Laura Castelli (M5S) a TPI: “Questo anno al governo è stato entusiasmante. Il Mes? Non ha senso”

La viceministra dell'Economia fa un punto sull'esperienza del governo giallorosso a un anno dalla nascita, commenta a TPI le linee guida per il Recovery Plan e spiega per quali investimenti verranno utilizzati i soldi europei

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 11 Set. 2020 alle 11:16 Aggiornato il 13 Set. 2020 alle 10:08
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Immagine di copertina
Laura Castelli Credits: ANSA

“Il Mes non serve, nel Recovery Plan ci sono tutte le risorse necessarie, con cui aiuteremo anche il Sud. Le Regionali come banco di prova del governo? Non ci sono state alleanze perché il M5S pensa prima di tutto ai territori”, ha detto a TPI la viceministra dell’Economia Laura Castelli, che ha partecipato alla Festa dell’Unità esattamente dopo un anno di un governo che mette insieme i democratici e i 5 stelle.

Viceministro, è scoccato un anno di collaborazione tra M5S e Pd: com’è lo stato di salute dell’esecutivo? Si aspettava di più?
Quella di quest’anno è stata un’esperienza entusiasmante, da cui le due forze politiche hanno tratto il meglio. Andando al governo ci siamo presi una grossa responsabilità, sono cambiate anche le nostre vite private. Ma, un anno dopo il giuramento, posso dire che sono tanti i passi fatti nel terreno comune.
Le Regionali sono un bell’esame per il governo… Perché non siete riusciti a trovare candidati comuni se non in Liguria con Sansa? Cosa è andato storto?
Non c’è niente di “storto”. Il rispetto dei territori è la prima cosa per noi: se si riesce a fare un lavoro comune bene, se non si riesce è giusto rispettare il territorio. Io ho visto partiti morire perché hanno perso l’elettorato e la base. Il Movimento Cinque Stelle non lavora così.

Recovery Plan: nelle linee guida uscite ieri ci sono digitalizzazione, sostenibilità e servizi. Siamo lo stato che riceverà più di tutti: qual è secondo lei la priorità per l’Italia?
C’è un filone importante che parte già con il decreto agosto, che iniza dal primo di ottobre ed è la decontribuzione per le Regioni del Sud al 30 per cento e questa misura viene stabilizzata per dieci anni con le risorse del Recovery Fund.
Come verrano usati esattamente quei fondi (i più ingenti rispetto ad altre nazioni europee)?
Per le infrastrutture: porti, aeroporti, reti ferroviarie che non ti permettono di velocizzare gli spostamenti di prodotti. Per la digitalizzazione, che ad oggi non è sufficiente per far essere le nostre aziende competitive. E poi la sostenibilità ambientale, che ad oggi sempre di più rappresenta fonte di mercato che adesso l’Italia in altri settori non ha e che invece potrebbe diventare un’opportunità.
Chiaro, quindi i maggiori capitoli di spesa saranno infrastrutture, green e digitalizzazione. E per la sanità?
Anche la sanità è dentro il Recovery Plan: è uno dei sette pilastri di questo che è un “piano industriale”.
Quando avrete le voci di spesa dettagliate da far approvare all’Ue?
A inizio ottobre.
I fondi per risanare la sanità pubblica potevano anche essere presi dal Mes però. Perché lei lo ritiene inutile?
Noi abbiamo sempre fatto una battaglia sul Mes. Era un meccanismo di stabilità che oggi non ha più senso, perché oggi pensare di riattivare il Mes, in una compagine europea dove tutti i paesi europei hanno dovuto far debito in maniera obbligata per via del Covid, è fuori luogo. Il Mes tout court non ha senso. Se invece parliamo di spesa corrente per pagare il debito….Beh, noi paghiamo ancora delle sanzioni all’Europa per quel gap e abbiamo meno infermieri di quelli che dovremmo e tutto il resto che ne consegue.
Quindi Conte non è stato abbastanza forte in Europa?
Non si è parlato di questo, noi abbiamo parlato di Recovery. Quando arriverà lo affronteremo, come la maggioranza affronta tutti i temi.
È stato anche lo stesso Casaleggio, in un’intervista al nostro giornale, ad aprire al Mes…
Non la riassumerei così, i Cinque Stelle sono compatti su questo tema.

Ma torniamo al Recovery… Un nodo cruciale, come ha detto anche lei, è il Sud Italia: l’ultimo rapporto Svimez parla di 60 miliardi sottratti al Sud ogni anno da dieci anni. Il 34 per cento dei 209 miliardi del Recovery Fund non sono troppo pochi?
Abbiamo appena sbloccato 110 miliardi di investimenti tra Anas e Rete ferroviaria italiana. Siamo un governo che tiene la percentuale degli investimenti per la maggior parte al Sud, ben oltre la soglia di legge. Quindi chiaramente, anche sulla parte di investimenti siamo reattivi per colmare il gap: penso alle strutture sanitarie per esempio.
E per le imprese, cosa farete?
E’ un tema importante. Per fargli riacquistare competitività è necessario da una parte ridurre il costo del lavoro, dall’altra fare investimenti che facciano respirare le aziende e farle ridiventare competitive a livello europeo. Quindi parliamo di infrastrutture: quei trasporti, per esempio le reti ferroviarie che non ti permettono di creare stabilità per i lavoratori.

Parliamo del Movimento. Quest’anno avete cambiato visione sul doppio mandato, l’asse col Pd è più forte…Il movimento è diventato un partito?
Lo sa qual è la differenza tra Movimento Cinque Stelle e tutte le altre forze politiche? Che quando fa le proprio scelte le mette in votazioni su una piattaforma e le chiede ai propri attivisti. Nessun altra forza politica fa questa cosa nel momento in cui la classe dirigente decide delle cose… Io credo che è il metodo che fa la differenza.
Chi vede come prossimo leader per il Movimento?
C’è un dibattito all’interno del Movimento, che si materializzerà in quelli che sono gli Stati Generali, che tra l’altro sono una cosa nuova per il movimento.
Sì, ma ci sarà qualcuno in particolare che lei vede come punto di riferimento…
Le dico solo che io credo che bisogna concentrarsi su una più ampia compagine…

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