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“Rischierò la galera purché si torni a parlare del diritto all’eutanasia”

Marco Cappato è indagato per aver aiutato dj Fabo a ricorrere al suicidio assistito in Svizzera, ma il radicale spiega a TPI come mai è sereno e convinto del suo gesto

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 1 Mar. 2017 alle 14:14
Immagine di copertina

Il 27 febbraio 2017 Fabiano Antoniani, ex dj di 39 anni, cieco e tetraplegico dal 2014, è morto in una clinica svizzera dove si è sottoposto al suicidio assistito. Per compiere questo gesto ha chiesto l’aiuto dell’esponente radicale per l’associazione Luca Coscioni Marco Cappato che ha accompagnato Fabiano nel suo ultimo viaggio.

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Le ex dj non voleva che la madre e la fidanzata Valeria rischiassero 12 anni di carcere – previsti dalla legge italiana per questo reato – per aiutarlo a uscire dalla situazione di sofferenza nella quale versava.

Il radicale, di ritorno dal viaggio in Svizzera, si è recato il 28 febbraio in una stazione dei carabinieri a Milano per autodenunciare il proprio gesto, esponendosi all’accusa di “aiuto al suicidio” che il codice penale disciplina all’articolo 580 e inserisce nella fattispecie più ampia di istigazione o aiuto al suicidio.

Il 1 marzo 2017 la procura di Milano, per volontà del pm Tiziana Siciliano, ha iscritto Marco Cappato nel registro degli indagati, ma il radicale, sereno e convinto del suo gesto, spiega a TPI le motivazioni della sua decisione.

Perché in Italia per aprire un dibattito serio su un tema di tale importanza si è dovuto arrivare a un gesto così estremo?

In un paese civile non dovrebbe essere necessario portare a conoscenza questi casi così eclatanti per poter discutere delle decisioni da prendere in termini di leggi o di penalizzazioni. Ma non era più possibile procrastinare la cosa.

In Italia non ci sono tribune politiche che si occupano delle ragioni a favore o contro temi come questo e, solitamente, anche i grandi spazi di approfondimento televisivo dedicati alla politica non trattano questi temi, perché non li considerano politica.

Quello di cui non ci si rende conto è che i temi della vita, della salute, del come morire, sono in realtà sempre più importanti e sono assolutamente politici. Preferire una scelta piuttosto che un’altra lo si può fare solo sulla base di valutazioni ideali, pragmatiche, che sono proprio quel tipo di valutazioni di cui si dovrebbe occupare la politica. 

Come mai si è autodenunciato?

Ho deciso di farlo per porre lo Stato dinanzi alle proprie responsabilità. Ho denunciato non solo quello che ho fatto ma anche la mia intenzione di ripetere questo atto per altre due persone, per cui esiste anche la reiterazione del reato che andrebbe ad affiancarsi al reato associativo, dal momento che agisco in associazione con Mina Welby e Gustavo Fraticelli.

A questo punto si pongono due scelte. La prima è continuare a far finta di niente e accettare che chi ha i soldi ed è trasportabile vada in Svizzera a morire. E chi invece non ha 10mila euro o è inchiodato a una macchina debba rimanere bloccato in questa situazione.

La seconda possibilità per lo Stato italiano è affrontare finalmente la questione. Il tribunale potrebbe essere il posto giusto per parlare di libertà costituzionali e della possibilità di disporre del proprio corpo.

Suicidio assistito, eutanasia e testamento biologico: per adesso sembra che l’unico campo di discussione sia quello sulle disposizioni anticipate di trattamento…

Dentro il Rojava, guerra di Siria

I parlamentare italiani, se vogliono, possono introdurre emendamenti per la legalizzazione dell’eutanasia. Non è scritto da nessuna parte che non si possa fare. Noi chiediamo almeno un’assunzione di responsabilità e tempi certi sulla discussione in materia di testamento biologico.

Si potrà ovviamente votare liberamente a favore o contro, però che almeno se ne discuta. Sono passati 40 anni dalla proposta di legge sull’eutanasia, e da un anno continuano a rinviare la discussione sul testamento biologico da un anno. Adesso basta. 

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È ovvio che un emendamento per la depenalizzazione del reato di aiuto al suicidio sarebbe importante. Non per tutte le tipologie di casi, s’intende, ma per o casi di malati che sono sottoposti a una sofferenza insopportabile derivante da una malattia inguaribile. Quello sarebbe un enorme passo avanti. Il nostro obiettivo è questo.

C’è chi sostiene che i tempi lunghi della politica italiana siano frutto dell’ingerenza della Chiesa cattolica. Cosa ne pensa?

Questo pensiero sta rischiando di diventare un alibi perché nel corso del tempo la Chiesa cattolica non ha cambiato posizione e oggi abbiamo un Papa che non orienta i parlamentari a favore o contro come accadeva all’epoca del cardinale Ruini.

Oggi sono i parlamentari a essere responsabili singolarmente delle loro scelte. Poi se ci sono quelli che si comportano da più clericali del Papa vuol dire che obbediscono agli ordini di partito, preoccupato di spaccare la maggioranza o di dividere una nazione. Ma in questo caso parliamo di parlamentari-soldatino, piuttosto che di uomini in grado di agire in autonomia di pensiero. 

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