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Sanremo: i casi di plagio più celebri (e finiti in tribunale) della storia del Festival, da Modugno a Fiorella Mannoia

Di Redazione TPI
Pubblicato il 5 Feb. 2020 alle 18:50 Aggiornato il 5 Feb. 2020 alle 19:31
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Immagine di copertina

Sanremo 2020: storia dei casi di plagio

Sanremo 2020 ha preso il via, e come ogni anno gli italiani si appassionano a tutti gli aspetti collaterali della manifestazione, dalle polemiche ai costi, passando per i costumi e i casi di plagio. Tra i passatempi preferiti c’è proprio quello di “scovare” le canzoni che plagiano i brani di altri artisti: nella storia del Festival, infatti, è successo più volte.

Nel 2018, Ermal Meta e Fabrizio Moro, vincitori del Festival, sono stati accusati di aver copiato il brano Silenzio eseguito alle selezioni di Sanremo Giovani 2016 da Ambra Calvani e Gabriele De Pascali: entrambe le canzoni, però, erano state scritte dallo stesso autore, Febo. In ogni caso, Meta aveva stroncato la polemica relativa a Caramelle, pubblicando la canzone sulla sua pagina di Twitter.

Sembrerebbe che negli anni i casi di plagio siano stati circa 200, ma solo alcune canzoni sarebbero arrivate effettivamente in tribunale prima di Sanremo 2020.

Il primo riguarda il brano più famoso al mondo, Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno, trasmesso al Festival nel 1958. Antonio De Marco accusò il cantante di aver copiato il suo brano Il castello dei sogni, che non fu mai inciso, ma venne eseguito dal vivo. Modugno querelò De Marco per diffamazione e vinse anche la causa.

Nel 1960, invece, i vincitori del Festival Renato Rascel e Tony Dallara e un veterinario-musicista Nicola Festa si scontrarono a colpi di perizie. Il brano dei cantanti, Romantica, era ritenuto da Festa troppo simile alla sua canzone Angiulella. Il veterinario fece anche convocare in tribunale il compositore Ildebrando Pizzetti per una perizia. Rascel, unico querelato, chiese quindi che anche un altro compositore, il grandissimo Igor Stravinskij, effettuasse una perizia. Rascel venne quindi ritenuto innocente.

Il 1970 fu l’anno di due casi di presunti plagi. Il primo riguarda la canzone Taxi, cantata da Antoine e Anna Identici e scritta da Flavia Arrigoni, Gianni Argenio, Daniele Pace, Mario Panzeri e Corrado Conti. Una musicista alle prime armi, Maria Pia Donati Minelli, querelò i cantanti per aver plagiato la sua Valzer brillante del 1948. Ad oggi, questo è l’unico plagio riconosciuto da un tribunale e la Minelli, dopo una causa durata anni, ottenne un risarcimento di 110 milioni di lire. Il secondo caso interessò invece i vincitori di quella edizione del Festival, Adriano Celentano e Claudia Mori con Chi non lavora non fa l’amore. In tanti giudicarono la canzone davvero molto simile ad un brano della Plastic Ono Band incisa nel 1969, Give Peace a Chance.

La canzone Che sarà, rimasta nella storia della musica leggera italiana e presentata dai Ricchi e Poveri e José Feliciano nel Festival del 1971, fu a sua volta ritenuta da molti troppo simile a London London, incisa da Caetano Veloso del 1970: due strofe delle canzoni sono quasi identiche, nonostante il resto del brano abbia un ritmo differente. Nel 1983, invece, a vincere è Tiziana Rivale con Sarà quel che sarà, quasi uguale a Up Where We Belong, canzone del 1982 cantata da Joe Cocker e Jennifer Warner e tema principale del film Ufficiale e gentiluomo.

