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Referendum, cosa succede adesso con la vittoria del Sì

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 22 Set. 2020 alle 09:51 Aggiornato il 22 Set. 2020 alle 10:01
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Immagine di copertina

Referendum, cosa succede adesso con la vittoria del Sì

La vittoria del Sì al referendum ha reso ufficiale il taglio del numero dei parlamentari, con gli attuali 945 più i senatori a vita che diventeranno 600, ma cosa succede adesso? Quali saranno i prossimi step della riforma? E soprattutto, da quando inizieremo a vederne gli effetti? Partiamo subito rispondendo all’ultima domanda. Sebbene il popolo abbia deciso di ridurre il numero di deputati e senatori, non si andrà adesso a elezioni anticipate. La legislatura in corso, infatti, verrà portata a termine con gli attuali numeri a Montecitorio e Palazzo Madama. Il taglio dei parlamentari verrà dunque applicato a partire dal 2023.

In questi tre anni, però, ci saranno altri passi da fare nel percorso che porterà il nostro Paese ad avere il numero più basso di parlamentari ogni 100mila abitanti in Europa. Il prossimo step, senza ombra di dubbio, è quello della legge elettorale. Alla Camera è già sotto esame un testo che prevede, al momento, il ritorno al sistema proporzionale con uno sbarramento al cinque per cento e il diritto di tribuna per le formazioni politiche più piccole. Vanno ridefinite infatti le regole del gioco, in base alla nuova geografia dei collegi, ma anche in base al nuovo numero di seggi. Il Governo, secondo quanto previsto dalla legge, ha 60 giorni per adottare un decreto legislativo che ridisegna i collegi elettorali. La riforma, infatti, prevede che il numero dei collegi per il Senato – su base regionale – scenda da sette a tre, con l’eccezione di Val d’Aosta (un seggio) e Molise (due). Una regola che penalizza soprattutto Umbria e Basilicata, che scendendo da sette a tre seggi perdono il 57,1 per cento della rappresentanza a Palazzo Madama.

Parallelamente alla legge elettorale, il taglio del numero dei parlamentari richiede una serie di altre riforme, necessarie per far funzionare il sistema sulla base delle nuove Camere. Bisognerà, su tutto, rivedere l’attuale sistema di elezione del presidente della Repubblica, con il numero dei delegati regionali che dovrebbe essere rivisto al ribasso rispetto agli attuali 58. Vanno modificati anche i regolamenti parlamentari, ad esempio riguardo al ruolo delle commissioni, che diventeranno molto meno numerose. Prima del 2023, dunque, il lavoro c’è ed è tanto: solo con tutti questi step il sistema istituzionale italiano potrà funzionare dopo il taglio del numero dei parlamentari.

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