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La redazione de La vita in diretta scarica Lorella Cuccarini: “Alberto Matano maschilista? Mai”

Di Giulia Angeletti
Pubblicato il 26 Giu. 2020 alle 18:12 Aggiornato il 26 Giu. 2020 alle 18:26
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Immagine di copertina

“Cara Lorella, dopo aver letto la tua mail, arrivata a ridosso dell’ultima puntata del programma, abbiamo provato smarrimento e incredulità per le tue parole”. Inizia così la risposta delle donne della redazione de La vita in diretta a Lorella Cuccarini, che ha lasciato la conduzione del programma su Rai 1 scrivendo una lunga lettera ai colleghi in cui accusa il giornalista Alberto Matano di maschilismo. “Abbiamo trascorso mesi difficili e durissimi – prosegue la mail di risposta alla showgirl – in cui abbiamo lavorato insieme, con te e con Alberto, con impegno e dedizione, per gli stessi obiettivi e non ci aspettavamo una fine come questa. Fare finta di niente sarebbe la soluzione più semplice ma sentiamo il bisogno di dover dire la nostra, da donne. Abbiamo lavorato per tutta la stagione invernale in questo programma, e siamo sorprese e amareggiate, e stentiamo ancora a credere alle accuse di maschilismo rivolte ad Alberto. La nostra stagione di lavoro con lui è stata caratterizzata da rispetto e riconoscimento professionale. Da grande giornalista, Alberto ha saputo valorizzare ognuno di noi nel proprio ruolo, con passione, generosità e intelligenza, avendo sempre come obiettivo la qualità del programma. In bocca al lupo! Firmato Maria Graziano, Maria Teresa di Furia, Elena Martelli, Ilenia Petracalvina, Shaila Risolo, Raffaella Longobardi, Lucia Loffredo, Lucilla Masucci, Simona Giampaoli, Sonia Petruso, Erika Tuccino, Mara Pannone, Sara Verta, Donatella Cupertino”.

La Cuccarini, a proposito di Matano, con cui ha condiviso la conduzione de La vita in diretta, aveva scritto parole assolutamente inequivocabili, descrivendone l’atteggiamento: “È stata la mia prima volta in un programma quotidiano così complesso. Di programmi televisivi ne ho fatti tanti, ma una ‘macchina infernale’ come quella di VID non l’avevo mai guidata C’è una ‘prima volta’ alla quale non ero preparata: il confronto con l’ego sfrenato e – sì, diciamolo pure – con l’insospettabile maschilismo di un collega di lavoro. Esercitato più o meno sottilmente, ma con determinazione. Costantemente”.

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