Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Ultimo aggiornamento ore 22:41
Immagine autore
Lucarelli
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Di Battista
Home » Opinioni

Regionali, la Liguria è il paziente zero: così Pd e M5s rischiano di far vincere la destra 7-0

Immagine di copertina

“Ionesco. Anzi no, Artaud”. Il riassunto della giornata di ordinaria follia vissuta dalla “sinistra” ligure è tutta nel commento di un utente su Facebook. Che scomoda il teatro dell’assurdo e, persino, quello della crudeltà, per provare a spiegarsi e a spiegarci l’ennesimo colpo di scena di questa saga infinita: su Ferruccio Sansa, il giornalista del Fatto che ieri era stato già ufficializzato come anti-Toti dall’intera coalizione di centrosinistra (con la conseguente uscita dei renziani), è arrivata, a 24 ore dal suono della sirena, la doppia fatwa sull’asse Roma-Sant’Ilario: il primo a scagliare la pietra che può sparigliare di nuovo tutto è il fu capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio: “Non se ne parla. Sansa ha remato contro di noi”.

Una posizione ribadita e legittimata dallo stesso Beppe Grillo, che di Sansa è vicino di casa, a Sant’Ilario, e di cui è stato prima amico, poi sponsor, infine avversario: “Ci ha sempre attaccato” fa trapelare Grillo, ed è un sussurro che – per chi conosce bene le dinamiche interne grilline – suona come un grido. E non basta certo la repentina smentita di questi minuti dell’attuale leader Vito Crimi (“Vai avanti Ferruccio, sei il nostro candidato”) per cancellare quella che è a tutti gli effetti l’ennesima puntata di uno psicodramma senza fine. Presto per dire se abbia ragione Crimi o peseranno di più le parole della strana coppia Di Maio-Grillo. Di sicuro un doppio niet così pesante e fuori tempo massimo mette a nudo tutte le distanze e le contraddizioni di una coalizione che ha impiegato quattro mesi per (non) trovare un candidato e che ora è chiamata, in appena sessanta giorni, a definire un programma, costruire da zero una campagna elettorale in epoca Covid e scalare un autentico K2 politico: battere Toti in Liguria.

L’ultima bomba – solo in ordine di tempo – arriva come un meteorite in uno stagno a 48 ore dai lanci di agenzia che annunciano il nome di Sansa e a 24 dalle prime interviste del candidato. Non fai nemmeno in tempo a sbobinare le parole di Sansa, che di colpo sono superate dagli eventi. “E ora?” si chiedono un po’ tutti in Liguria, quelli che ci avevano creduto e quelli che fino all’ultimo avevano provato a dare la spallata. Le parole di Di Maio e Grillo e l’immediata smentita di Crimi segnano, in un colpo solo, almeno due grandi verità: 1) I 5 Stelle sono ormai una barca alla deriva in cui tutte le gerarchie e gli ordini intermedi sono saltati: se fino a pochi mesi fa la parola della base locale era verità rigorosamente dettata dal vertice e scolpita nella pietra, oggi è un cinguettio flebile che vale il tempo di un annuncio e che potrebbe essere smentito l’istante successivo. Per dirla più chiaramente: la parola di un grillino, politicamente, oggi vale zero. E questo è un grosso problema in una trattativa così complessa come quella che si sta tenendo a Genova in queste settimane.

2) A perderci, da questo balletto grottesco e senza fine, non è solamente Sansa e neppure gli ormai vituperati, calpestati e rassegnati elettori di un centrosinistra allargato che chiedevano solo una cosa: “Mandare a casa Toti, a qualunque costo e con qualunque nome”. No. Ad uscire sconfitti, forse definitivamente, da quest’ennesimo colpo di teatro dell’assurdo è tutta la Liguria: un malato cronico che aveva la chance non tanto di cambiare il vento alla regione nel segno della discontinuità quanto di aspirare finalmente ad avere un’opposizione degna di questo nome a quella propaggine del salvinismo al pesto che è stata ed è ancora il totismo.

E, invece, anche quando con una fatica immane ogni tassello sembrava essere stato rimesso al proprio posto, ci risvegliamo una mattina e, di colpo, tutto è nuovamente in discussione, tutto ancora da costruire. E questa volta non è più la proverbiale scissione dell’atomo della sinistra ma la dilettantesca cialtroneria di quelli che dovevano cambiare tutto e hanno finito per smentire se stessi. La dimostrazione più chiara che il masochismo politico non è né di destra né di sinistra, ma – come piace dire a loro – post-ideologico.

Leggi anche: 1. Coronavirus, il disastro perfetto della Liguria: la “piccola Lombardia” di cui nessuno parla

Ti potrebbe interessare
Opinioni / Un patto con voi lettori (di Giulio Gambino)
Opinioni / In Italia non ci sono statue dedicate alle donne: è arrivato il momento di Ri-scrivere la storia
Opinioni / Dopo gli auguri a Dell'Utri il Corriere pubblichi anche la sua sentenza di condanna per mafia (di A. Di Battista)
Ti potrebbe interessare
Opinioni / Un patto con voi lettori (di Giulio Gambino)
Opinioni / In Italia non ci sono statue dedicate alle donne: è arrivato il momento di Ri-scrivere la storia
Opinioni / Dopo gli auguri a Dell'Utri il Corriere pubblichi anche la sua sentenza di condanna per mafia (di A. Di Battista)
Opinioni / Zaki a processo, ma in Italia né il parlamento né il governo hanno lavorato per concedergli la cittadinanza
Opinioni / Perché facciamo un nuovo settimanale (di Giulio Gambino)
Opinioni / In Italia aumentano le bollette, in Spagna si tolgono gli sgravi alle compagnie energetiche: caro Cingolani, nota la differenza
Opinioni / 11 settembre, dove siamo ora? Gli uomini che cadono dal cielo di Kabul ci hanno fatto tornare al punto di partenza
Opinioni / Pio e Amedeo hanno subito un tentativo di censura dalla Rai, ma ieri se ne sono dimenticati (di S. Lucarelli)
Opinioni / Il capolavoro politico di Salvini: sul Green Pass non ha toccato palla ed è riuscito a scontentare tutti
Opinioni / L'arroganza di Concita De Gregorio a "In Onda": zittisce Parenzo e dà lezioni a Di Maio (di S. Lucarelli)