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L’euforia da Recovery è già finita, il governo è (ancora) lacerato

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 24 Lug. 2020 alle 10:45
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L’effetto Recovery Fund nel governo è già finito: nella maggioranza riaffiorano le divisioni

È durato poco il cosiddetto “effetto Recovery Fund” nel governo: nella maggioranza, infatti, sono riaffiorate le divisioni sui temi più disparati, da come gestire i soldi che arriveranno dall’Europa all’attivazione del Mes sino alla legge elettorale. Sono passati solamente pochi giorni da quando il Consiglio Ue ha annunciato l’accordo sul Recovery Fund, il pacchetto di aiuti da destinare ai Paesi maggiormente colpiti dall’epidemia di Coronavirus. All’Italia è destinata la parte più cospicua del pacchetto, 209 miliardi, di cui 127 in prestiti e 81,4 a fondo perduto. Un “risultato storico” così come dichiarato da Conte, il quale aveva ricevuto il plauso della sua maggioranza, ma anche di parte dell’opposizione.

Un risultato che aveva anche permesso al premier di ricompattare la sua maggioranza, sempre più divisa e lacerata al suo interno, e di blindare anche la sua posizione, messa in discussione da voci sempre più insistenti sulla volontà di dare vita a un “governissimo”. Terminata la sbornia e l’euforia, culminata con una standing ovation nei confronti del premier al Senato nel giorno in cui ha proposto un’informativa proprio sul Recovery Fund, i nodi sono tornati al pettine e le divisioni sono riaffiorate come se nulla fosse. In particolare, sono 3 al momento le questioni che stanno dividendo la maggioranza.

Come gestire i soldi del Recovery Fund

L’Italia, come detto, ha ottenuto 209 miliardi dal pacchetto di aiuti del Recovery Fund. Si tratta di una cifra importante che va gestita senza errori perché, come dichiarato dal presidente della Camera Roberto Fico, “Qui ci giochiamo davvero il futuro dell’Italia per i prossimi 20 anni”. Proprio la gestione dei fondi del Recovery Fund è uno dei nodi cruciali sui quali si gioca la sopravvivenza dell’esecutivo. Il presidente del Consiglio vorrebbe che i soldi fossero gestiti direttamente da Palazzo Chigi con la creazione di un’apposita task force. L’idea iniziale del premier, infatti, era quella di istituire una cabina di regia formata da ministri e funzionari dei ministeri competenti, dall’Economia allo Sviluppo Economico passando per le Infrastrutture, e presieduta dallo stesso Conte e supportata da un altro organismo di natura tecnico-amministrativa. L’idea, tuttavia, non ha raccolto l’entusiasmo delle forze politiche, incluse quelle di maggioranza.

Forza Italia ha subito protestato per l’idea del premier e ha chiesto l’istituzione di una commissione bicamerale per la stesura del piano. Un’idea che ha subito incontrato il favore di parte del Pd che attraverso Base Democratica, corrente che fa riferimento al ministro della Difesa Lorenzo Guerini, ha sottolineato la necessità di prevedere “uno strumento agile ma rappresentativo, ad esempio una Commissione bicamerale per il rilancio economico, nel quale anche le opposizioni siano pienamente coinvolte, per arrivare rapidamente ad un piano di riforme in grado di rispondere al bisogno di un disegno strategico che sale dal Paese”. Anche l’ex segretario del Pd Maurizio Martina ha appoggiato l’idea di una bicamerale, mentre nella disputa è entrato prepotentemente anche Roberto Fico, presidente della Camera ed esponente del M5S, il quale ha sottolineato che “il Parlamento è la prima task force degli italiani”, motivo per cui dovrà “indicare le priorità sull’utilizzo delle risorse targate Bruxelles”.

Anche Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha esortato il premier a “sorprendere il Parlamento e il Paese”. “Anziché una task force – ha dichiarato l’ex premier – ci regali ad agosto un dibattito parlamentare in cui la forza della maggioranza sarà sfidare le opposizioni non sulla base di un generico programma di riforme ma su un completo business plan. Andiamo in aula ad agosto, sfidiamo l’opposizione e diciamo come vogliamo spendere questi soldi”.

Mes: Pd e Italia Viva continuano a chiederne l’attivazione

Una delle questioni che il premier sperava di aver chiuso dopo l’approvazione del Recovery Fund riguardava il Mes. Non a caso una delle prime dichiarazioni di Conte subito dopo l’accordo del Consiglio Ue sul pacchetto di aiuti riguardava proprio il Meccanismo Europeo di Stabilità: “La mia posizione non è mai cambiata – aveva dichiarato il premier – Il Mes non è il nostro obiettivo” aggiungendo anche “Spero che questo possa contribuire a distrarre l’attenzione morbosa attorno al Mes”. I 209 miliardi provenienti dall’Europa, però, non bastano secondo Pd e Iv, che continuano a chiedere al premier di attivare anche il Mes, mentre il M5S resta contrario. Il segretario del Pd Nicola Zingaretti, infatti, il giorno successivo il Consiglio Ue ha ribadito su Twitter: “Continuo a pensare che per l’Italia l’utilizzo del Mes sia positivo ed utile. Il governo dovrà presto assumere una decisione e la nostra posizione è chiara”.

“I 37 miliardi del Mes hanno una condizionalità inferiore ai prestiti del Recovery Fund. Se non si ha il coraggio di dirlo, si sta mentendo. Sono risorse che arrivano in autunno. Sfido l’intero arco parlamentare a trovare un presidente di Regione o un candidato presidente di Regione che dica no al Mes. Sono soldi che vanno ai cittadini” sono state invece le parole di Matteo Renzi. Anche il ministro della Salute Roberto Speranza nella giornata di giovedì 23 luglio è tornato alla carica affermando che: “Per il potenziamento del Sistema sanitario nazionale (Ssn) sono necessari almeno 20 miliardi. In una stagione di investimenti, la Sanità deve essere il primo capitolo da finanziare. La lezione che ci ha dato il Coronavirus è che c’è bisogno di un investimento straordinario per il Ssn”.

Legge elettorale: Italia Viva vota con il centrodestra

Ultimo, ma non importante capitolo, riguarda la legge elettorale, sulla quale le forze di maggioranza sono divise. Nella giornata di giovedì 23 luglio, infatti, Italia Viva ha votato insieme al centrodestra per rinviare la discussione della riforma della legge elettorale. Una decisione che ha provocato l’ira del vicesegretario Pd Andrea Orlando che ha dichiarato: “Italia viva smentisce gli impegni assunti alla nascita del governo”. Nello scorso gennaio, infatti, tutte le forze di maggioranza hanno sottoscritto un documento per approvare la legge elettorale prima del referendum sul taglio dei parlamentari, in programma a settembre. Il rinvio della discussione, a meno di due mesi dalla tornata elettorale, rischia dunque di far saltare quell’accordo.

All’origine del rinvio c’è l’opposizione di Italia Viva al cosiddetto Brescellum, un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 5 %. “Italia Viva ha tradito un patto che avevamo fatto all’inizio – ha tuonato Zingaretti – una cosa importante della politica è la serietà e mantenere gli impegni presi, siamo impantanati ancora nella situazione in cui ci troviamo. Italia Viva ha cambiato idea negli ultimi dieci giorni. Bisogna cambiare questa legge elettorale pessima che rischia di lasciare diverse forze senza deputati e senatori”. Secondo le indiscrezioni, infatti, Matteo Renzi, inizialmente convinto ad approvare una legge elettorale di tipo proporzionale, avrebbe in seguito cambiato idea per appoggiare una riforma di tipo maggioritario.

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