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Pd, Zingaretti “avverte” Base Riformista: se vogliono uscire dalla segreteria la porta è aperta

Immagine di copertina
A sinistra il ministro della Difesa Lorenzo Guerini (foto da Facebook). A destra il segretario Pd Nicola Zingaretti (Credit: Ansa)

Ieri la riunione della corrente di minoranza interna del Pd che fa capo a Lorenzo Guerini e Luca Lotti

“Ottenuti i posti nel governo, ora cominciano a colpire la segreteria”. Questo è quello che si pensa al Nazareno a proposito di Base Riformista (non a caso subito soprannominata Base Leghista) subito dopo la riunione di corrente di ieri dove si è ribadito la necessità di fare un “congresso vero”. Tradotto significa: primarie al più presto e Zingaretti si accomodi alla porta.

Prima però c’è da attraversare il “guado” ed è un problema non da poco: l’assemblea convocata per il 13 e 14 marzo. Soltanto in quella sede si potrà decidere il futuro del Pd, ovvero i tempi e i modi della discussione interna. E qui per gli oppositori del Zinga nazionale saranno dolori.

“I numeri sono numeri” spiegano ambienti vicini al segretario e a meno che Franceschini non lo molli repentinamente per passare con gli “altri” non c’è partita con buona pace di chi vorrebbe disfarsi del leader Pd (nella conta in assemblea non ci sarà storia; Zingaretti alle primarie ottenne il 66 per cento dei consensi, percentuali che si ritroveranno nell’assemblea che il 14 marzo deciderà se, come e quando celebrare l’eventuale congresso).

In tal caso Base Riformista potrebbe uscire dalla segreteria Pd come qualche alto esponente della corrente paventa? Se così fosse dalle parti del Nazareno nessuno si straccerebbe le vesti. D’altra parte, chiosano, fummo noi a volerli in segreteria anche se da statuto (i componenti della segreteria spettano alla maggioranza uscita vittoriosa dal congresso) avremmo potuto tranquillamente farne a meno. Insomma, quelli di Base Riformista sono avvertiti: se vogliono uscire dalla segreteria la porta è aperta.

Leggi anche: 1. Pd, Zingaretti: “Primarie nel 2023”. Resta alleanza con M5s, Conte non sarà federatore /2. Pd: dopo Bonaccini, Salvini “flirta” anche con il sindaco Nardella (critico verso Zingaretti) /3. Caro Zinga, è ora: cambia lo statuto e dimentica le dinamiche romane (di Roberto Bertoni)

4. Il gioco di sponda fra i due Matteo per far litigare il Pd (di Marco Antonellis) /5. Il Pd frena sull’ingresso del M5S nei Socialisti europei. Calenda: “Se entrano loro, io esco” /6. Zingaretti apre ai 5 Stelle nella giunta del Lazio: e per Torino il Pd pensa a Claudio Marchisio

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