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Eugenio Campagna (Comete) a TPI: “La mia quarantena? Ho scritto la canzone con cui sogno di andare a Sanremo”

Di Michele D'Alessio
Pubblicato il 23 Giu. 2020 alle 17:39 Aggiornato il 24 Giu. 2020 alle 10:57
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Immagine di copertina
Instagram/Comete

“Mi piace definirmi real-pop, prendo gli elementi della vita vera, non prediligo un tipo di scrittura altisonante o ricca di metafore complicate”. Eugenio Campagna, nome d’arte Comete, ha raggiunto il grande pubblico partecipando a X-Factor nel 2019. In occasione dell’uscita del suo nuovo singolo (Ma tu) racconta a TPI come ha trascorso la quarantena e i suoi progetti per il futuro, Sanremo incluso.
Hai fatto il tuo percorso a X-Factor col tuo nome e cognome, poi hai pubblicato i tuoi pezzi con lo pseudonimo ComeTe. Spesso un artista sceglie uno pseudonimo per creare una frattura fra chi è e cosa porta nella sua musica, anche nel tuo caso è così?
No, non esiste una frattura. Salgo sul palco con tutto quello che sono. Mi piace definirmi real-pop, prendo gli elementi della vita vera, non prediligo un tipo di scrittura altisonante o ricca di metafore complicate. Mi piace parlare della scatola di Cornflakes che hai a casa mentre la persona che vorresti al tuo fianco non c’è.

“Spesa, frigo, schermo, bottiglia, serie tv”. Sono alcune delle parole che hai scritto nel testo di Ma tu, il tuo nuovo singolo. Una scrittura sempre legata alla quotidianità.
La scrittura di Ma tu è coerente con quella di Glovo e Cornflakes. Ho fatto una lista di cose legate alla quarantena, per immortalare questo momento, che passerà. Le canzoni sono come fotografie.
C’è stata un po’ di insofferenza generale a un certo punto nel poter avere contatti tramite la tecnologia.
In questo periodo tutti a fare yoga, tutti a fare “le cose che ti fanno sentire migliore”: questa è una frase di Ma Tu che mi piace molto, è una frase semplice, non c’è liricità. Cerco di essere sintetico per far entrare la gente in poche parole in quello che ha vissuto fino a poco tempo fa.
Nel tuo singolo hai creato un legame tra il periodo della quarantena e l’estate che è appena iniziata, e sarà inevitabilmente condizionata da quello che è successo.
C’è un ponte nella canzone tra quello che abbiamo vissuto e quello che vorremmo vivere. Tante persone non andranno in vacanza, tante aziende andranno avanti per cercare di recuperare quello che si è perduto, tanta gente non vedrà il mare, sarà un’estate diversa. La frase del ritornello mi piace molto, “parlami di quello che non so”. Ora, abbiamo fatto yoga, abbiamo fatto di tutto per sentirci migliori tra quattro mura, ma a un certo punto voglio togliere la faccia dallo schermo, ho voglia di immaginare il mare, non parlarmi di smart working o del trainer on line che fa venire gli addominali.

