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Renzi telefona a Conte e annuncia il suo addio al Pd: “Ma resta il sostegno al governo”

Di Antonio Scali
Pubblicato il 16 Set. 2019 alle 22:26 Aggiornato il 16 Set. 2019 alle 22:59
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Renzi telefona a Conte per annunciare l’uscita dal Pd ma sostegno al governo

Matteo Renzi ha chiamato il premier Giuseppe Conte per annunciargli il suo addio al Partito Democratico. Il senatore ed ex presidente del Consiglio ha chiamato anche i presidenti Camera e Senato Roberto Fico ed Elisabetta Alberti Casellati.

Al tempo stesso, Renzi ha confermato il “sostegno convinto” all’esecutivo presieduto proprio da Conte. Una mossa che nelle ultime ore era sempre più nell’aria, tanto che si attendeva il clamoroso annuncio per la giornata di domani, 17 settembre, nel corso della trasmissione Porta a Porta di Rai 1.

Nelle ultime ore c’è stata dunque un’accelerazione, che ha portato alla rottura definitiva da parte dell’ex segretario del Pd. Fonti vicine a Renzi confermano che l’uscita dal Pd annunciata per domani non avrà ripercussioni sulla tenuta dell’esecutivo.

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Una sorta di rassicurazione dunque per il nuovo governo, che soprattutto al Senato non gode di una maggioranza molto ampia. La marcia verso un nuovo partito, dunque, è sempre più spedita, tanto che si fanno già ipotesi sul possibile nome: per qualcuno si chiamerà l’Italia del Sì.

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Renzi lascia il Pd, Franceschini: “Le divisioni fecero trionfare Mussolini”

Una notizia che ha subito agitato l’ambiente del Pd, e in particolare la chat tra i deputati. Sarebbe intervenuto tra gli altri anche Dario Franceschini: “Nel 1921-22 il fascismo cresceva sempre più, utilizzando rabbia e paure. Popolari, socialisti, liberali avevano la maggioranza in Parlamento e fecero nascere i governi Bonomi, poi Facta 1 poi Facta 2. La litigiosità e le divisioni dentro i partiti li resero deboli sino a far trionfare Mussolini nell’ottobre 1922. La storia dovrebbe insegnarci a non ripetere gli errori”.

Cosa vuole fare Renzi

Dovrebbero nascere un gruppo parlamentare autonomo alla Camera, composto quindi da almeno 20 deputati, e un sottogruppo del gruppo Misto al Senato (ma non c’è certezza sulle date). L’ex presidente del Consiglio ed ex segretario Dem non penserebbe per ora a dar vita un partito vero e proprio, ma a un movimento sul modello dei comitati di Azione civile: una formazione capace di attrarre anche pezzi del centrodestra, da Forza Italia al Centro. Non sarebbe all’ordine del giorno nemmeno un partito da lanciare alle Regionali.

Attualmente i gruppi Pd in Parlamento sono composti da 111 deputati e 51 senatori. I nuovi gruppi renziani dovrebbero nascere comunque non contro il governo, ma a suo sostegno.