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Home » Spettacoli » TV

Perché abbiamo ancora bisogno di Boris

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Si dice spesso che le serie passano, un po’ come i flirt estivi: grande entusiasmo, hype alle stelle, si consumano velocemente e poi via, è tempo di un titolo nuovo. Vero, ma non per Boris. La “fuoriserie italiana” che prende in giro i meccanismi di certa (brutta) fiction raccontando il backstage de “Gli occhi del cuore 2” ha vissuto mille vite. Nata nel 2007 dal genio di tre autori bravissimi, Torre-Ciarrapico-Vendruscolo, Boris deve il suo successo anche al canale che l’ha prodotta e messa in onda con grande coraggio e qualche rischio: Fox Italia. Se è certo infatti che all’inizio a guardarla in tv erano in pochi e che si è diffusa grazie alla pirateria e al passaparola sul web diventando presto un cult, è innegabile che la matrice libertaria, fortemente innovativa e sperimentale della rete un tempo di Murdoch, (oggi Fox è proprietà di Disney in seguito all’acquisizione della 20th Century Fox) ha fatto la sua parte contribuendo al successo sempre più inarrestabile di Boris, al quale ha dato una ulteriore spinta il recente passaggio su Netflix.

Il risultato è che curiosamente oggi anche i più giovani, quegli stessi che nascevano mentre la pay tv trasmetteva gli episodi della serie, conoscono a memoria le battute dei personaggi, usano un numero impressionante di citazioni entrate addirittura nel parlato comune come tormentoni.

La straordinarietà di questo fenomeno sta proprio nella community salda e parecchio fanatica che si è costruita attorno ai protagonisti e alle loro storie: per chi vede Boris, Pannofino non è più il big del doppiaggio, la voce di George Clooney ma è e rimarrà René Ferretti, regista ormai disilluso, rassegnato al brutto che pensa solo a portare a casa la giornata dopo avere girato scene scritte male, e recitate peggio, da attori raccomandati e incapaci, vedi Stanis e Corinna.

Nel backstage con lui troviamo Arianna, l’assistente alla regia che aiuta René e sa frenare i capricci del cast; lo stagista Alessandro, un puro che ne subisce di ogni ma che non perde mai la speranza che le cose possano migliorare e poi Duccio, il direttore della fotografia che è più sul divano a fare pausa che sul set a lavorare. Per non dimenticare la genuinità di Augusto Biascica, la simpatia verace dell’assistente di edizione, Itala e Sergio, un direttore di produzione scalcinato come ne esistono parecchi altri.

Nonostante non siano certamente modelli di riferimento etico e professionale, finiamo per volere bene a tutti i personaggi: merito, questo, di una buonissima scrittura, di un cast perfetto e perfettamente amalgamato e dell’estrema onestà del racconto, così caustico e dissacrante da essere ancora attuale, a più di dieci anni dall’ultima stagione. Perché in fondo, e questa è la lezione di Boris se mai dovessimo ricavarne una, tutto quello che accade sul set de “Gli occhi del cuore” è accaduto, accade, e accadrà su ogni altro set. Anche in quello di prossima apertura, dopo l’estate, quando inizieranno finalmente le riprese del sequel, quel quarto capitolo da tempo chiesto dai fan, che uscirà stavolta sotto il marchio Star Original di Disney +, il colosso dello streaming che ha ora in capo i diritti ex Fox della serie. Sarà lì che scopriremo insieme a Renè e alla crew, se un’altra televisione è davvero possibile.

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