Nel 1995, Gente come noi di Ivana Spagna venne ritenuta troppo simile a Last Christmas degli Wham!, ma l’anno successivo un caso coinvolse i vincitori dell’edizione del 1996, ovvero Ron e Tosca, con il brano Vorrei incontrarti tra cent’anni. Alcuni versi delle strofe furono copiati da sonetti di Shakespare, e anche l’introduzione della canzone sembrò fin troppo simile a More Than Words incisa dagli Extreme nel 1990. Nel 1997 furono, invece, ben tre i casi di presunto plagio: Sei tu di Syria sembrò ricalcare la base musicale di Per noi innamorati (1993) di Gianni Togni, Laura non c’è di Nek fu accusata da Gianni Bella di essere una copia della sua Più ci penso (1974) e Fiumi di parole dei vincitori di quell’anno, i Jalisse, fu invece ritenuta da molti quasi identica a Listen to Your Heart (1989) dei Roxette.

Nel 2000, Brivido caldo, che aveva portato i Matia Bazar al terzo posto, ricordò Libertango, canzone del 1980 di Grace Jones. Il tema della colonna sonora di Braveheart, diretto da Mel Gibson, sembrò essere stato ripreso invece da Con il tuo nome di Ivana Spagna. Nel 2001 in tanti puntarono il dito contro Mezze verità dei Sottotono (troppo simile a Bye Bye Bye degli ‘N Sync), Tu che ne sai di Gigi D’Alessio (somigliante a Circle of Life di Elton John) e Stai con me dei Gazosa (che richiama Kashmir dei Led Zeppelin).

Nel triennio 2002-2004 i casi di plagio furono quasi un appuntamento fisso. Nel 2002, Tracce di te di Francesco Renga e Ora che ho bisogno di te di Fausto Leali e Luisa Corna sembrarono troppo uguali rispettivamente a Due grosse lacrime bianche di Iva Zanicchi e Do that to me one more time di Captain & Tenille. Nel 2003, invece, Fortuna di Luca Barbarossa e Eri tu di Fausto Leali riecheggiarono rispettivamente Il bandito e il campione di Francesco De Gregori e Fallin’ di Alicia Keys. Nel 2004, infine, il ritornello della canzone vincitrice del Festival, L’uomo volante di Marco Masini, fu ritenuto da molti un plagio di E ritorno da te di Laura Pausini.

Il 2008 è l’anno del caso Loredana Berté. La sua Musica e parole venne esclusa dalla competizione poiché ritenuta dalla commissione artistica della Rai una copia di Ultimo segreto, canzone del 1988 interpretata da Ornella Ventura, ma scritta dagli stessi autori, ovvero Oscar Avogardo e Alberto Radius. Nel 2016, invece, il telegiornale satirico Striscia la notizia consegnò uno dei suoi famosi Tapiri a Noemi perché la sua canzone La borsa di una donna, presentata al Festival di quell’anno, richiamava un brano omonimo pubblicato da Giorgio Faletti nel 2013. Sempre nel 2016, la canzone Non siamo infinito di Alessio Bernabei fu per molti un plagio evidente di One Last Time di Ariana Grande.

Gli ultimi casi sono esplosi nel Festival di Sanremo del 2017, quando alcune persone fecero notare che Con te di Sergio Sylvestre fosse molto simile a una canzone omonima dell’anno prima cantata da Alberto Fortis. Anche Che sia benedetta di Fiorella Mannoia venne accusata di essere stata copiata da Un mondo più vero di Michele Bravi. Nel 2018 c’è stato il caso Meta-Moro, che però venne subito risolto e non ostacolò il percorso del duo nella competizione.

Anche l’edizione 2019 del Festival non è stata immune dalle polemiche sul plagio, anzi: a finirne al centro il cantante Ultimo, con il brano “I tuoi particolari”, arrivato secondo.

Sui social si era aperta una polemica sulle sue sonorità, che sembravano molto simili a ”Che giorno è”, incisa da Marco Masini nel 2015. Ma la disputa non è arrivata fino in tribunale.

Ora non resta che attendere tutte le serate di questa nuova edizione per scoprire se anche quest’anno qualche artista proverà a fare il furbetto.

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