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Conte apre alla verifica di maggioranza, Renzi insiste: “Se il Parlamento non fa politica qualcosa non va”

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 12 Dic. 2020 alle 13:09
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Contestato frontalmente da Matteo Renzi e criticato fra le righe da una parte consistente del Pd e del Movimento 5 Stelle, il premier Giuseppe Conte apre a una verifica di maggioranza: un confronto prima con “le singole forze politiche” e poi “collegialmente” che dovrebbe tenersi all’inizio della prossima settimana.

Sul tavolo, come noto, da giorni, c’è il tema spinoso del Recovery Plan e, in particolare, di chi dovrà elaborarlo e gestirne i lavori. Conte ha puntato sulla cosiddetta “piramide”, una task force di manager e tecnici al cui vertice c’è proprio il premier. Una strategia troppo accentratrice, secondo Italia Viva e gli altri, che invocano un maggior coinvolgimento della squadra dei ministri e del Parlamento.

“In queste ore montano le polemiche di chi dice che in piena pandemia non si può fare politica. Io ho un concetto diverso della parola politica. Se, davanti alla più grave crisi economica del dopoguerra, il Parlamento non può fare politica perché non può discutere di dove mettere i soldi dei nostri figli e il Governo deve farsi sostituire da una task force di trecento consulenti significa che c’è qualcosa che non va”, scrive nella sua E-news Renzi, che ieri – intervistato dal quotidiano spagnolo El Pais – si è detto pronto a far cadere il governo. “La cosa incredibile di questa vicenda è che privatamente tutti ci danno ragione e poi in pubblico, in molti, prendono le distanze”.

E il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti rincara la dose in una intervista a TPI: “Credo che Conte non sia mai stata la persona adatta. Penso che la politica oggi sta abdicando la sua funzione a tecnici ed esperti, ma è arrivato il momento in cui recuperi le sue responsabilità”.

A Conte e a Italia Viva si è rivolto giovedì il segretario del Pd, Nicola Zingaretti: “Irresponsabile dare spazio alle incomprensioni”, ha scritto il leader dem in un lungo messaggio su Facebook. Il suo vice, Andrea Orlando, ospite venerdì sera a Otto e Mezzo su La7, chiarisce: “Noi abbiamo chiesto a Conte una verifica del programma, abbiamo portato le nostre proposte e stiamo facendo iniziative per spiegarle. Non siamo stati noi a mettere, in pieno di quel percorso, un incontro tra Conte e Renzi sull’ipotesi del rimpasto. Ma noi abbiamo la pretesa di avere un punto di vista dentro una coalizione tra forze diverse ma abbiamo sempre cercato di farlo valere attraverso la mediazione. Come è saltato lo spirito di mediazione, siamo di nuovo fermi”.

Intanto, il premier incassa il sostegno dell’ex deputato Alessandro Di Battista, capofila dei ribelli M5S: “È da irresponsabili, da folli, pensare di far cadere Giuseppe Conte o parlare di rimpasto in tempi di pandemia”, dice in una intervista a Il Fatto Quotidiano. Secondo Di Battista, “è ridicolo ipotizzare di far cadere questo esecutivo per una task force”. “Vogliono una crisi di governo ora, con il rischio concreto di una terza ondata e proprio mentre la Bce inizia a comportarsi davvero come una Banca centrale europea (e speriamo che continui a farlo)? Solo in Italia in una fase così drammatica si parla di cose del genere”. “Non stanno contestando il presidente del Consiglio sulla base di questioni concrete, bensì solamente per gelosie interne”, attacca il pentastellato. “Matteo Renzi è quanto di peggio ci sia attualmente nelle nostre istituzioni, io l’ho sempre detto, anche nei giorni nei quali si formò questo governo. Non è accettabile ascoltare ultimatum da chi ha perso le scorse elezioni”.

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