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Mario Segni a TPI: “Draghi la scelta migliore. Governo Pd-M5S un dramma. Renzi stratega senza visione”

Intervista video del direttore di TPI Giulio Gambino a Mario Segni, parlamentare della Repubblica dal 1976 al 1996 e Sottosegretario all'Agricoltura dei governi guidati da Bettino Craxi e Amintore Fanfani. All'indomani della convocazione di Mario Draghi al Colle per la formazione di un nuovo governo, Segni commenta la crisi in cui è piombata l'Italia negli ultimi anni, la parabola dell'esecutivo Pd-M5S e le parole pronunciate da Sergio Mattarella in occasione dei 130 anni dalla nascita del padre, Antonio Segni, quarto Presidente della Repubblica che promosse il principio della ‘non immediata rieleggibilità’ del Capo dello Stato

Di Giulio Gambino
Pubblicato il 6 Feb. 2021 alle 13:28 Aggiornato il 6 Feb. 2021 alle 14:40
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Giulio Gambino intervista Mario Segni

Mario Segni, storico parlamentare della Democrazia Cristiana e padre della stagione referendaria che negli anni ’90 portò all’adozione della legge elettorale di impronta maggioritaria (il cosiddetto Mattarellum), parla in un’intervista a tutto tondo con il direttore di TPI Giulio Gambino. All’indomani della convocazione di Mario Draghi al Colle per la formazione di un nuovo governo, Segni commenta la crisi in cui è piombata l’Italia negli ultimi anni, la parabola del governo Pd-M5S e le parole pronunciate da Sergio Mattarella in occasione dei 130 anni dalla nascita del padre, Antonio Segni, Presidente della Repubblica dal 1962 al 1964 che propose l’abolizione del semestre bianco.

Secondo Segni, deputato dal 1976 al 1996 e Sottosegretario all’Agricoltura dei governi guidati da Bettino Craxi e Amintore Fanfani, la scelta di Mattarella di affidare l’incarico di formare il futuro esecutivo a Mario Draghi è stata “la migliore”, perché la crisi del governo giallo-rosso è iniziata “il giorno in cui è nato”. “L’alleanza tra Pd e M5S era un tale assurdo che nemmeno le diplomazie migliori potevano risolvere. Sono contento che il governo non esista più” afferma l’ex parlamentare. Un governo che ha goduto a suo avviso di una eccessiva copertura mediatica. “Draghi è la riserva migliore della Repubblica. Oggi c’è una esigenza molto grave che va affrontata”, aggiunge.

“Viviamo da 10 anni in un periodo di continuo declino, limitarlo alla decadenza della classe dirigente è riduttivo. Ci stiamo avvicinando sempre più a una società di assistiti di massa che assomiglia a un Paese del sud America in cui il ceto medio è stato distrutto e la classe povera è diventata più povera”, osserva. Del governo dimissionario Mario Segni ha apprezzato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. Il Pd si trova invece “in una grave situazione che ha identificato la sua ancora di salvezza nello stare al governo, e questo non ha giovato alla sua immagine”. E l’ex ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha guadagnato credito anche se “era il capo dei barbari che in Europa voleva creare un’alleanza con i gilets jaunes”.

Alessandro Di Battista? “Non condivido con lui alcuna idea ma se fossi un cinque stelle sarei Di Battista”, ammette Segni, perché il partito di Grillo “ha buttato all’aria la coerenza di una protesta”. Matteo Renzi “è uno stratega velocissimo che ha però difficoltà di vedere la strategia dopo la mossa vincente, e che con il suo egocentrismo esasperato ha distrutto tutto, a partire dall’esperienza più importante, quella da primo ministro”.

Sul riferimento di Sergio Mattarella alla proposta di Antonio Segni di introdurre in Costituzione il principio della ‘non immediata rieleggibilità’ del Presidente della Repubblica, Mario Segni conclude: “Ringrazio il Presidente Mattarella. Ha richiamato una delle cose più significative dell’esperienza di mio padre, la richiesta di abolizione del semestre bianco, che purtroppo non passò. Dietro ci sono delle ragioni politiche: 7 anni sono un periodo lungo. Io ho vissuto con mio padre il periodo da Presidente: è un mestiere durissimo”.

*Video a cura di Andrea Bancone e Marta Vigneri

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