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Chi è Gianni Infantino, il capo della Fifa che obbedisce a Trump

Immagine di copertina
Foto AGF

Svizzero di origini italiane, è amico e sostenitore del presidente americano: dopo la vicenda Balogun, la sua reputazione ai minimi storici

Chi è Gianni Infantino, il capo della Fifa che obbedisce a Trump

Era stato eletto alla guida della Fifa come l’uomo del rinnovamento, dopo gli scandali di corruzione che avevano travolto l’ex presidente Sepp Blatter. Dieci anni dopo, però, Gianni Infantino è accusato da mezzo mondo di averlo cambiato in peggio, il calcio.

La vicenda della squalifica sospesa al calciatore statunitense Folarin Balogun – in seguito alle pressioni del presidente americano Donald Trump – ha provocato un’ondata di indignazione contro la Fifa. La Federazione che governa il pallone a livello intercontinentale è ormai percepita a tutte le latitudini come un organo al servizio del potere politico e degli interessi economici.

Infantino, l’amico dei potenti

In carica dal 2016, Infantino è al suo terzo mandato da presidente della Fifa dal 2016. Sotto la sua egida i Mondiali si sono svolti in Russia (2018), Qatar (2022) e Centro-Nord America (2026). La prossima edizione si svolgerà nel 2030 in Spagna, Marocco e Portogallo, mentre per quella del 2034 l’assegnazione è andata all’Arabia Saudita e pare che Infantino si sia speso non poco in favore di Riad. Amnesty International ha definito l’assegnazione “un regalo politico”, mentre l’Australia ha ritirato la propria candidatura affermando che “non c’erano le condizioni per una competizione equa”.

L’anno scorso The Economist ha definito l’attuale numero uno della Fifa un “amante degli uomini forti”.

Nel 2019, poco dopo i Mondiali russi, il leader del Cremlino Vladimir Putin gli conferì l’Ordine dell’Amicizia della Federazione Russa.

Nel gennaio 2025, dopo aver presenziato alla cerimonia di insediamento di Trump alla Casa bianca, Infantino scrisse su Instagram che insieme al presidente Usa avrebbero “fatto grande non solo l’America, ma il mondo intero”.

Lo scorso inverno, durante la cerimonia di sorteggio dei Mondiali, a Washington, il capo del calcio mondiale ha consegnato a Trump il primo “Premio per la Pace” della Fifa, suscitando forti polemiche.

Chi è Gianni Infantino: biografia

Nato il 23 marzo 1970 a Brig, in Svizzera, Infantino è figlio di genitori immigrati italiani: il padre era originario di Reggio Calabria, la madre bresciana. Oltre alle cittadinanze elvetica e italiana, ha acquisito anche quella libanese, attraverso il matrimonio con Leena Al Ashqar, con cui ha avuto quattro figlie.

Dichiarato tifoso dell’Inter, si è laureato in giurisprudenza tra le università di Friburgo, in Germaniam e Neuchâtel, in Svizzera, specializzandosi in diritto sportivo. Il suo primo incarico di rilievo è stato quello di segretario generale del Centro Internazionale di Studi Sportivi (Cies) presso l’ Università di Neuchâtel.

Nel 2000 Infantino è entrato nella Uefa, dove nel corso degli anni ha scalato diverse posizioni: da direttore della Divisione Affari Legali e Licenze Club fino a segretario generale. Durante il suo mandato, la Federazione calcistica europea introdusse il Fair Play Finanziario.

Nel 2016 è stato eletto alla presidenza della Fifa dopo la fine dell’era Blatter, chiusa con le dimissioni di quest’ultimo nel pieno dello scandalo che aveva coinvolto i vertici dell’organizzazione. Infantino è stato poi confermato alla guida della Federazione nel 2019 e nel 2023, entrambe le volte senza opposizione, consolidando il proprio ruolo al vertice del calcio mondiale.

Al Congresso Fifa del 2017, in Bahrein, Cornel Borbély e Hans-Joachim Eckert , rispettivamente presidenti delle camere investigativa e giudicante del comitato etico, non furono riconfermati e descrissero la loro uscita di scena come la fine effettiva del processo di riforma della Fifa post-2015. Secondo quanto emerso in seguito, Borbély stava esaminando alcune denunce riguardanti Infantino, tra cui una secondo cui il presidente e l’allora segretario generale Fatma Samoura avrebbero cercato di influenzare le elezioni di una confederazione africana.

Le critiche all’organizzazione dei Mondiali 2026

Nei mesi scorsi Infantino ha dichiarato che i Mondiali 2026 sarebbero stati “semplicemente il più grande evento che l’umanità abbia mai visto e vedrà mai”. Tuttavia in queste settimane la kermesse è stata bersaglio di numerose critiche sotto vari profili.

Quando, pochi giorni prima dell’inizio della competizione, l’arbitro somalo Omar Artan è stato respinto dagli Stati Uniti nonostante avesse un visto valido, Infantino ha risposto affermando che “la Fifa non controlla tutto”, un atteggiamento che molti commentatori hanno bollato come pilatesco.

Sotto accusa sono finiti inoltre i prezzi elevati dei biglietti per le partite e l’introduzione del re-hydratation break, un inedito intervallo fisso a metà di ogni tempo – anche in caso di temperature fresche – che secondo molti è stato pensato per favorire redditizie interruzioni pubblicitarie.

La vicenda che ha fatto precipitare la popolarità di Infantino su scala planetaria è stata però la decisione con cui il 5 luglio la Fifa ha

Il 5 luglio 2026 la FIFA ha sospeso la squalifica di una giornata inflitta a Folarin Balogun, attaccante della nazionale Usa che era stato espulso durante la partita contro la Bosnia Erzegovina. In base al regolamento, il calciatore non avrebbe potuto giocare la gara successiva, contro il Belgio, ma la Federazione ha disposto lo stop alla squalifica, un provvedimento mai preso durante un mondiale.

Secondo quanto ricostruito dal New York Times, da ABC e da Associated Press, la sospensione è arrivata dopo una telefonata del presidente Trump a Infantino. “Grazie alla Fifa per aver fatto la cosa giusta e aver ribaltato una grande ingiustizia”, ha commentato poi Trump, confermando il colloquio telefonico con il numero uno della Federazione.

Nella sua storia ultrasecolare la Fifa è stata spesso additata come organizzazione corrotta e prona al volere dei potenti di turno. La gestione del caso Balogun è però uno dei casi di sudditanza alla politica più spudorati e palesi che si ricordino.

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