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Letizia Battaglia: “Così ho scoperto che la fotografia poteva raccontare me stessa” | VIDEO

In esclusiva su TPI una clip tratta dal documentario "Letizia Battaglia - Shooting the Mafia", in arrivo nei cinema italiani a partire dal 16 luglio

“Le mie figlie erano cresciute e io volevo cambiare la mia vita, andarmene e basta. Mi presentai al giornale L’Ora in agosto, quando la maggior parte dei giornalisti era in vacanza e loro avevano bisogno come il pane di qualcuno che facesse cose”. Così la fotoreporter palermitana Letizia Battaglia racconta i suoi esordi. In esclusiva su TPI una clip tratta dal documentario “Letizia Battaglia – Shooting the Mafia”, in arrivo nei cinema italiani a partire dal 16 luglio, anniversario della strage di via D’Amelio. “Iniziai a capire, pian piano che la fotografia mi piaceva più della scrittura. Sentivo che con la fotografia, più che con la scrittura, potevo raccontare me stessa, esprimermi”, ricorda Battaglia.

Il doc – diretto dalla regista britannica Kim Longinotto e prodotto da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection – sbarca in Italia dopo aver preso parte a numerosi festival nazionali e internazionali. L’opera è un ritratto personale e intimo di Letizia Battaglia, pioniera del fotogiornalismo antimafia. Intrecciando interviste e testimonianze d’archivio, Kim Longinotto racconta la vita di un’artista passionale e coraggiosa, mostrando non solo un’esistenza straordinaria e anticonformista, ma anche uno spaccato di storia italiana.

Chi è Letizia Battaglia

Letizia Battaglia è nata a Palermo nel 1935. Si sposa a 16 anni, ha tre figlie, e inizia a lavorare come giornalista dopo il divorzio, nel 1971. Prende in mano una macchina fotografica quando scopre che avrebbe potuto vendere i suoi articoli, con più successo, se fossero stati accompagnati da immagini. È così che scopre la passione per la fotografia. Nel 1974, dopo un periodo a Milano – durante il quale incontra il fotoreporter Franco Zecchin, suo compagno di lunga data – torna a Palermo per lavorare per il giornale di sinistra L’Ora, fino alla sua chiusura nel 1990. Battaglia ha scattato quasi 600mila immagini per questo quotidiano.

Nel corso degli anni ha documentato la feroce guerra interna della mafia e il suo assalto alla società civile trovandosi, a volte, sulla scena di quattro o cinque diversi omicidi in un solo giorno. Il suo lavoro l’ha portata a produrre molte delle immagini iconiche che sono arrivate a rappresentare la Sicilia e la mafia in tutto il mondo. Le sue fotografie sono state descritte dal New York Times come “raccapriccianti, inquietanti, tragiche e, spesso, dolorosamente poetiche”.

Battaglia è stata anche coinvolta in questioni relative alle donne, all’ambiente e ai diritti dei detenuti. Per diversi anni ha smesso di fotografare ed è entrata ufficialmente nel mondo della politica. Dal 1985 al 1997 è stata membro del Consiglio comunale di Palermo con i Verdi. Il suo impegno politico è stato determinante nel salvare e rianimare il centro storico di Palermo.

Ha fondato una casa editrice, Edizioni della Battaglia, e pubblica ancora una rivista mensile per donne, Mezzocielo. Nel 1993, quando i pubblici ministeri a Palermo accusarono Giulio Andreotti, che era stato sette volte presidente del Consiglio italiano, la polizia ha perquisito gli archivi della Battaglia scoprendo due fotografie del 1979 di Andreotti con un importante mafioso, Nino Salvo, che aveva negato di conoscere. Queste foto sono diventate le uniche prove materiali della connessione tra Andreotti e la mafia siciliana. La stessa Battaglia aveva dimenticato di aver scattato quelle fotografie.

Nel 1985 Letizia Battaglia ha ricevuto il premio Eugene Smith e nel 1999 il Mother Johnson Achievement for Life mentre, nel 2007, è stata premiata con l’Erich Salomon-Preis, un premio alla carriera della Deutschen Gesellschaft für Photographie (DGPh) uno dei premi più prestigiosi in Germania. Nel 2009, infine, le è stato assegnato il Cornell Capa Infinity Award dall’International Center of Photography di New York. Letizia Battaglia ha recentemente focalizzato le sue energie sul suo ruolo di direttore del Centro Internazionale di Fotografia, il primo museo di Palermo dedicato alla fotografia, aperto nel novembre del 2017.

Leggi anche: “Via col vento” torna sul catalogo Hbo Max, ma con disclaimer: “Nega gli orrori dello schiavismo”

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