“Hollywood” è quello di cui Netflix aveva bisogno: racconta perché oggi ci manca andare al cinema

Di Matteo Giorgi
Pubblicato il 4 Mag. 2020 alle 11:06 Aggiornato il 4 Mag. 2020 alle 19:32
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Immagine di copertina

“Hollywood” è quello di cui Netflix aveva bisogno: racconta perché oggi ci manca andare al cinema

Diciamolo: non si può essere sempre teneri con Netflix. E non solo per tutta quella succursale di flop spagnoli che vengono riesumati, rispolverati, glitterati e prendono un allure nuova nonostante siano “una boiata pazzesca”  di fantozziana memoria. Basti pensare all’ultimo arrivato “Summertime”, ispirato a quel capolavoro trash che è 3 metri sopra il cielo di Moccia (che, però, non hanno coinvolto manco per un cameo): se fosse un amore veritiero cresciuto sulla riviera romagnola probabilmente sarebbe vissuto da over65 e come colonna sonora avrebbe “Muove la culita”. Ma con Hollywood, da qualche giorno sulla piattaforma che, in questa quarantena, ha registrato ascolti record, ci piace fare un’eccezione perché la merita. Ma andiamo per ordine:

Hollywood è il classico prodotto di Ryan Murphy, ormai da qualche mese approdato a casa Netflix, dopo i fasti di “Glee”, “Nip/Tuck”, “American Horror Story” nella tv commerciale. Il tema di fondo su cui si basano queste 7 puntate (che fidatevi, guarderete tutte d’un fiato) è un argomento anche molto attuale in questa quarantena: il potere dell’arte (qui del cinema in particolare) e l’impatto che ha sulle nostre vite.

HOLLYWOOD

Hollywood praticamente riprende la mecca del cinema dei tempi d’oro, i suoi fasti, i suoi ricordi e ne ridisegna la storia attraverso i cambiamenti sociali e civili di oggi. “Un fumettone buonista” l’hanno definito alcuni; “un impietoso manifesto di come la nostra libertà possa solo passare attraverso il riconoscimento dei diritti di tutti” hanno detto altri. La verità, come sempre, sta nel mezzo. È vero: l’esasperazione, il portare tutto all’eccesso, la strenua difesa del diverso così come la rigida classificazione tra buoni e cattivi c’è ma è tutta funzionale alla storia. Che è vecchia come il mondo (del cinema s’intende): giovani virgulti che cercano di sbarcare il lunario facendo tutto il possibile. Legittimo e illegittimo, legale e illegale. Ma anche qui lo fanno con una finalità: cambiare il mondo e riscrivere la storia. 

I “what if” di Hollywood, Ryan Murphy regala un’occasione in più a chi non l’ha avuta nella realtà

Cosa sarebbe successo se Rock Hudson avesse potuto dichiararsi gay anziché nascondersi per oltre 50 anni ed essere addirittura costretto a un matrimonio di finzione dopo una vita da sex symbol chiaramente eterosessuale? Cosa sarebbe accaduto ad Anne May Wong se non fosse stata costretta a interpretare lo stereotipato personaggio della donna orientale per tutta la sua carriera? Come sarebbe proseguita la storia di Hattie McDonald, la famosa Mami di Via col vento ( prima donna afroamericana a vincere l’Oscar) che non poté nemmeno sedersi, durante la premiazione, vicino agli altri attori del  film o fare le foto di rito a causa delle leggi sulla segregazione razziale? Riassumendo: cosa sarebbe successo se agli omosessuali, alle donne, alle varie etnie e alle persone di colore fosse stata data qualche occasione in più?

Il cinema, fin dai tempi in cui i fratelli Lumiere fecero arrivare quel treno in uno dei primi film muti e la gente scappava terrorizzata convinta che quel convoglio stesse davvero arrivando dentro la sala, è sempre stato testimone dei tempi, nel bene e nel male. E Hollywood vuole essere narratore di quello che il cinema avrebbe potuto fare in quegli anni e non ha fatto.

La potenza del cinema sta nella sua riuscita e, ahimè, anche nel suo fallimento. E, diciamolo, questa quarantena ci ha insegnato ancora di più quanto il cinema ci manchi. E quanto quelli che cercavano di spacciarcelo come anacronistico (Ah che belli i sabati sera copertina e Netflix… ve li ricordate vero?) avessero torto. Ora che abbiamo passato due mesi svaccati sul divano storditi da quantità inenarrabili di film e serie, riscopriamo la magia di quel rito collettivo. Scopriamo che solo stando insieme si scrive la storia: che sia quella del cinema o quella dei diritti civili. È questa la doppia lotta che Hollywood ci insegna e che speriamo di non dimenticare in quel famoso giorno, quando tutto sarà “come prima”.

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