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Renzi lascia il Pd: “Uscire dal partito sarà un bene per tutti, anche per Conte”

L'ex segretario dem ha spiegato in un'intervista i motivi che lo hanno spinto ad abbandonare il Partito Democratico

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 17 Set. 2019 alle 07:10 Aggiornato il 17 Set. 2019 alle 08:30
Immagine di copertina

Matteo Renzi lascia il Pd: “Uscire dal partito sarà un bene per tutti”

Ora è ufficiale: Matteo Renzi lascia il Pd. La notizia, ormai nell’aria da giorni, era stata anticipata dalla telefonata che l’ex segretario dem ha fatto nella serata di ieri, lunedì 16 settembre, al premier Giuseppe Conte per informarlo della sua decisione di lasciare il partito e ribadirgli lealtà nei confronti del governo.

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Ora a motivare i motivi che si nascono dietro l’ennesima scissione interna al Partito Democratico è lo stesso ex sindaco di Firenze in una lunga intervista a La Repubblica.

“Voglio passare i prossimi mesi a combattere contro Salvini” afferma Renzi, spiegando le ragioni che lo hanno convinto allo strappo.

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La scissione, secondo Renzi “è un bene per tutti, anche per il governo Conte. E ora Zingaretti non avrà più l’alibi di dire che non controlla i gruppi pd perché saranno “derenzizzati” I I gruppi autonomi – continua l’ex segretario – nasceranno già questa settimana. E saranno un bene per tutti”.

Alla domanda su che cosa rimproveri all’attuale segretario Nicola Zingaretti, Renzi risponde: “Non ho un problema personale con Zingaretti, né lui ha un problema con me. Abbiamo sempre discusso e abbiamo sempre mantenuto toni di civiltà personali. Qui c’è un fatto politico. Il Pd nasce come grande intuizione di un partito all’americana capace di riconoscersi in un leader carismatico e fondato sulle primarie. Chi ha tentato di interpretare questo ruolo è stato sconfitto dal fuoco amico. Oggi il Pd è un insieme di correnti. E temo che non sarà in grado da solo di rispondere alle aggressioni di Salvini e alla difficile convivenza con i 5 Stelle”.

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Matteo Renzi e il segretario del Pd Nicola Zingaretti

Renzi lascia il Pd: l’ex segretario rivendica i suoi successi

“Ho portato il Pd al massimo mai raggiunto: 41%. Ho garantito anni di governo che hanno portato le unioni civili, il dopo di noi, le leggi sul sociale e sulla cooperazione internazionale. Abbiamo fatto un incredibile piano per le aziende. Finalmente si è iniziato una lotta all’evasione fiscale seria. Il Pil era negativo e lo abbiamo portato in terreno positivo. Chi guadagna poco ha almeno gli 80 euro, su cui tutti fanno ironie ma che nessuno tocca”.

“Quando sono arrivato c’erano 20 milioni di euro sulla povertà, quando sono andato via 2,7 miliardi, e altri 2 sulle periferie. C’è più sinistra in questo elenco che in anni di rivendicazioni e convegni della ditta” dichiara l’ex segretario.

Eppure “sono cinque anni che mi dicono che rovino il Pd. Diciamo la verità: c’è una corrente culturale nella sinistra italiana per la quale io sono l’intruso”.

L’ex segretario Pd poi rincara la dose: “Mi hanno sempre trattato come un estraneo, come un abusivo, anche quando ho vinto le primarie. Ancora oggi c’è una corrente culturale che paragona i due Matteo mettendoli sullo stesso piano. È il riflesso condizionato di quella sinistra che si autoproclama tale e che non accetta di essere guidata da uno che non provenga dalla Ditta. Del resto il contrappasso è semplice: io esco, nei prossimi mesi rientrano D’Alema, Bersani e Speranza. Va via un ex premier, ne torna un altro. Tutto si tiene”.

“Ma non è questo che mi fa uscire – afferma l’ex premier – Mi fa uscire la mancanza di una visione sul futuro”.

