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Non era mica “prima gli italiani”: Salvini e la gaffe del tweet sulla pasta

Martedì il vicepremier non ha pubblicato solo il tweet sulla mafia nigeriana

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La strategia social di Matteo Salvini che punta alla scalata del consenso politico regala ogni giorno piacevoli post ai suoi numerosi followers. Fatta eccezione per quello di martedì 5 dicembre, meno divertente di altri, con un tweet il vicepremier danneggia il blitz contro la mafia nigeriana a operazione ancora in corso e si becca la ramanzina del procuratore capo di Torino, Armando Spataro.

Ma nella stessa giornata Salvini è riuscito ad inciampare su un altro post. Dopo i gattini, le ruspe e il calcio, la strategia social del ministro dell’Interno guidata da Luca Morisi punta anche sulla gastronomia.

Il leader della Lega martedì a pranzo ha infatti pubblicato sul suo profilo Facebook la foto di un piatto di pasta (Barilla) condita con sugo Star e accompagnata da un calice di vino rosso.

Oltre all’aspetto poco appetitoso della pietanza dove la pasta sembra scotta e poco condita è la scelta dei marchi che scatena la bufera sui social.

Non è proprio un pasto all’insegna del sovranismo è il rimprovero più frequente nei commenti al post. Scegliere grandi marche, che non sempre usano materie prime made in Italy, non te lo aspetti da un sovranista puro come lui. Non era mica “Prima gli italiani” lo slogan vincente?

Salvini sa bene come sfruttare gli umori della rete per aumentare l’engagement della sua pagina e pubblicare la foto dei piatti fa parte della strategia social. In questo modo il leader della Lega si mostra vicino alla gente comune, che allo stesso modo ama condividere su Instagram e Facebook i piatti che ha cucinato o che ha ordinato al ristorante.

Ma nella descrizione della foto, oltre alla descrizione “Due etti di bucatini Barilla, un po’ di ragù Star e un bicchiere di Barolo di Gianni Gagliardo. Alla faccia della pancia!”, il vicepremier che è cortese chiede “e voi amici?”. Stratagemma per alimentare la discussione e a commentare.

Tra i commenti più critici: