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Referendum: il PD alla ricerca di una difficile sintesi tra sostenitori del Sì e del No

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All'inizio di settembre la direzionale nazionale del partito sarà chiamata a dirimere i numerosi dubbi che serpeggiano tra esponenti di punta e militanti di base. E se non si trovasse una posizione univoca? La "libertà di coscienza" invocata da alcuni non pare convincere tutti

Referendum taglio parlamentari: Pd cerca sintesi tra sostenitori del Sì e del No

Il “Comitato Democratici per il No”, tramite un gruppo di iscritti al Pd, ha deciso di presentare ricorso ai garanti nazionali dei Dem, lamentando il fatto che la posizione favorevole al Sì al referendum sul taglio dei parlamentari, che pure appare maggioritaria, non sia mai stata “ufficialmente deliberata da alcun organo del partito”, come denunciano gli interessati.

A prima vista potrebbe apparire una notizia di secondaria importanza, anche perché è già noto che la Direzione nazionale del Pd si riunirà all’inizio di settembre e ovviamente il referendum sulla riduzione dei parlamentari sarà all’ordine del giorno. Tuttavia, chi è abituato a leggere tra le righe non fatica a scorgere due temi piuttosto interessanti: uno rispetto ai posizionamenti interni e l’altro sul merito della questione.

I Dem iscritti al “Comitato Democratici per il No” lamentano il fatto che nella Festa nazionale del partito non sarebbe dato spazio ad alcun dibattito sul referendum, affermando: “Con ogni evidenza il gruppo dirigente si prepara a schierarsi per il Sì, contraddicendo ogni sua precedente posizione (che ancorava il Sì a precisi contrappesi che non sono mai stati approvati) per pure ragioni di opportunità politica”. Il messaggio sembra indirizzato soprattutto al vicesegretario Andrea Orlando, che in un’intervista a TgCom24 ha annunciato il suo voto favorevole, aggiungendo: “Non credo che il partito lascerà libertà di coscienza”.

Sono schierati per il Sì anche il costituzionalista Stefano Ceccanti, l’ex segretario Maurizio Martina (che definisce “di sinistra” il taglio dei parlamentari) e quella che si stima essere una maggioranza del partito, anche se prima dell’esplicitazione delle varie posizioni in Direzione ogni valutazione è basata più sulle sensazioni che su dei dati inoppugnabili.

In quanto al merito della questione, la necessità di un confronto veramente aperto emerge anche nel corso di una chiacchierata informale tra TPI e Gianni Cuperlo, il quale, pur essendo stato il primo e uno dei più autorevoli esponenti Pd a schierarsi per il No, riconosce con grande apertura la ragionevolezza delle ragioni di chi la pensa diversamente, a partire dal fatto che tale posizione è stata concordata con il Movimento Cinque Stelle al momento di varare l’inedita alleanza che ha cambiato il corso politico del Paese.

Tuttavia, a un anno di distanza dalla nascita del governo giallorosso, nessuno dei cinque contrappesi indicati come necessari per compensare il taglio dei deputati (da 630 a 400) e dei senatori (da 315 a 200) è stato realizzato nei regolamenti parlamentari e nella legge elettorale. Questo indebolisce di molto le pur comprensibili ragioni del Sì e non è casuale che al fronte del No si siano uniti non solo altri esponenti del PD (tra cui Giorgio Gori, Tommaso Nannincini, Matteo Orfini, Walter Tocci e Luigi Manconi), ma deputati di altri partiti (come Nerina Dirindin e Lucrezia Ricchiuti di Art. 1), intellettuali vicinissimi al centrosinistra (Massimo Cacciari e Mario Tronti), nonché La Repubblica e le altre testate del Gruppo Gedi, oltre all’Anpi e alle “Sardine”, sempre più vicine all’area progressista dopo il fattivo contributo dato alla conferma di Stefano Bonaccini alla guida dell’Emilia Romagna.

Il mancato completamento del progetto elaborato da preordinato tra Pd e M5S ha spinto anche Goffredo Bettini – uno dei principali sostenitori di questo accordo – a sostenere che “senza legge elettorale, il taglio dei parlamentari può essere pericoloso per il regime democratico”. Ciò nonostante, i sondaggi effettuati sugli elettori continuano a indicare un ampio vantaggio del Sì, favorito anche dal fatto che per il referendum confermativo non è previsto un quorum.

Un quadro così articolato genera una serie di dubbi sicuramente degni di una riflessione approfondita, nel segno di un partito che tiene a definirsi “non irregimentato come altri, che sembrano caserme”. La nota pluralità di visioni all’interno del Pd – che talvolta viene percepita come una debolezza, invece che come una ricchezza – difficilmente sarà incasellata in un orientamento univoco, anche perché, come spiegano fonti molto vicine alla segreteria, “nella storia democratica c’è sempre stata libertà di coscienza di fronte alle scelte nette imposte dai referendum, soprattutto se si tratta di temi etici o, come in questo caso, di valori fondamentali quali quelli legati alla Costituzione”. La situazione è quindi ancora decisamente fluida e la Direzione di inizio settembre rappresenterà un passaggio fondamentale: la concomitanza tra il Referendum e le elezioni regionali rischia di trasformarsi in un test per la maggioranza di Governo, con il centrodestra è pronto ad approfittare anche a livello nazionale di un’eventuale affermazione in questa tornata. Le scelte assunte in questa fase possono quindi risultare davvero determinanti.

Leggi anche: 1. Taglio dei parlamentari, cosa prevede la riforma e cosa cambia / 2. Taglio dei parlamentari, Emma Bonino a TPI: “Proposta demagogica” / 3. La politologa Urbinati a TPI: “Taglio dei parlamentari? Così il M5S favorisce la casta”

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