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Dj Fabo, il governo si costituisce alla Consulta in difesa del reato di aiuto al suicidio

Palazzo Chigi non ascolta l'appello dell'associazione Luca Coscioni, che parla di "decisione politica"

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Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, è morto il 27 febbraio 2017 in Svizzera in un clinica per il suicidio assistito

Il governo italiano si è costituito davanti alla Corte costituzionale, chiamata a esprimersi sulla legittimità del reato di aiuto al suicidio nell’ambito della vicenda di Dj Fabo.

Lo ha reso noto il 3 aprile 2018 l’associazione Luca Coscioni, che nei giorni scorsi aveva lanciato un appello, che aveva raccolto 15mila firme, per chiedere a Palazzo Chigi si non intervenire in difesa del reato.

“La scelta del Governo, oltre che del tutto legittima, è anche pienamente politica”, osserva Filomena Gallo, vice-presidente dell’associazione.

Gallo fa parte del collegio di avvocati che difende Marco Cappato, l’esponente radicale imputato per aiuto al suicidio dopo aver accompagnato Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, a morire in Svizzera nel febbraio 2017

La procura di Milano aveva chiesto l’assoluzione. La Corte d’Assise di Milano aveva optato per la trasmissione degli alla Consulta per valutare la legittimità costituzionale del reato di aiuto al suicidio.

Il governo ha ora deciso di costituirsi davanti alla Coste costituzionale in difesa del reato.

Secondo Gallo, il governo “avrebbe potuto altrettanto legittimamente agire in senso opposto e raccogliere l’appello lanciato da giuristi come Paolo Veronesi, Emilio Dolcini, Nerina Boschiero, Ernesto Bettinelli e sottoscritto da 15mila cittadini, che chiedevano di non intervenire a difesa della costituzionalità di quel reato”.

Per quanto riguarda Marco Cappato, prosegue la legale, “il nostro obiettivo non cambia: vogliamo far prevalere, contro la lettera del codice penale del 1930, i principi di libertà e autodeterminazione riconosciuti dalla Costituzione italiana e dalla Convezione europea dei diritti umani, nella convinzione che Fabiano Antoniani avesse diritto a ottenere in Italia il tipo di assistenza che, a proprio rischio e pericolo, ha dovuto andare a cercare all’estero con l’aiuto di Marco Cappato”.