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Renzi scissione Pd: il nuovo partito

Renzi, dunque, lascia il Pd, ma in quanti lo seguiranno? “I parlamentari saranno trenta, più o meno. Non dico che c’è un numero chiuso, ma quasi. La vera sfida saranno le migliaia di persone che sul territorio faranno qualcosa di nuovo e di grande. E la Leopolda sarà un’esplosione di proposte. Ci riconoscerete dal sorriso, non dal rancore. Voi la chiamate scissione, io la chiamo novità. E non mi sentirete mai parlare male di Zingaretti o Orlando o Franceschini: a loro mando un abbraccio e auguro buon lavoro. Quando una storia finisce, finisce. Restiamo amici, se vi va. Ma anche se non vi va, per noi non sarete mai nemici”.

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Sulle dichiarazioni di Enrico Letta, che pochi giorni fa aveva detto “Non posso credere che Renzi vada via perché non c’è un sottosegretario di Pontassieve”, Matteo Renzi afferma che “Per rispetto della sua intelligenza non commento una simile idiozia”.

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Ora l’ex presidente del Consiglio formerà un nuovo partito, il cui nome, però, non viene svelato, anche se i rumor dicono con insistenza che si chiamerà “L’Italia del sì”. “Non sarà un partito tradizionale, sarà una casa. E sarà femminista con molte donne di livello alla guida. Teresa Bellanova sarà la capo delegazione nel governo. Una leader politica, oltre che una ministra. Per me le donne non sono figurine e l’ho sempre dimostrato. In ogni provincia a coordinare saranno un uomo e una donna: la diarchia è fondamentale per incoraggiare la presenza femminile”.

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Il primo appuntamento ufficiale del nuovo partito di Matteo Renzi sarà alla Leopolda, quest’anno in programma da venerdì 18 a domenica 20 ottobre, anche se l’ex premier ci tiene a precisare che “La Leopolda non è mai stata una manifestazione di partito. La aprirà Dario Nardella, che è mio fratello e che resterà nel Pd. Certo sarà chiusa come sempre dall’intervento di Teresa Bellanova e sarà la sede in cui presenteremo il simbolo. Ma sarà uno spazio di libertà per tutti. Parleremo dell’Italia 2029, dei prossimi 10 anni, non dei prossimi 10 giorni”.

Renzi, poi, specifica che “La prima elezione cui ci presenteremo saranno le politiche, sperando che siano nel 2023. E poi le Europee del 2024. Abbiamo tempo e fiato”.

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Ma un Pd diviso non rischia di rafforzare il centrodestra? Non secondo l’ex segretario. “Io voglio fare la guerra a chi semina odio. I prossimi anni li voglio passare in contrapposizione frontale contro il populismo di Salvini. Voglio sperare che anche il Pd si preoccupi di lui e non di Matteo Renzi. Non ci sono più alibi, non c’è più il parafulmine, ognuno cammini libero per la sua strada. In mezzo alla gente, non solo nei gruppi parlamentari. La guerra voglio farla a Salvini, non a Zingaretti. Lascio la comodità e mi riprendo la libertà”.

Matteo Renzi, dunque, lascia il Pd ma non senza togliersi un ultimo sassolino dalla scarpa. Secondo l’ex segretario, infatti, se Salvini ora è all’opposizione lo si deve soprattutto a lui.

“Aver mandato a casa Salvini resterà nel mio curriculum come una delle cose di cui vado più fiero. Se penso a come erano rappresentate le istituzioni un mese fa dico che il Conte bis è un miracolo” afferma l’ex segretario.

L’ex segretario del Pd questa sera sarà ospite di Porta a Porta, il programma di Bruno Vespa in onda su Raiuno in seconda serata, per spiegare in modo più dettagliato quali sono i motivi della scissione e i suoi piani per il prossimo futuro: dalla formazione di un nuovo gruppo parlamentare, ancora in forse a Palazzo Madama, alle prossime mosse da attuare.