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Le date della crisi di governo: ecco le prossime tappe

La parlamentarizzazione della crisi di governo potrebbe concludersi nel giro di tre giorni. Tutto dipende dalle prossime mosse di Conte

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 19 Ago. 2019 alle 19:24 Aggiornato il 20 Ago. 2019 alle 07:00
Immagine di copertina
Matteo Salvini, Luigi Di Maio e Giuseppe Conte

Le date della crisi di governo: ecco le prossime tappe

C’è grande confusione per le prossime date della crisi di governo. La parlamentarizzazione della crisi di governo potrebbe consumarsi tutta nel giro di tre giorni. O di un giorno solo. Dipende dalle mosse del premier Giuseppe Conte.

Se, infatti, il premier deciderà di non voler attendere il voto dell’Aula del Senato sulle risoluzioni della Lega e salire al Colle direttamente per dimettersi, si produrrà un effetto domino che potrebbe travolgere i successivi passaggi parlamentari.

Ma cerchiamo di esaminare il calendario della crisi, data per data, con le varie ipotesi in campo.

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Le date della crisi dal 20 agosto in poi

Martedì 20 agosto Conte al Senato. Il presidente del Consiglio Conte è atteso in Senato. Alle 15 l’aula si riunirà per ascoltare le sue comunicazioni. Sulle comunicazioni del premier, come prevede il regolamento, possono essere presentate e votate delle risoluzioni che, di fatto, rappresentano atti di sfiducia. Due le opzioni: Conte attende il voto e solo dopo decide il da farsi. Conte non attende il voto e va direttamente al Colle per dare le dimissioni.  Se le cose andassero come vorrebbe Salvini, Conte sarebbe sfiduciato e quindi dovrebbe subito dimettersi. Ma durante la riunione Cinque Stelle di lunedì 18 agosto i vertici hanno confermato: “Piena fiducia al premier”.

Mercoledì 21 agosto – Conte alla Camera (se non si è dimesso). Conte è atteso alla Camera alle 11.30. Ma è il Senato la sede di riferimento per la gestione della crisi. Dunque, se il premier si è già dimesso, il dibattito a Montecitorio salta.

Giovedì 22 agosto – Voto per il taglio dei parlamentari. La Camera si riunisce per votare la riforma sul taglio dei parlamentari. Ma se Conte si è dimesso il lavoro delle Camere si blocca e non può procedere con il voto sulla riforma. Se Conte è ancora in carica si può andare avanti con il voto sulla riforma del numero dei parlamentari: Lega e M5s hanno la maggioranza per approvarla. In caso di dimissioni di Conte, inoltre, il 22 potrebbe essere anche il giorno in cui iniziano le consultazioni al Colle.

Se fino a questo punto invece la crisi è proseguita senza intoppi o dimissioni, Mattarella dovrebbe condurre le consultazioni per capire se in Parlamento esiste una maggioranza alternativa a quella formata da Lega e M5S. Qualora non la trovasse, dovrebbe sciogliere le camere.

Venerdì 23 agosto – Mattarella sceglie il nuovo premier. Una volta avviate le consultazioni, il presidente della Repubblica Mattarella potrebbe affidare l’incarico al premier per formare un nuovo governo.

Crisi governo date – Lunedì 26 agosto – Scelta del commissario Ue. Il premier deve indicare il nome italiano alla Ue per l’incarico di commissario europeo. L’Italia ha chiesto un portafoglio economico.

Con la rottura dell’alleanza tra Lega e M5S, è molto più difficile che i due partiti si accordino sul nome da proporre: prima della crisi si riteneva sarebbe stato un leghista, come riconoscimento della vittoria della Lega alle ultime elezioni europee, mentre ora si ipotizza un profilo più tecnico.

Quella del 26 agosto non è una scadenza vincolante legalmente, ma l’Unione Europea raccomanda vivamente di rispettarla per permettere di partire con le audizioni per la verifica dei candidati a settembre, votare la commissione a ottobre e permettere il suo insediamento a novembre. In passato è comunque successo che paesi senza governo in carica proponessero il proprio commissario, come nel caso del Belgio nel 2014.

Le date della crisi: cosa succederà da settembre

Venerdì 27 settembre – Consegna del Def. È la scadenza per presentare all’Unione Europea la nota di aggiornamento del DEF, il documento con cui indica i suoi piani economici triennali: non è una scadenza ineludibile, visto che è prevista la possibilità di proroghe speciali e ce ne sono già state in passato.

Domenica 13 ottobre – Prima data papabile per elezioni anticipate. Prima data utile teoricamente per le elezioni, quella che vorrebbe Salvini. Per convocare le elezioni servono tra i 45 e i 70 giorni, ma se ne stimano normalmente almeno 60 per organizzare il voto dall’estero. Le camere dovrebbero essere quindi sciolte prima di Ferragosto, un’ipotesi ormai praticamente esclusa.

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Crisi di governo: le date della manovra

Martedì 15 ottobre – Consegna documento di bilancio. Dovrebbe trasmettere a Bruxelles il documento programmatico di Bilancio (Dpb), un rapporto che contiene maggiori dettagli sulla legge di bilancio: anche in questo caso, potrebbero essere concessi rinvii speciali.

Domenica 20 ottobre – Seconda data papabile per elezioni anticipate. Seconda data possibile per le elezioni, nell’ipotesi in cui le camere fossero sciolte tra il 20 e il 21 agosto: anche questa è un’opzione che a oggi sembra improbabile. Il 20 ottobre è anche la data entro la quale il governo deve trasmettere la legge di bilancio per il 2020 al Parlamento: ma anche questa scadenza può essere flessibile.

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Domenica 27 ottobre – Terza data papabile per elezioni anticipate.  È la data più probabile per tenere eventuali nuove elezioni, se le Camere saranno sciolte già a fine agosto.

Domenica 3 novembre – Quarta data papabile per elezioni anticipate.   Altra possibile data delle elezioni nel caso le Camere venissero sciolte tra il 3 e 4 settembre.

Martedì 31 dicembre – Approvazione della manovra. Entro fine anno la manovra economica deve essere approvata, altrimenti scattano in automatico l’esercizio provvisorio e l’aumento dell’Iva. Entro l’ultimo dell’anno il Parlamento deve approvare la legge di bilancio: questa scadenza è tassativa. Le conseguenze di un ritardo sono davvero serie: esercizio provvisorio e aumento automatico dell’IVA, cioè dei prezzi di quasi tutti i prodotti che compriamo.

Le variabili sono molteplici e dipendono anche da cose volatili come possibili alleanze o umori dei leader dei partiti. Dunque la partita della crisi è ancora tutta da giocare, e il calendario del campionato del governo potrebbe subire modifiche.

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