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Liguria, Sansa a TPI: “Di Maio? Neanche lo conosco, ma il M5S è con me e mi basta questo”

Parla il candidato di Pd e 5 Stelle alle regionali della Liguria: "Apprezzo l'autocritica dei dem e del Movimento, che mi sostengono nonostante in passato li abbia criticati aspramente. Di Maio non mi voleva? Non mi interessa, non lo conosco personalmente: quello che conta è il sostegno del M5S. E vi assicuro che Grillo non è contrario. Che governatore sarei? L'esatto contrario di Toti"

Di Lorenzo Tosa
Pubblicato il 17 Lug. 2020 alle 20:23
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Immagine di copertina
Il candidato alle regionali in Liguria di Pd-M5s-sinistre, Ferruccio Sansa. Credit: ANSA/LUCA ZENNARO

“Una telefonata ti allunga la vita”, diceva quella vecchia pubblicità con Massimo Lopez. O, come nel caso di Ferruccio Sansa, può salvare una candidatura. L’ultimo sì, quello più atteso e decisivo, è arrivato questa mattina proprio via telefono dal garante dei 5 Stelle Beppe Grillo, che in un colpo solo ha smentito Luigi Di Maio e ha dato il via libera definitiva alla candidatura di Sansa alle regionali liguri come anti-Toti, sostenuto da Pd, gli stessi grillini e la sinistra. Il primo a confermarlo è lo stesso ormai ex giornalista del Fatto Quotidiano, uno che Beppe Grillo lo conosce bene, essendo da decenni suo vicino di casa a Sant’Ilario.

“Posso assicurare che Grillo non è contrario”, chiarisce Sansa a TPI. Poi si toglie un ultimo sassolino dalla scarpa. “Ho tre figli e un lavoro che mi piace da morire. Se mi dicono che hanno cambiato idea, me ne vado in vacanza domani mattina. Non vivo per questa candidatura, questo dev’essere chiaro”.
Per fortuna – o purtroppo – per lei, sembra che dovrà rinviare le vacanze, almeno fino al 20 settembre prossimo.
“Sembra proprio di sì, ora è ufficiale. È stata lunga e difficile, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Siamo pronti a cominciare”.

Nonostante Di Maio, che fino all’ultimo ha provato a far saltare tutto…
“Mi interessa poco, neanche lo conosco personalmente. Io so che il Movimento 5 Stelle è d’accordo con la mia candidatura, e tanto basta. In passato ho criticato duramente Di Maio, come ho criticato tutti, senza distinzioni, e paradossalmente mi hanno scelto proprio per questo. A differenza di Toti, che è stato scelto per quello che non ha mai detto da giornalista…”.
È già entrato in clima elettorale…
“Guardi, non farò una campagna contro Toti, ma per proporre un’idea di Liguria completamente opposta e alternativa alla sua”.

E su questo siete d’accordo. “Se volevano un candidato che rappresentasse l’esatto antipode della Liguria che vorrei io” ha detto il presidente della Liguria, “complimenti perché l’hanno trovato”.
“Ha ragione. La nostra è una visione di rottura radicale rispetto ai suoi cinque anni fallimentari di governo, durante i quali non ha fatto nulla per l’economia, si è circondato di una ristretta cerchia di imprenditori, amici e finanziatori dimenticando gli altri. Non ha indicato alcuna vocazione di futuro per l’economia ligure oltre gli ombrellini e i tappeti rossi. La sua è stata la peggior gestione sanitaria degli ultimi decenni, come i dati devastanti del Coronavirus in Liguria hanno messo drammaticamente a nudo. Basti pensare che la Liguria ha registrato la più alta mortalità in Italia in rapporto al numero di abitanti, e questo anche grazie al modello lombardo di privatizzazione selvaggia che a Toti sta tanto a cuore”.

