo paese, e deve essere protetto”, aveva detto. “Ma dobbiamo anche garantire che l’organizzazione minima dell’evento eviti questo tipo di tragedie”.

Il 17 novembre, a Parigi centinaia di manifestanti hanno bloccato parte degli Champs Elysees, al grido di “Macron dimettiti” e tensioni si sono verificati anche a Place de la Concorde e vicino all’Eliseo. Una donna è morta dopo essere stata investita da un’auto a Pont-de-Beauvoisin in Savoia.

Dopo le manifestazioni del 24 novembre, il governo francese aveva annunciato una moratoria sull’aumento delle tasse sui carburanti, ma la mossa dell’Eliseo non è servita a smorzare le proteste, che si sono protratte fino all’8 dicembre.

Cos’è il movimento dei gilets jaunes 

Alla base della protesta che attraversa la Francia c’è il movimento dei ‘gilets jaunes’ (gilet gialli), che prende nome dal giubbotto catarifrangente obbligatorio per legge su ogni automobile.

Il movimento è spontaneo ed è nato a margine di partiti e sindacati. Costituito da migliaia di cittadini organizzati in collettivi, e alimentato dal malcontento della classe medio-bassa, è riuscito a fare rete sui social contro l’aumento del prezzo del carburante, che salirà dal 2019 di sei centesimi al litro per il diesel e tre centesimi al litro per la benzina fino al 2022.

L’obiettivo è rendere meno costosa la benzina rispetto al diesel, più inquinante, e promuovere la transizione energetica. Tuttavia, molti dei manifestanti vivono in zone extraurbane lontane dai grandi agglomerati francesi e assicurano che l’auto è il loro unico mezzo di trasporto.

Il movimento, secondo un sondaggio, gode dell’appoggio del 74 per cento della popolazione francese. Politicamente ha ricevuto un sostegno trasversale che va dalla leader di estrema destra Marine Le Pen, al capofila della sinistra radicale Jean-Luc Melenchon, e ancora a Laurent Wauquiez (Les Republicains) e al sovranista Nicolas Dupont-Aignan.

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