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Pif sul fascismo: “Mussolini ha fatto cose buone? Era un dittatore di merda”

Di Maria Elena Gottarelli
Pubblicato il 9 Apr. 2019 alle 09:24
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Credit: Instagram

Quando si parla di fascismo e dei valori fondamentali dell’accoglienza, Pierfrancesco Diliberto, meglio conosciuto come “Pif”, non usa mezzi termini: “Se una volta fare il saluto romano era un’eccezione, adesso accade quasi ogni giorno e sta diventando la normalità. Mi preoccupa parecchissimo”, ha affermato il giornalista “tuttofare” de Il Testimone e Caro Marziano.

Presente alla serata di chiusura del Festival Internazionale del Giornalismo che ha avuto luogo dal 3 al 7 aprile 2019 a Perugia, Pif ha parlato del suo ultimo libro, Che Dio perdona tutti (edito nel 2018 da Feltrinelli), ma anche di alcuni temi di attualità.

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“Mussolini? Era un dittatore di merda”

L’autore palermitano si è scagliato in particolare contro quelli che sostengono che Mussolini abbia “fatto anche delle cose buone”: “Viviamo in un paese democratico e dobbiamo partire dal fatto che Mussolini, come tutti i dittatori di qualunque colore, era un dittatore di merda”.

E poi, immancabile, la stoccata contro la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: “Giorgia Meloni ha candidato un nipotino di Mussolini e ha fatto un video davanti al Palazzo dell’Eur a Roma dove questo signore afferma che Mussolini ha fatto anche tante belle cose. Allora paragoniamo le leggi razziali alla bonifica delle paludi?”si chiede Pif retoricamente.

Ma il fascismo potrebbe davvero tornare? Sì, Secondo il regista di La mafia uccide solo d’estate (2013), ma non nei termini del secolo scorso. Per Pif, il rischio è più quello di “una nuova tipologia di fascismo”, vale a dire quello del “povero che ha motivi per essere incazzato e se la prende con chi è più povero di lui, non con chi governa”.

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Pif su Papa Francesco: “Applica un cristianesimo reale”

Durante la sua partecipazione al Festival Internazionale del Giornalismo, fiancheggiato dal vicedirettore dell’Espresso Lirio Abbate, Pif si è anche espresso sul tema della religione cristiana, che è poi uno dei temi centrali del suo ultimo libro, in cui il protagonista, un agente immobiliare di nome Arturo, decide convertirsi ai valori fondamentali dei cinque evangelisti (salvo poi rendersi conto che gli evangelisti erano solo quattro).

“La mia teoria è che abbiamo una religione, una fede, all’acqua di rose, facile. Abbiamo colto il lato comodo dell’essere cristiani e i fatti politici degli ultimi tempi ne sono un’ulteriore conferma”, ha detto lo scrittore palermitano, senza mancare di dare il suo punto di vista su Papa Francesco e su chi oggi critica le sue prese di posizioni sui migranti.

“Bergoglio è diventato Papa per volontà di Dio. Non dovrebbe esserci contestazione: se sei un cristiano vuol dire che Dio ha sbagliato? Non la metterei su questo piano. Bergoglio semplicemente sta chiedendo di mettere in pratica una religione, un cristianesimo reale”, ha sostenuto Pif, che si dichiara agnostico.

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