Ecco, partiamo da qui. Fermerete le privatizzazioni?
“Faremo di tutto per non privatizzare quegli ospedali del Ponente, su cui in molti si preparano a mettere le mani, ma penso anche al polo oncologico privato che vogliono realizzare agli Erzelli: un doppione di quello pubblico che finirà, come sempre capita, per fornire le prestazioni più remunerative, indebolendo ulteriormente il pubblico, mentre i privati si riempiono le tasche. Quando Toti spendeva 1 milione e mezzo di euro di soldi pubblici per la sua propaganda, i malati di tumore genovesi dovevano andare a Savona in pullman a curarsi perché non c’erano i soldi per comprare una macchina per la radioterapia, che costava esattamente la stessa cifra”.

La Liguria significa anche Ponte Morandi, la cui inaugurazione ormai è imminente. Come giudica il fresco accordo del governo con Aspi?
“Positivamente, perché evita le penali allo Stato e toglie, di fatto, ai Benetton la gestione di Autostrade. Io c’ero quella mattina del 14 agosto, pochi minuti dopo che è crollato il ponte. Ricordo ancora le urla delle vittime sotto le macerie, poi ho letto nelle carte dell’inchiesta cosa si dicevano per telefono i manager di Aspi. Ecco, quella gente non ha più la mia fiducia, come quella di tanti cittadini, soprattutto liguri”.
Sempre a proposito di infrastrutture, una critica ricorrente che le fanno è: “Sansa è quello del No a tutto, mentre la Liguria ha bisogno di correre”.
“Non è vero. Siamo assolutamente favorevoli a far partire il primo tratto della Gronda, ad esempio, e su questo c’è la massima condivisione di tutte le forze politiche di coalizione. Solo che la propaganda accecata si sofferma solo sulla Gronda, quando la cosa più importante di tutte è il nodo ferroviario di Genova, che doveva essere pronto nel 2018 e vedrà la luce, forse, nel 2023. E, quando sarà ultimato, non ci saranno i treni da far circolare, rendendolo di fatto inutile. Perché Toti non parla anche di questo? Dov’è stato negli ultimi cinque anni lui, che ha diretta competenza in materia, mentre i ponti crollavano e i tunnel cadevano a pezzi? D’altra parte, Toti non è la persona giusta per dialogare con i concessionari, visto che è stato anche finanziato da alcuni imprenditori autostradali, e questo è noto”.

Altro tema chiave del suo programma: i parchi.
“Questa è una ferita che ancora sanguina e tra le prime cose di cui mi occuperò se sarò eletto. Toti è l’unico governatore in Italia che è riuscito a tagliare i parchi naturali e addirittura a bloccare il riconoscimento di Portofino come parco nazionale, che avrebbe portato 20 milioni di euro di finanziamenti e centinaia di posti di lavoro. Non significa solo difesa dell’ambiente, e quindi della salute, ma anche puntare su una nuova green economy in grado di attirare finanziamenti, imprese, rilanciare il turismo, che rappresenta il 15% del Pil regionale. L’ambiente è il petrolio ligure. Serve un taglio netto rispetto al passato che punti sul recupero dell’esistente e un piano cemento zero in grado di tutelare il nostro straordinario patrimonio ambientale e rilanciare l’intero settore, sul modello di quello che è avvenuto in Sardegna con Soru”.

Oltre a Soru, Sansa a chi guarda fuori Liguria?
“Esistono tanti modelli di governance regionale virtuosi. Penso all’Emilia-Romagna, alla Toscana, ma anche allo stesso Veneto di Zaia, amministrato da una destra molto diversa dal leghismo di Salvini o dal paraleghismo dello stesso Toti. E la gestione del Covid lo ha dimostrato in maniera chiara”.

