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Perché “Una pezza di Lundini” è una delle migliori serie tv italiane

Di Renzo Di Falco
Pubblicato il 26 Dic. 2020 alle 15:54 Aggiornato il 26 Dic. 2020 alle 15:58
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Immagine di copertina
Valerio Lundini durante una puntata di "Una pezza di Lundini"

Devo ammetterlo: prima che iniziasse a diventare un piccolo cult non conoscevo Valerio Lundini. O meglio, sapevo chi fosse da “Battute”, il precedente show comico di Rai2, ma non avevo mai visto “Battute” e anzi guardavo con un ghigno di altezzoso fastidio chiunque ne parlasse come del nuovo fenomeno della comicità.

Mi dicevo: “E che c’avrà mai questo tizio, che tutti impazziscono per lui”? Devo ammetterlo: sono impazzito anche io per Valerio Lundini. Ho divorato la sua “pezza”, quella del titolo per esteso “Una pezza di Lundini” appunto, che a Roma va intesa come un rattoppo, e nella costruzione della realtà alternativa dello show è il riempitivo di un’altra trasmissione del palinsesto che salta all’ultimo minuto.

Dentro c’è un mondo: Lundini che fa il conduttore senza averne l’attitude e risulta sempre impreparato con gli ospiti famosi che intervista, annunciato da una altrettanto improbabile Emanuela Fanelli, che gioca il ruolo dell’attrice ingenua e “de core” che aspetta solo la grande occasione al teatro. Se nella televisione canonica questo sarebbe un disastro, in “Una pezza” è il punto forte. I due insieme funzionano perfettamente, sono uno la spalla dell’altro.

Di gag in gag, fatte di trovate geniali e di umorismo surreale quasi nonsense, le puntate scorrono tra tempi morti, silenzi imbarazzanti, inquadrature brutte, cambi di scena velocissimi e fuori onda che vanno in onda. E’ un caos strampalato ma maledettamente divertente che spinge al binge watching compulsivo. Per questo “Una Pezza di Lundini ” non è uno show comico ma la migliore serie tv italiana del momento.

Ha dentro tutti gli elementi forti della serialità: la durata degli episodi, che non superano la mezz’ora, i ruoli dei personaggi, molto ben definiti e le sottotrame. Uno sketch dopo l’altro non ci bastano: vogliamo vedere nuove performance di teatro impegnato della Fanelli, siamo curiosi di conoscere le reazioni degli ospiti spiazzati dal disinteresse del conduttore, vogliamo indovinare da quale telegiornale a caso si collegherà l’inviato Stefano Rapone, come interagirà Torpedine con il cast, quanto saranno inefficaci i meme del Tenente Silvestri e cosa combinerà la signora Anna.

Fino a scoprire, con coup de theatre geniale sul finale, che Valerio Lundini non esiste ed è solo un personaggio di finzione interpretato per tre mesi da Marco Travaglio, che tolta la maschera prende e esce dallo studio. Fine.

D’altronde si legge nei titoli di coda: “Una pezza” è opera di fantasia e Giovanni Benincasa ne ha una fervida se è riuscito anche a farci credere che Martufello fosse Eleonora, la nuova fidanzata di Lundini (per me una delle vette del programma).

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