Sempre più politici hanno il Coronavirus: ecco perché e cosa ci raccontano i casi di Zingaretti e degli altri

La sindaca di Piacenza, l'assessore dell'Emilia Romagna, l'uomo della scorta di Matteo Salvini: personaggi pubblici positivi al virus e punti di riferimento che vacillano. Perché sempre più politici risultano contagiati? Se da un lato sono i più esposti, sono anche i più monitorati: cosa ci insegnano i casi di Zingaretti e degli altri

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 7 Mar. 2020 alle 16:01 Aggiornato il 13 Mar. 2020 alle 15:45
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Immagine di copertina

Politici e Coronavirus: se anche Zingaretti ce l’ha, possiamo ammalarci tutti

Prima la collaboratrice del governatore della Lombardia, Attilio Fontana, poi la sindaca di Piacenza, Patrizia Barbieri, poi il segretario dem e governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e adesso, oltreoceano, anche il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro. Sempre più politici sono affetti dal Coronavirus. Ne parlano in pubblico, lo rendono noto, rassicurano i cittadini. “Ce l’ho, ma sto bene, continuerò tranquillamente a lavorare da casa, la mia famiglia è in quarantena, la Asl sta contattando le persone che mi sono state vicine”, ha dichiarato il leader del Partito Democratico nella diretta Facebook in cui ha comunicato di aver contratto il Covid-19. Non dovrebbe stupire: ora in Italia i contagiati sono oltre 12mila, nel mondo 128mila, un numero che probabilmente aumenterà guardando alla curva del contagio, e dunque tra questi può capitare di trovarci anche un personaggio pubblico.

Eppure il video diffuso dal governatore della Regione Lazio sabato scorso, 7 marzo, nonostante le parole rassicuranti, tutto fa purché tranquillizzare, perché l’idea di un politico con il virus amplifica l’effetto psicosi che suscita l’immagine di una persona normale, che non ricopre cioè incarichi pubblici, ammalata. “Anche i politici hanno il Coronavirus”, viene da pensare. Anzi, soprattutto loro. La settimana scorsa è risultato positivo al Covid-19 anche un agente del dispositivo di sicurezza di Matteo Salvini, ovvero un uomo molto vicino all’onnipresente capo dell’opposizione, il quale ha dichiarato di non essere entrato in contatto diretto con lui ma che risulta così, nell’immaginario comune, più vulnerabile alla malattia. E poi il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, gli assessori regionali alla sanità e alle pari opportunità dell’Emilia Romagna, Raffaele Donini e Barbara Lori, l’assessore lombardo Alessandro Minzolini, il deputato Claudio Prodazzini. In Francia è risultato positivo al Covid-19 il capo gabinetto di Emmanuel Macron, in Canada la moglie del premier Justin Trudeau, che ora si metterà in quarantena insieme al marito.

Proprio come per il video che ritrae il vice ministro della Salute iraniano, Iraj Harirchi (uno dei primi politici risultato positivo quando il Coronavirus non era ancora stata dichiarata una “pandemia”), mentre suda accanto al portavoce del governo in conferenza stampa, il contagio di uomini delle istituzioni trasmette un’immagine di debolezza che destabilizza chi in quei personaggi cerca invece un punto di riferimento. Sono i politici quelli che ascoltiamo in modo quasi ossessivo in mancanza di certezze, quando ci sono troppi messaggi discordanti tra loro o non vogliamo credere alle brutte notizie, e trovarsi di fronte a un uomo di stato che si ammala significa veder vacillare punti di riferimento importanti se non fondamentali. Zingaretti era quello che scriveva su Facebook: “Non perdiamo le nostre abitudini, prendiamo esempio dal sindaco Sala, usciamo a bere un aperitivo o per mangiare una pizza”. Ma anche lui si è ammalato.

C’è poi un secondo risvolto: se da un lato la malattia umanizza i politici – aspetto che in tempi di pace potrebbe addirittura favorirli nei sondaggi – in questo caso contribuisce a diffondere la sensazione che questo virus, se colpisce persino loro, possa colpire proprio tutti. Non solo per l’effetto d’immedesimazione, ma anche perché materialmente i politici sono quelli che per antonomasia incontrano più persone. Chi non ha pensato alla quantità di gente con cui entra giornalmente in contatto un uomo della scorta di Salvini, o alla conferenza stampa tenutasi solo una settimana fa presso la Regione Lazio in cui Zingaretti comunicava le nuove disposizioni regionali in materia di sanità davanti a una platea di giornalisti? E a tutti gli altri incontri più o meno istituzionali a cui ha presenziato, anche negli ultimi giorni. Basta guardare le immagini che scorrono sulla sua pagina social per vederlo immerso tra la folla a stringere mani. Vale lo stesso per sindaci, primi ministri o assessori, anche loro ormai parte del triste bilancio delle vittime contagiate dal Coronavirus in Italia e nel mondo.

E sembra essere proprio questo, ovvero la quantità di persone con cui gli uomini delle istituzioni entrano in contatto ogni giorno e l’impossibilità di evitare questo tipo di contatti occasionali, il motivo per cui i politici sono più suscettibili alla malattia. A confermarlo a TPI Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano: “Un politico vede moltissime più persone rispetto a una persona normale, più o meno di sfuggita, con sintomatologia meno rilevante, e ha meno possibilità di proteggersi e avere attenzione personale rispetto a un cittadino”, osserva Pregliasco. Significa cioè che una persona comune, non essendo obbligata a stare in contatto con gli altri, se camminando incontra qualcuno che tossisce per strada, è libero di allontanarsi. Un politico, no. “Un cittadino comune ha a che fare con poche persone e può allontanarsi da uno starnuto. Guarda in cagnesco il passante e passa avanti. I politici vengono infettati perché statisticamente c’è probabilità maggiore che incontrino persone da cui non possono allontanarsi”.

E, come traspare anche dalle decisioni ministeriali e dalle norme diffuse negli ultimi giorni, solo ridurre la frequenza di contatti occasionali limita la possibilità di contrarre l’infezione. Eppure, all’orizzonte, spunta una seconda ipotesi. Ovvero che i politici, rispetto agli altri cittadini e ad altre categorie, non siano solo i più esposti, ma anche i più monitorati, e per questo sempre più di loro risultano positivi al Coronavirus. Se la Regione Lazio conta una popolazione di circa 6 milioni di abitanti, dove fino ad ora sono stati registrati circa 200 casi, com’è possibile che, tra 6 milioni di persone, proprio Zingaretti sia risultato positivo al virus? Non sarà semplicemente che, pur non mostrando particolari sintomi, abbia effettuato il tampone per via del ruolo che ricopre, a differenza di tanti altri cittadini che vivono “normalmente” senza effettuarlo? I tamponi in Italia vengono centellinati, e in altre parti del mondo, come negli Stati Uniti, sono costosissimi. Va da sé che fare il test risulta un privilegio. In quest’ottica, non sorprende che anche la star di Hollywood, Tom Hanks, sia risultata positiva.

Forse il fatto che sempre più politici e personaggi noti risultino positivi al virus indica che questo sia molto più diffuso di quello che pensiamo, e cioè che molte più persone di quello che pensiamo potrebbero averlo contratto, laddove quella dei politici è tra la categorie più monitorate, e dunque un buon indicatore dell’estensione della pandemia.

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