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Ilaria Cucchi ricorda la scomparsa del fratello Stefano, a otto anni dalla morte

A otto anni esatti dalla morte di Stefano Cucchi, la sorella Ilaria ricorda l'anniversario della scomparsa con un post su Facebook, esprimendo la frustrazione della famiglia per “un processo sbagliato”

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“Questa mattina cercavo di ricordarmi l’espressione del tuo volto l’ultima volta che ti ho visto, vivo, ma non la ricordo più”, ha scritto Ilaria Cucchi in un post su Facebook ricordando la morte del fratello Stefano avvenuta il 22 ottobre 2009.

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“Mi viene in mente sempre quella di quel giudice supponente che pensa di aver fatto un buon lavoro pronunciando quella sentenza che ha il record di riforme in appello e annullamenti in cassazione”, ha aggiunto l’amministratrice romana, parlando del caso giudiziario che dopo sette anni di processi non ha ancora dato un volto e un nome ai responsabili della morte del giovane.

“Questa è stata una notte fredda”, esordisce Ilaria Cucchi nel proprio intervento, ricordando la notte passata insonne a pensare all’anniversario della morte del fratello. “Le ore passano mentre penso a quello che sta accadendo esattamente 8 anni fa. Ogni minuto che passa mentre lui si spegne, come qualcuno dirà poi. Penso a quella disperata lettera scritta, tutta storta, chiedendo invano aiuto nella speranza di avere ancora una vita davanti, quando, in realtà, lo stava proprio in quel momento abbandonando”.

La 43enne romana ha scritto di aver passato la notte insonne, di essersi svegliata con la “voglia di litigare” e di urlare tutta la propria rabbia. La frustrazione della famiglia Cucchi dipende proprio dalla mancanza di risposte da parte dello stato alla morte del fratello Stefano.

“Pensavo che in quel momento lo avevano trovato già cadavere e stavano rianimando ‘disperatamente’ un morto. Disperatamente non perché mossi da umana pietà ma per la preoccupazione di dover rispondere di ciò che avevano fatto o non avevano fatto”, ha aggiunto l’amministratrice romana.

“Sono lì davanti a loro. Li osservo. Osservo i loro volti. Sono quelli che vedrò poi ad un processo sbagliato del quale la Presidente, che ho rivisto proprio l’altro giorno, non può certo andare fiera”, ha scritto Ilaria Cucchi, riferendosi ancora a quel processo tanto atteso dalla famiglia per giungere alla verità sulla scomparsa del fratello e che invece non ha portato altro che rinvii e revisioni e che dovrà ricominciare da capo il 16 novembre.

La battaglia della famiglia Cucchi

La famiglia di Stefano Cucchi ha vissuto ben sette anni di processi, che hanno visto oltre 40 udienze, insieme a perizie, maxi perizie, centinaia di testimoni e decine di consulenti tecnici ascoltati. Questo è stato uno dei casi di cronaca giudiziaria più seguiti dall’opinione pubblica italiana, che però attende ancora di conoscere la verità.

Il 10 luglio 2017, il gup del tribunale di Roma aveva disposto il rinvio a giudizio dei carabinieri imputati nell’ambito dell’inchiesta bis sulla morte di Stefano, accogliendo la richiesta della procura di Roma avanzata a febbraio 2017.

Venerdì 13 ottobre, la presidente della Corte d’assise Evelina Canale, che era stata chiamata a esprimersi sulla responsabilità dei carabinieri finiti sotto processo, si è astenuta, con conseguente decadimento del collegio giudicante.

La decisione della presidente Canale è giustificata dal fatto di aver presieduto un collegio che aveva precedentemente escluso la sussistenza del nesso causale tra il pestaggio e il decesso, e per aver espresso una sorta di parere sulla posizione dei carabinieri adesso imputati: gli atti sono stati inviati al presidente del Tribunale, Francesco Monastero.

Il 20 ottobre 2017, Monastero ha ritenuto fondata l’astensione della presidente Canale e ha affidato alla prima Corte di assise il procedimento contro i cinque militari, un processo che avrà inizio il 16 novembre. “Finalmente” aveva commentato su Facebook, Ilaria Cucchi.

Il procedimento, coordinato dal pubblico ministero Giovanni Musarò vede i tre carabinieri Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco accusati di omicidio preterintenzionale e abuso di autorità. Tedesco dovrà anche rispondere, insieme al maresciallo Roberto Mandolini, di falso e calunnia, mentre il carabiniere Vincenzo Nicolardi è imputato per calunnia.