In un anno uccisi 80 giornalisti “per aver esercitato la loro missione di informare”

Il bilancio annuale di Reporter Senza Frontiere: dopo tre anni di calo il numero di giornalisti uccisi è tornato ad aumentare

Di TPI
Pubblicato il 18 Dic. 2018 alle 21:24 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:21
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Immagine di copertina
Manifestazioni per Jamal Khashoggi e Jan Kuciak (Foto Ap/Getty Images)

L’anno nero dei giornalisti”. Così Reporter Senza Frontiere bolla il 2018. Sono 80, infatti, i giornalisti uccisi nell’anno in corso. Il dato che emerge dal bilancio annuale dell’organizzazione è in spaventoso aumento rispetto a quello del 2017 e, per la prima volta, è in salita dopo tre anni di calo.

Tra le vittime di quest’anno ci sono 63 giornalisti professionisti, con un incremento del 15 per cento rispetto all’ultimo anno; 13 giornalisti non professionisti contro i 7 dell’anno scorso e quattro collaboratori dei media, ha spiegato l’Ong con sede a Parigi, denunciando la violenza “senza precedenti” contro la categoria.

In totale – secondo Rsf – più di 700 giornalisti professionisti sono stati uccisi negli ultimi dieci anni.  Oltre la metà dei reporter sono stati “deliberatamente presi di mira e assassinati”, come l’editorialista saudita Jamal Khashoggi, ucciso il 2 ottobre scorso all’interno del consolato di Riad a Istanbul.

Stessa sorte per il giornalista slovacco, Jan Kuciak, trucidato nella sua abitazione il 21 febbraio scorso.

“L’odio verso i giornalisti proferito e persino sostenuto da leader politici, religiosi o uomini d’affari senza scrupoli ha conseguenze drammatiche sul terreno, e si traduce in un aumento preoccupante delle violazioni”, avverte Christophe Deloire, segretario generale di Rsf, che mette sotto accusa anche i social.

“Portano una pesante responsabilità in questo senso, questi sentimenti di odio legittimano la violenza e indeboliscono, ogni giorno di più, il giornalismo e con esso la democrazia”.

È di nuovo l’Afghanistan l’inferno per i reporter: nel 2018 qui hanno perso la vita 15 giornalisti, nove solo nel doppio attacco del 30 aprile scorso in cui sono stati presi di mira proprio gli operatori dell’informazione.

Seguono Siria, con un 11 morti, Messico (9), India (6) e Stati Uniti (6 morti, di cui 4 nell’attacco alla redazione di Capitolo Gazette del Maryland).

Nel 2018 è aumentato anche il numero di giornalisti detenuti: sono 348 (nel 2017 erano 326). Oltre la metà dei reporter in prigione si trova in cinque Paesi: Iran, Arabia Saudita, Egitto, Turchia e Cina.

Time nomina Persona dell’anno 2018 i giornalisti “guardiani”

Un dato, quello di Reporter Senza Frontiere, che dà ancora più risalto alla scelta di pochi giorni fa del Time di nominare “Persona dell’anno” diversi giornalisti che sono stati presi di mira da regimi autoritari.

La rivista ha dedicato ai “Guardiani” quattro copertine: una all’editorialista saudita del Washington Post, mentre nelle altre prime pagine ci sono i cinque giornalisti di Capital Gazette, il quotidiano del Maryland, uccisi in un assalto alla redazione. Poi, Wa Lone a Kyaw Soe Oo, i due giornalisti della Reuters arrestati e condannati in Myanmar, e, infine, la giornalista filippina Maria Ressa, oggetto di minacce da parte del governo Duterte.

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