La copertina del singolo è emblematica: in spiaggia sei seduto sul pattino del salvataggio, ma non hai una faccia particolarmente felice, non è proprio un’atmosfera estiva.
In quella immagine volevo immortalare la solitudine di un bagnino, si parlava di plexiglass in spiaggia fino a poco tempo fa. La copertina del singolo comunque anticipa la copertina del video che giovedì 25 giugno alle 14 sarà on line. Io interpreto un bagnino che si dà da fare in questo stabilimento vuoto, poi arriva lei, perché c’è sempre una lei in tutte le canzoni che si rispettano. Il finale del video non lo svelo, è una storia a completamento della canzone, anche a livello visual è importante raccontare una storia che possa aggiungere qualcosa alla canzone. È un video che parla di qualcosa: un bagnino che svolge le sue mansioni in uno stabilimento vuoto, per dare l’idea di un’estate diversa.
In radio girano alcune canzoni in cui sembra che non sia successo niente, ma era difficile far finta di nulla.
Secondo me non si poteva far finta di nulla. Mi sono impegnato a far uscire questo pezzo per non avere indifferenza nei confronti di quello che stiamo vivendo. Il cantautorato è sempre stato uno specchio della realtà. Sono sempre stato attento alle proteste esistenziali, anche contro me stesso, “quando dovrei fare mille cose e non le faccio mai”, è una protesta contro un modo di essere che ho, scrivendolo lo fisso e non lo rendo ciclico. Sono contento di parlare di queste cose e cerco di farlo sempre al massimo. Quando ho detto che mi ispiravo a Samuele Bersani, qualcuno mi ha detto “ma non dovevi scrivere come Bersani? Ma Tu è una canzonetta”. Anche Acqua Azzurra Acqua Chiara era una “canzoncina” però mamma mia quanto spacca, Canzone scritta da Bersani per Dalla è una delle più belle. All’inizio ero molto fecondo di testi lunghi e complicati ma non trovavo il piglio per arrivare alla gente e ho cercato di asciugare all’essenziale. Ma la ricerca non finisce mai, la canzone più bella, come dice Vasco, è quella che devo ancora scrivere.

Hai nominato Dalla e Bersani. Ad aprile hai pubblicato la cover di En e Xanax, è stato un modo di rimarcare la tua volontà di affrancarti dai talent? Un po’ come quando cantasti Futura di Lucio Dalla a X-Factor, come a dire “io vengo dal talent, ma ho una mia grammatica”.
Sì, questo è il momento di ribadire la propria essenza e la propria identità. Il talent è un grande trampolino ma per molti è inizio e fine delle proprie carriere, che non hanno poi riscontro nella discografia reale. Dopo il talent bisogna far vedere chi si è. En e Xanax avevo voglia di fotografarla per sempre, ho avuto anche la benedizione di Samuele, è stato contentissimo. Non c’è gioia più grande di vedere una cosa che viene dal cuore, non avrei fatto una cover tanto per farla, sono pieno di canzone mie, che ho voglia di far uscire. Ho trovato una chiave diversa rispetto alla versione di Bersani. La gente mi chiede quando farò altre cover, io voglio puntare sulle mie canzoni. X-Factor era un programma di cover, è stato anche molto bello confrontarmi con Giovanni Truppi, Damien Rice, Dalla e Bersani, ma adesso voglio far sentire le mie canzoni.
Bersani non pubblica un disco di inediti dal 2013. Ci sono altri artisti, come Tommaso Paradiso, che invece ne sfornano uno dopo l’altro. Tu sul lungo periodo come ti immagini, più sulla regolarità o sull’ispirazione?
Bersani è figlio di un’epoca musicale diversa, all’inizio non si prendeva sette anni per fare uscire qualcosa. È impossibile che a me ora accada una cosa del genere. Se in futuro avrò un percorso chiaro, uno storico, forse arriverà un momento per prendere tempo, ma Bersani so che sta lavorando da tanto tempo, è sempre in studio, e arriverà il momento per lui. Prima c’è sempre stato. Io penso sicuramente di uscire con regolarità perché continuo a scrivere, ho canzoni pronte che devono uscire, vedremo quando pubblicare l’album al quale sto già lavorando, e tutto dipende da quando si potrà tornare a suonare live.
La tua musica è stata diffusa prevalentemente su internet, Youtube, Spotify eccetera. Tu senti di dover ancora scalare qualcosa a livello di radio, è un tuo obiettivo quello di entrare costantemente in rotazione radiofonica?
Sono fruitore di radio, ci sono programmi a cui sono affezionato. La radio è super imporante, mi piace più della tv, la ascolto molto e vorrei esserci. Da nuovo entrato bisogna farsi conoscere anche dalle radio. Appena qualche network vorrà puntare sulla mia canzone accettiamo la sfida e vediamo che succede, ma lo scopo è di essere ovunque. Domani esce una nuova piattaforma di distribuzione? Ok, ci voglio essere. Voglio arrivare a più persone possibili.

