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Giro d’Italia 2020, terza tappa: crollo britannico e trionfo ecuadoriano. L’Etna non sarà lo Stelvio ma poco ci manca

Immagine di copertina
I corridori del Giro d'Italia 2020. Credit: ANSA//LUCA ZENNARO

Giro d’Italia 2020, terza tappa: crollo britannico e trionfo ecuadoriano

Commentare in poche righe una tappa, soltanto la terza, che ha dato una svolta decisiva a questo 103esimo Giro d’Italia non è impresa facile. Non lo è perchè è successo talmente tanto che il rischio di dimenticarsi qualcosa è altissimo. Sulle pendici non proprio proibitive dell’Etna, sono andati alla deriva i due grandi favoriti di questa edizione della corsa rosa. Per il detentore della pole position, il gallese Geraint Thomas (Team Ineos Grenadiers), le speranze di vittoria si sono azzerate al punto che sarei molto sorpreso di vederlo al via domattina a Catania. Caduto ad Enna nel tratto che precede la partenza lanciata, il vincitore del Tour de France 2018 ha cominciato a naufragare a 30 km dall’arrivo appena la strada ha iniziato ad inerpicarsi verso l’arrivo posto ai 1793 metri di Piano Provenzana. Il sacrificio di Filippo Ganna, in maglia rosa, e di altri suoi compagni a poco è servito: ritardo di 12 minuti al traguardo e corsa compromessa, almeno per il successo finale. Non meno sorprendente il crollo, seppur più limitato di Simon Yates (Mitchelton Scott). A 7 km dal traguardo lo yorkshireman si è staccato dal gruppo dei migliori dai quali, grazie al lavoro di limitazione dei danni del compagno di squadra, l’australiano Jack Haig, ha perduto solo quattro minuti sul traguardo. Il suo Giro non è del tutto andato ma poco ci manca.

Venendo alla cronaca dei 150 km di corsa, sono partiti subito dopo il via otto corridori: Lawson Craddock e Jonathan Caicedo (EF), Victor Campenaerts (NTT), Francesco Romano (Bardiani Csf Faizanè), Giovanni Visconti (Vini Zabù Brado KTM), Matthew Holmes (Lotto Soudal), Josip Rumac (Androni Giocattoli Sidermec), Mikkel Bjerg (UAE Team Emirates). I fuggitivi hanno raggiunto un vantaggio massimo di 5’20” a 60 km dall’arrivo. Preso atto di ciò, Simon Yates schierava la squadra davanti dimezzando lo svantaggio nel giro di 20 km.

A questo punto prendeva il comando delle operazioni la Trek Segafredo di Vincenzo Nibali. Cominciava, parimenti, il dramma di Geraint Thomas mentre davanti il gruppo degli attaccanti lentamente si riduceva a due unità: il campione dell’Ecuador, Jonathan Caicedo ed il palermitano Giovanni Visconti. A metà salita entrava in azione la Bora Hansgrohe con Matteo Fabbro, provocando la crisi di Yates. Seguiva una fase anarchica di scatti e contro scatti con nessuna squadra in grado di controllare la corsa. Intanto, ai meno quattro Caicedo staccava Visconti. Dietro, oltre a Nibali, decisamente in crescita, sorprendevano il redivivo Domenico Pozzovivo (NTT) ed il giovane portoghese Joao Almeida (Deceuninck – Quick Step), secondo nella crono inaugurale e, alla luce del ritardo di Filippo Ganna, maglia rosa in pectore.

Caicedo notificava al mondo che il ciclismo ecuadoregno non è solo Richard Carapaz, conquistando il successo di giornata con 21” di vantaggio su un commovente Visconti. I migliori arrivavano alla spicciolata con distacchi intorno al minuto. Per una questione di centesimi, la maglia rosa andava ad Almeida, secondo lusitano della storia a vestire il simbolo del primato dopo Acacio da Silva nel 1989, ironia della sorte anche lui sull’Etna. Vincenzo Nibali, salito al sesto posto in classifica a soli 55” dalla maglia rosa, in sole 48 ore ribaltava il verdetto della crono di Palermo. Il grande favorito di questo Giro adesso è lui.

Domani, finalmente, ci sarà una tappa per velocisti da Catania a Villafranca Tirrenica. A metà dei 140 km previsti, ci sarà da scalare la leggendaria Portella Mandrazzi, salita non impegnativa ma passata alla storia per una drammatica crisi nel Giro del 1954 di Fausto Coppi, pare a causa di una indigestione da ostriche. Assisteremo ad un volatone di gruppo o ci saranno degli ardimentosi che tenteranno di rompere le uova nel paniere agli sprinter?

Leggi anche: Silvio Martinello a TPI: “Basta yes man, mi candido alla guida della Federazione. Covid? Prezzo altissimo”

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