A proposito di destra, perché sull’altro fronte sono capacissimi a serrare fila e alleanze, mentre a sinistra permane la tendenza a scindere l’atomo? Quattro mesi per trovare un nome condiviso, ad appena 60 giorni dal voto, è stato un raro caso di tafazzismo…
“Il centrodestra in generale, e in Liguria in particolare, ha un collante straordinario, che è il potere. Attorno al potere si sta sempre incollati. Vero è che il centrosinistra ha il primato mondiale delle divisioni, ma è altrettanto vero che questa candidatura è un’idea di rottura e cambiamento profondi, perciò capisco le resistenze. Ma, al tempo stesso, apprezzo il coraggio e la capacità di autocritica da parte di Pd e M5S nell’aver scelto un candidato che in passato li ha criticati così aspramente. Tanto di cappello”.

Ha criticato anche i renziani, che non a caso, una volta ufficializzato il suo nome, si sono defilati. A loro cosa si sente di dire?
“Che non esiste una terza via alla Blair. Oggi qui o si sta con noi o si sta con Toti. Se corrono da soli, di fatto stanno con Toti”.
Spesso la Liguria in passato è stata laboratorio politico nazionale. Pensa che la sua candidatura possa fare da apripista a un nuovo progetto più ampio anche fuori regione?
“Penso che abbiamo di fronte una grandissima occasione. La Liguria rappresenta una sorta di avamposto, essendo l’unica regione in cui la coalizione di governo ha presentato un programma nato dalla convinzione e non solo dalla necessità o dalla disperazione. Se andrà bene qui, allora questo progetto può diventare un paradigma per altre regioni e forse anche per il governo. I liguri hanno in mano una scelta che non riguarda solo la propria terra, ma anche l’Italia”.

Consenta una nota personale: chi l’avrebbe mai detto che un giorno si sarebbe trovato dalla stessa parte della barricata con il suo arci-nemico Burlando…
“Credo che non fosse tra i miei sostenitori. Lo capisco, in passato l’ho avversato profondamente. Non so se e quanto mi sosterrà, questo dovreste chiederlo a lui. Ma, al di là delle questioni personali, l’unica cosa che conta è l’interesse della Liguria e su questo tutti dovremo misurarci nei prossimi due mesi e negli anni a venire”.
Che campagna elettorale sarà?
“Sarà inevitabilmente breve, difficile, low cost (spenderemo circa un decimo rispetto a Toti) con piccoli finanziamenti basati sul crowdfunding, muovendoci tanto sul territorio per parlare con più persone possibili e con candidati provenienti da liste trasparenti e pulite al 100%: non candideremo nessuno che abbia avuto anche solo lontanamente rapporti con persone vicine alla criminalità organizzata”.

Cosa farà in caso di sconfitta? Tornerà con Travaglio al Fatto o farà il capo dell’opposizione?
“Con Marco ho parlato, mi ha incoraggiato e di questo gli sono molto grato. Al momento ho preso un’aspettativa dal mio giornale. Se vincerò, farò il presidente, altrimenti – se mi vorranno – farò il consigliere regionale per cinque anni. Dopodiché tornerò a fare il mio mestiere, che amo da morire”.
Vince Sansa. Cosa fa nei primi cento giorni da governatore della Liguria?
“Come primissima cosa rivedrò il Piano casa e i parchi. Poi vorrei dare finalmente il via libera a una legge contro le slot machine: una piaga devastante per questa regione”.
Sincero: crede nella vittoria?
“È un’impresa difficile, inutile girarci intorno, ma mi piacciono le sfide. Poi nella vita le battaglie le fai perché ci credi a prescindere, e quella è e sarà la nostra forza. Ricordiamoci Italia-Germania del ’70. L’Italia partiva sfavorita e ai supplementari stava perdendo. A quel punto sono saltati tutti gli schemi e gli azzurri si sono gettati all’attacco, difensori compresi. È finita che ha segnato Burgnich e abbiamo vinto noi: uno dei momenti in assoluto più belli del calcio italiano perché ha vinto la fantasia, l’improvvisazione. Ecco, la nostra campagna elettorale sarà come Italia-Germania del 1970. E noi siamo l’Italia”.

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