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“Il biotestamento è solo l’inizio, ora vogliamo una legge sull’eutanasia”, parla Marco Cappato

L'esponente radicale Marco Cappato commenta con TPI l'agognato risultato della legge appena approvata dal Senato sul biotestamento

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“Questa legge è un passo in avanti importante per il paese, perché permette la sospensione delle terapie senza soffrire, possibilità che prima era limitata a chi aveva la fortuna, i soldi, le conoscenze per capitare con i medici giusti”.

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A parlare è Marco Cappato, l’esponente radicale dell’associazione Luca Coscioni che a febbraio 2017 aveva accompagnato Fabiano Antoniani in Svizzera per ricorrere al suicidio assistito, e che il 28 febbraio si era autodenunciato in una caserma dei Carabinieri a Milano. Cappato ora sta affrontando un processo per istigazione al suicidio.

Il 14 dicembre 2017 è stata approvata in Senato la legge sul biotestamento e dopo questa prima vittoria l’esponente radicale guarda già al futuro.

“Per la prossima legislatura ci aspettiamo una proposta di legge sull’eutanasia e sul suicidio assistito, perché il diritto ad arrivare a una morte senza soffrire deve essere riconosciuto anche a coloro che non sono attaccati a una macchina, non dipendono da un trattamento vitale ma sono ugualmente sottoposti a una sofferenza insopportabile e a una malattia irreversibile”, spiega Cappato.

“Il nostro obiettivo per la prossima legislatura è quello di consentire libertà di scelta anche a quei malati che – pur sottoposti a sofferenze insopportabili e malattie irreversibili – non hanno terapie vitali da poter sospendere. Per loro, l’unica possibilità di interrompere una condizione di tortura è quella della legalizzazione dell’eutanasia. Ci batteremo perciò per l’approvazione della nostra legge di iniziativa popolare per l’eutanasia legale, depositata 4 anni e mezzo fa e mai discussa dal Parlamento”, prosegue Cappato.

Al punto 6 della disposizione si legge: “Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciarvi. In conseguenza di ciò, il medico è esente da responsabilità civile o penale. Il paziente non può esigere dal medico trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale e alla buone pratiche clinico-assistenziali. Il medico non ha obblighi professionali.

Ciò vuol dire che non si parla esplicitamente di obiezione di coscienza, ma il medico non è comunque tenuto a “staccare la spina”del paziente.

Su questo punto Cappato specifica: “per fortuna non è prevista un’obiezione di coscienza per i medici che dovranno rigorosamente rispettare la volontà del paziente, così da evitare il ripetersi di un caso particolarmente antipatico che si verifica con l’interruzione di gravidanza, dove i medici sono ormai liberi di sabotare le scelte delle pazienti”.

Sulla vicenda di Dj Fabo e sul processo che lo vede coinvolto l’esponente radicare è chiaro: “Questa legge non disciplina la morte volontaria e il suicidio assistito, per questo quel processo ha un grande senso di esistere e la battaglia va avanti”.

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