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Siria, gli Stati Uniti avvertono l’Onu: “Se non agite voi, lo faremo noi”

L'ambasciatrice all'Onu Haley presenta una nuova risoluzione e attacca: "La Russia non ha mai voluto il cessate il fuoco"

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Nikky Haley, ambasciatrice Usa all'Onu / Credit Spencer Platt/Getty Images/AFP

Lunedì 12 marzo 2018 gli Stati Uniti hanno presentato una nuova risoluzione alle Nazioni Unite per un immediato cessate il fuoco in Siria.

L’ambasciatrice statunitense presso l’Onu, Nikki Haley, ha denunciato l’atteggiamento della Russia e del governo di Damasco, che “non hanno mai avuto intenzione di applicare una tregua”.

Il testo della nuova risoluzione è “semplice, vincolante” e “non consente alcuna elusione”, ha dichiarato la diplomatica americana davanti al Consiglio di sicurezza, sottolineando che “è arrivato il momento di agire”.

Quello dell’ambasciatrice è suonato come un vero proprio avvertimento: Washington è “pronta ad agire, se necessario”, ha detto Haley.

“Non è la strada che preferiamo, ma è un percorso che abbiamo dimostrato che prenderemo e siamo pronti a riprendere”, ha aggiunto parlando davanti ai membri del Consiglio di sicurezza Onu.

Secondo Haley, “quando la comunità internazionale non riesce ad agire, ci sono momenti in cui gli Stati sono costretti a farlo”.

Già nell’aprile 2017 gli Stati Uniti avevano bombardato la base militare siriana di Al Shayra per rispondere alla strage di Khan Sheikhoun, a Idlib, in cui morirono decine di persone, fra cui 28 bambini, sotto l’attacco di armi chimiche.

Quasi un anno dopo a far tornare d’attualità l’ipotesi di un intervento militare americano in Siria è il mancato rispetto del cessate il fuoco da parte del governo siriano.

Il 24 febbraio 2018 il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità una risoluzione che prevedeva una tregua di 30 giorni del conflitto siriano.

Tuttavia il cessate il fuoco non è stato di fatto mai applicato e i combattimenti sono proseguiti, in particolare nell’enclave ribelle della Ghouta orientale, assediata dal regime di Damasco, dove nelle ultime due settimane i bombardamenti hanno provocato la morte di oltre mille civili.

Siria, oltre 1.000 morti in due settimane nel Ghouta |

Nel Ghouta vivono circa 400mila abitanti, alle prese con gravi carenze di cibo e medicine. L’8 marzo scorso il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) è stato costretto a posticipare di un giorno la consegna degli aiuti umanitari a causa degli intensi bombardamenti che continuano a colpire la regione.

Il giorno successivo, il 9 marzo, il convoglio umanitario CICR è riuscito a entrare nella Ghouta, ma nuovi raid aerei ne hanno messo in pericolo la missione.

Stati Uniti, Francia e Regno Unito imputano la mancata applicazione della tregua non solo alle forze armate del presidente siriano Bashar al-Assad, ma anche alla Russia, grande alleato di Damasco, colpevole di non far valere il proprio peso politico per fermare l’offensiva sulla Ghouta.

L’ambasciatore francese all’Onu, François Delattre, ha invitato Mosca a “fermare lo spargimento di sangue” in Siria

“Sappiamo che la Russia, data la sua influenza sul regime, anche tenendo conto della sua partecipazione alle operazioni, ha la capacità di convincere il regime con tutte le pressioni necessarie per fermare l’offensiva aerea”, ha aggiunto Delattre.

La risposta di Mosca a queste accuse da parte occidentale non si è fatta attendere.

L’ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vasily Nebenzia, ha detto che “linea politica” dei paesi occidentali “non è motivata da considerazioni umanitarie”, suggerendo che Stati Uniti, Francia e Regno Unito cerchino soprattutto di difendere i gruppi di opposizione al governo di Damasco.

Secondo Nebenzia, la risoluzione Onu approvata all’unanimità il 24 febbraio scorso non prevedeva un “immediato cessate il fuoco”, ma ha cercato di stabilire un processo a medio termine che coinvolga tutti.

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L’ambasciatore russo ha anche sottolineato che Damasco “ha il diritto di difendersi contro i terroristi”.

Sul tema della mancata applicazione della tregua in Siria è intervenuto anche il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, secondo cui è “urgente consentire evacuazioni umanitarie” nella Ghouta orientale.

Senza citare la Russia, Guetteres ha anche invitato “tutti gli Stati” a garantire che la tregua sia attuata e che gli aiuti internazionali raggiungano i civili.