“Bloccare l’importazione di carne dal Brasile”: così la Finlandia sfida Bolsonaro per salvare l’Amazzonia

Durante il G7, la Finlandia ha avanzato l’ipotesi di bloccare l’importazione di carne brasiliana, un’attività produttiva che favorisce la deforestazione nell’Amazzonia brasiliana

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 26 Ago. 2019 alle 11:37 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:05
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Immagine di copertina
Credit: Photo by Lula SAMPAIO / AFP

Bloccare importazioni carne dal Brasile: la proposta della Finlandia

Le immagini che continuano ad arrivare dall’Amazzonia sono sempre più preoccupanti. Da tre settimane la terra brucia e in Amazzonia è record di incendi, nel 2019. La denuncia è arrivata dall’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile (Inpe): si tratta del numero più alto dal 2013.

L’iper-consumo di carne e gli incendi dell’Amazzonia sono legati: ecco perché

Di fronte a una catastrofe di questa portata, gli stati europei cominciano a pensare a delle misure di lungo periodo. Come la Finlandia che avanza l’ipotesi di bloccare le importazioni di carne dal Brasile.

Mika Lintilä ministro delle finanze della Finlandia che durante il G7 di Biarritz in Francia di un paio di giorni fa, ha proposto all’Unione europea di prendere in considerazione la possibilità di vietare le importazioni di carne bovina dal Brasile, un’attività produttiva che favorisce la deforestazione nell’Amazzonia brasiliana.

Gli allevamenti intensivi e gli incendi in Amazzonia

Come sappiamo, i recenti incendi in Amazzonia e gli allevamenti intensivi sono legati. La popolazione mondiale è in continuo aumento, tant’è che nel 2050 la terra sarà abitata da 9,1miliardi di persone. Davanti a questo scenario i diversi Stati stanno agendo soprattutto per il controllo delle risorse alimentari che diventeranno un importante strumento geopolitico.

In Brasile, dove c’è il più importante “polmone”del pianeta, gli agricoltori utilizzano il fuoco per ottenere terre da coltivare sottraendole alla foresta amazzonica. Gli incendi in Amazzonia avvengono ogni anno e sono un problema noto. Nell’arco di soli 40 anni la foresta Amazzonica si è ridotta del 20 per cento, a favore delle monocolture.

La prospettiva di aumentare le coltivazioni di soia e quindi avere un importante ritorno economico e potere geopolitico è la spinta a produrre il disastro ambientale a cui stiamo assistendo. Diventare la fonte primaria per tutta la produzione di carne mondiale e quindi controllarne il mercato sta permettendo la distruzione del più grande patrimonio dell’umanità sia in senso di biodiversità che di flora necessaria alla produzione dell’atmosfera terrestre.

Bolsonaro, non condivide affatto questa tesi. Secondo il presidente del Brasile, infatti, sarebbero invece le ong ad aver appiccato il fuoco per vendicarsi contro il governo che ha tagliato i fondi.

La proposta della Finlandia

Ma i ministri europei intendono perseguire la loro strada. Il ministro Mika Lintilä vuole esortare le istituzioni europee a “capire urgentemente se è possibile frenare le importazioni di carne di manzo dal Brasile nei paesi dell’Unione europea come risposta di dissenso agli incendi” di quello che viene considerato il polmone verde del mondo.

Mika Lintilä condannando fermamente la distruzione della foresta pluviale amazzonica chiede delle misure concrete, come il blocco dell’importazione di carne brasiliana, ma non è detto che la Commissione europea, che ha pieni poteri nelle aree commerciali, accetti la proposta per motivi giuridici. Attualmente, la Finlandia detiene la presidenza di turno dell’Unione europea.

Nel 2018, il Brasile ha esportato 118,3 mila tonnellate di carne bovina nell’Unione europea, che ha prodotto 728 milioni di dollari americani, secondo i dati dell’Associazione brasiliana delle industrie esportatrici di carne (Abiec).

Durante il G7, tutta la comunità ha espresso preoccupazione, ma alla domanda su come l’esecutivo della comunità possa fare pressione sul presidente brasiliano Jair Boslonaro affinché si conformi alle norme ambientali internazionali e all’accordo di Parigi, la portavoce della comunità Mina Andreeva ha ricordato che l’accordo commerciale tra l’UE e i paesi del Mercosur contiene disposizioni giuridicamente vincolanti che obbligano gli Stati a metterle in atto.

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