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Maria, la pensionata che con le sue piante fa rifiorire Bari e ci insegna a voler bene alle nostre città

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 23 Giu. 2019 alle 19:58 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:15
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Immagine di copertina

Pensionata Bari piante | A Bari c’è una donna che ha deciso di prendersi cura della sua città. No, no, fermi, nessuna candidatura a sindaco, nessun ruolo istituzionale. Maria Argentero è stata infermiera per una vita e quando è arrivata la pensione ha deciso di prendersi cura delle aiuole della su città. Semplicemente.

Con i suoi pochi strumenti di giardinaggio gira la città e coltiva fiori tra gli spazi verdi della città, colorando le strade e i quartieri. Racconta Maria a un giornale della sua città che la sua passione (diventata missione) è nata anni fa, quando ha deciso di piantare dell’aloe in un giardino davanti a casa sua.

Poi ha notato delle fioriere secche e abbandonate nel supermercato dove si recava abitualmente e ha pensato di ridargli vita, ottenendo il permesso dal titolare e addirittura la promessa che si sarebbero occupati di innaffiare.

Da lì ha cominciato a girare per tutta Bari, facendola fiorire come un commesso viaggiatore che porta, nel suo piccolo, un po’ di bellezza in giro. Una volontaria dei colori che negli anni ha coinvolto condomini, distributori di benzina, commercianti, in una comunità floreale che si impegna per avere il piacere godersi le piante e i fiori di Maria, dandole una mano, brigando per fare diventare la propria città più bella e unendosi in una missione che sembra minima e invece contiene tutti i valori (grandissimi) di chi contribuisce con la propria funzione e con il proprio mestiere alla crescita materiale e spirituale del proprio Paese, come dice l’articolo 4 della Costituzione.

E leggendo la storia di Maria m’è venuto subito da pensare a come sarebbe bello e come sarebbe facile che ognuno di noi decida di occuparsi di una porzione della propria città, uno spazio di cui decidiamo di prenderci la responsabilità uscendo dal nostro pianerottolo e dall’egoismo dei nostri angusti cortili.

Un Paese in cui ognuno la smette di pensare solo alle cose sue e decide di preoccuparsi anche di quelle che sono nostre, usando ciò che è pubblico con la stessa identica cura di ciò che è nostro e decidendo di volere bene al posto in cui abitiamo, lavoriamo, dove passiamo camminando al mattino, dove incrociamo i nostri riti quotidiani.

È una storia minima che contiene tanto cuore, quello che ci manca di questi tempi e quello che abbiamo paura di mostrare. E invece è facile dare il via a piccole rivoluzioni sociali. Talmente facile che, come a Maria, basta un annaffiatoio e un paio di forbici. E il coraggio di uscire dai nostri tetri egoismi, così comodi e così gretti.

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