Qualche giorno fa durante l’esecuzione dell’inno nazionale prima della finale di Coppa Italia, Sergio Sylvestre ha avuto un attimo di esitazione, di smarrimento, e i social lo hanno massacrato. Per chi si espone al pubblico è normale ricevere critiche, tu come la vivi?
Personalmente non le leggo. Voglio evitare di farmi portare in basso dalle persone che odiano e dalla cattiveria che gira, non ci sono quasi mai commenti costruttivi. Quello che è successo contro Sylvestre è vergognoso, si è emozionato, io mi sarei limitato a dire “che carino, si è commosso”. Salvini gli ha anche contestato il pugno chiuso, ma di che stiamo parlando? Sylvestre è un grande cantante, uscito anni fa da un talent, fa tante canzoni in un mondo musicale che è sempre difficile. A noi artisti queste cose ci fanno stare male, il modo migliore è lasciar stare, ne parlavo con Mahmood prima del lockdown, anche lui ha deciso di non leggere più i messaggi sui social, ti perdi anche i messaggi belli ma rischi di incappare in un loop di negatività. Noi ci esponiamo, esponiamo le nostre vite e le nostre fragilità, scrivi anche per della gente che non è pronta a cogliere quello che canti, e non vedono l’ora di bastonarti quando sbagli. I fruitori di musica, chi vuole emozionarsi, sono tantissimi e non bisogna perdersi nella giungla degli haters. Instagram, i social, sono grandi modi per connettersi, ma grandi covi di rancorosi. Il mondo digitale rispecchia il mondo reale.
Tu hai fatto il capodanno in Piazza a Verona, e poi sei stato in tv da Enrico Ruggeri su Rai 1, di fronte ad un pubblico più maturo rispetto a quello di X-Factor.
Mi è piaciuto tornare in televisione, la magia di una diretta è una roba forte. Se la assapori per due mesi, poi tornarci a distanza di tempo ti dà molto gusto, è bello. Sono stato chiamato e mi è stata data fiducia in un contesto di grandi artisti. Era la prima volta che venivo chiamato come ospite, e non come concorrente.
Poco tempo prima la tua foto è stata inserita in copertina da Spotify nella sezione Indie Italiano.
È stato molto bello e venendo da un talent non era scontato. Suonavo per strada e mi pagavo le canzoni con la musica di strada. Sono contento sia passato questo e non il fatto di essere un prodotto da talent, come altri. Assante e Castaldo, gli autori di Una Storia da Cantare su Rai1, mi hanno voluto alle prime due puntate, è stato bello dividere il palco con artisti che avevo visto in tv fino a poco tempo prima.

Non possiamo non parlare di Sanremo, negli ultimi anni per molti artisti come Mahmood o lo Stato Sociale, è diventato un’opportunità per fare il salto definito al grande pubblico. Per te è un obiettivo? E se lo è, in quanto tempo ti sei prefissato di raggiungerlo?
Durante questa quarantena ho scritto tanto e ho scritto anche il pezzo per Sanremo. L’ho scritto e ho pensato proprio “voglio andarci a Sanremo”, ora se questa cosa è possibile non lo so. Cominciamo a sondare il terreno, Sanremo è un terno al lotto, non ci sono santi a cui votarsi, parlano le canzoni. Vediamo se il pezzo è valido, le canzoni parlano molto meglio di me, se il pezzo vale spero venga riconosciuto. Ci stiamo ragionando col management e con l’etichetta discografica. Questo secondo me è un pezzo giusto.
Non sappiamo quando riprenderà la normale attività per la musica live. Ti sei immaginato come sarà il tuo primo concerto?
Il sogno che ho è di fare un tour che preveda un bel giro in tutta Italia, per cantare con chi mi ha sostenuto, da Nord a Sud. Comunque non vedo l’ora di suonare e di cominciare la mia carriera live, che è il coronamento del progetto. Mi piace molto la Cavea dell’Auditorium, come posto e come situazione, ma mi basta suonare davanti al pubblico, praticamente ovunque.

La copertina del nuovo singolo di Eugenio Campagna:

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