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Giro d’Italia 2020, dodicesima tappa: vince l’uomo dallo spelling sbagliato

Di Simone Gambino
Pubblicato il 15 Ott. 2020 alle 19:46 Aggiornato il 15 Ott. 2020 alle 19:47
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Immagine di copertina

È inutile girarci sopra. Non è stata la tappa che aspettavamo o meglio lo è stata a metà. La corsa relativa al successo di giornata è stata, infatti, emozionante con l’ecuadoregno Jhonathan Narvaez (Team Ineos Grenadiers) che ha conquistato un meritato successo precedendo di 1’08″sul traguardo di Cesenatico l’ucraino Mark Padun (Bahrain – McLaren) con l’australiano Simon Clarke (EF Pro Cycling) terzo a 6’50”.

La lotta per la classifica generale, invece, ha vissuto una giornata di tregua bagnata in cui nessuno ha osato e tutti si sono difesi. Non è stato il modo migliore per celebrare il 50° anniversario della nascita di Marco Pantani. I migliori sono giunti staccati di 8’25” dal vincitore con la classifica generale che è rimasta immutata con il portoghese Joao Almeida (Deceuninck Quick Step) in maglia rosa con un vantaggio di 34” sull’olandese Wilco Kelderman (Team Sunweb) e 43” sullo spagnolo Pello Bilbao (Bahrian McLaren).

Il percorso della frazione odierna, con partenza ed arrivo a Cesenatico, ricalcava quello della Nove Colli, una delle gran fondo più care ai ciclo amatori. I 204 km del tracciato, escludendo i primi 20 e gli ultimi 15, erano un continuo saliscendi che si prestava ad ogni tipo di agguato. Il tutto condito da una pioggia che ha graziato i corridori nella prima metà della tappa per poi pungere, gelida, nella seconda parte.

La fuga di giornata è andata via dopo 20 km. Ne erano protagonisti 14 corridori: François Bidard (AG2R La Mondiale), Simon Pellaud (Androni Giocattoli-Sidermec), Manuele Boaro (Astana), Mark Padun (Bahrain McLaren), Cesare Benedetti (Bora-Hansgrohe), Joey Rosskopf (CCC Team), Jesper Hansen (Cofidis), Simon Clarke (EF Pro Cycling), Albert Torres ed Héctor Carretero (Movistar), Victor Campenaerts (NTT Pro Cycling), Jhonathan Narváez (Ineos Grenadiers), Max Richeze (UAE Team Emirates) ed Etienne Van Empel (Vini Zabù-Brado-KTM). Il gruppo lasciava fare. Così i fuggitivi arrivavano ad avere più di 13 minuti di vantaggio.

A metà percorso, con la scalata del Barbotto, si assisteva contemporaneamente alla reazione del gruppo mentre cominciava la selezione tra gli attaccanti. Era soprattutto la NTT di Domenico Pozzovivo a mostrarsi belligerante, come per preannunciare un attacco che poi non è mai arrivato. L’azione della squadra sudafricana riduceva lo svantaggio del gruppo a 5′ a 50 km dal traguardo. A questo punto, però, dopo un’ultima tirata di Campenaerts, fermatosi per farsi riassorbire, gli uomini del lucano desistevano dalla loro azione. Davanti, nel frattempo, rimanevano in tre: Clarke, Narvaez e Padun. L’australiano cedeva a 40 dall’arrivo. Dietro foravano Bilbao e Jakob Fuglsang (Astana), riuscendo però a rientrare nel gruppo dei migliori. A 20 km dall’arrivo l’episodio decisivo: forava Padun dando via libera a Narvaez che così giungeva solitario sul lungomare.

Domani si va da Cervia a Monselice per la 13ma tappa. Sono 188 km piatti fino al 155, quando nello spazio di 20 km, si affronteranno due GPM di quarta categoria, Roccolo e Calaone, cui seguiranno 15 km nuovamente pianeggianti fino all’arrivo. Che vada via una fuga in partenza è scontato. Lo è meno che le squadre dei velocisti lavorino per ricucire, in considerazione delle due asperità nel finale.

Speciale Giro d’Italia 2020: la cronaca di Simone Gambino su TPI

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