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Renzi e Salvini: i veri sconfitti di queste regionali sono i due Matteo

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Matteo Salvini e Matteo Renzi. Credit: ANSA

Tanti mezzi vincitori, due grandi sconfitti. I risultati delle regionali e quello – più scontato – del referendum sul taglio dei parlamentari potrebbero rappresentare la più grande sconfitta politica per Matteo Salvini, forse addirittura quella definitiva. Il “capitano” ha fallito la presa della “rossa” Toscana, dove Eugenio Giani ha staccato la sua candidata di otto punti, così come quella della Puglia, dove neanche il “soccorso rosa” di Italia Viva è riuscito a strappare la regione a Michele Emiliano, abile nel mettere insieme tutto e il contrario di tutto per centrare il risultato.

Il centrodestra deve così accontentarsi dell’elezione di Francesco Acquaroli nelle Marche (dove il risultato era abbastanza scontato) e delle riconferme di Giovanni Toti e Luca Zaia, che si è ripreso il Veneto con percentuali bulgare (trascinato dalla sua lista che ha surclassato tutte le altre, Lega compresa).

Lo sperato 6-1 della vigilia è così diventato un 3-3, con l’unica regione in più guadagnata, rispetto alla precedente tornata, in quota a quella Giorgia Meloni che ora, incassata la sua mezza vittoria, potrà iniziare seriamente a lavorare nell’ombra per strappare la leadership della coalizione al leghista forte dei risultati ottenuti da Fratelli d’Italia, l’unico partito del centrodestra che cresce in tutte le regioni.

In un colpo solo, il leader del Carroccio ha fallito miseramente il doppio obiettivo di dare una spallata al Governo e tenere vive le ultime flebili speranze di elezioni anticipate.

Da questi risultati Giuseppe Conte esce più forte di prima e la legislatura è praticamente blindata fino al 2023, grazie alla larga vittoria dei Sì al referendum: ora, infatti, nessun partito di maggioranza e di opposizione ha più un reale interesse ad andare a elezioni per ritrovarsi meno parlamentari sia in caso di vittoria che di sconfitta, amen.

Per Matteo Salvini ora la partita si fa complicata anche dentro il suo stesso partito. Se i numeri di queste ore verranno confermati, la caduta di consenso della Lega e del suo capo sarà certificata anche da voti reali e non più dai soli sondaggi. E al netto delle frasi di rito, i “generali” – Luca Zaia in testa – potrebbero logorare dall’interno il “capitano”, che ora teme di fare la fine di un altro celebre Matteo.

E proprio Matteo Renzi è l’altro grande sconfitto di questo election-day: Italia Viva si conferma al 2% su scala nazionale. Nella “sua” Toscana, dove più teneva a contarsi, l’ex premier raccoglie poco più del 4%, doppiando le percentuali ottenute dal partito nelle altre regioni, con il povero Ivan Scalfarotto, in Puglia, a mettere la faccia su un desolante 1,8%.

Veniamo ai vincitori. Vince Giuseppe Conte, il voto che poteva dare una spallata al suo Governo lo ha reso più stabile di prima. Vince Nicola Zingaretti, che su un risultato così avrebbe messo la firma: il Partito Democratico tiene un po’ ovunque e gli spettri di Bonaccini e del congresso si allontanano, così come quello di un rimpasto di Governo che a questo punto, se proprio dovrà essere, sarà un ritocco e non uno stravolgimento. Vince anche Luigi Di Maio, che nelle ultime settimane aveva messo la faccia sul Sì al taglio dei parlamentari, riprendendosi un po’ la scena dopo mesi d’ombra. Sia chiaro, il Movimento 5 Stelle incassa risultati deludenti un po’ in tutte le regioni, ma porta a casa una delle sue bandiere.

Insomma, nell’Italia post-Covid, un Paese ferito che cerca di rialzarsi, la voglia di stabilità vince su slogan, selfie, photo opportunity e tour enogastronomici.

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