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Home » Politica

Coronavirus, aperture scaglionate per Regioni già dal 18 maggio: ecco il piano B di Conte per rispondere alle critiche

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Il premier potrebbe anticipare alcune delle riaperture annunciate inizialmente per il 1 giugno, ma saranno fondamentali le prossime due settimane

Coronavirus, aperture scaglionate per Regioni: ecco il piano B di Conte

Stretto tra le critiche dell’opposizione, i malumori della maggioranza e lo scontento degli italiani, il premier Conte ha pronto un piano B che prevede aperture scaglionate per regioni a partire già dal 18 maggio: una sorta di ancora di salvataggio per difendersi da chi lo attacca per la gestione dell’emergenza Coronavirus. A rivelare l’esistenza di un piano di riserva è La Repubblica, che sottolinea anche una certa irritazione del presidente del Consiglio nei confronti di chi considera deboli le decisioni prese nell’ultimo Dpcm e annunciate nel corso della conferenza stampa andata in scena nella serata di domenica 26 aprile. “Cosa pretendevano di più? Non si rendono conto che è già moltissimo?” avrebbe detto il premier ai suoi collaboratori più stretti ritenendo di aver già concesso abbastanza visto l’andamento dell’epidemia e anche le conseguenze devastanti simulate dall’Iss su un’eventuale riapertura totale del Paese.

Conte a Bergamo sulla mancata zona rossa: “Abbiamo deciso con esperti, contagio era già diffuso”

L’esecutivo, non è un mistero, teme una ricaduta che sarebbe “fatale” per usare un’espressione utilizzata dallo stesso Conte, per il Paese. Tuttavia, il premier è pronto a fare qualche concessione in più per rispondere alle critiche. Le nuove disposizioni contenute nell’ultime Dpcm, che dal 4 maggio prevedono tra le altre cose la possibilità di incontrare i propri cari, il servizio di asporto per bar e ristoranti e il ritorno al lavoro di circa 3 milioni di italiani, non si toccano. Per le due settimane che vanno dal 4 al 17 maggio, dunque, non vi saranno novità rispetto a quanto annunciato dallo stesso Conte. Tuttavia queste due settimane serviranno, così come confermato anche dal capo della task force di esperti Vittorio Colao, per testare i comportamenti degli italiani e ovviamente l’andamento dell’epidemia. Una sorta di prova generale insomma.

Se la situazione, come tutti si augurano, non dovesse degenerare, allora già dal 18 maggio si potrebbe anticipare la riapertura di alcune attività come ristoranti, bar, parrucchieri e centri estetici, al momento prevista per il 1 giugno. Le misure, però, non riguarderebbero tutte le Regioni. L’idea, infatti, è eventualmente quella di proporre aperture scaglionate per Regioni. Si partirebbe da quei territori dove già ora il contagio è quasi pari a 0, come Basilicata, Molise e Sardegna, per concludere con le Regioni più in difficoltà come Lombardia e Piemonte per le quali la data di riapertura rimarrebbe fissata sempre al 1 giugno. Un’idea che era stata già avanzata dal ministro dello Sviluppo Patuanelli, ma che poi era stata bocciata dal comitato tecnico-scientifico, che aveva chiesto misure uguali per tutte.

Leggi anche: 1. Coronavirus, Irene Pivetti indagata per frode: “La sua società importava mascherine cinesi contraffatte” 2. Parenti sì, fidanzati no. Un governo può decidere per legge una gerarchia degli affetti? 3. Al Governo è mancato il coraggio di dire che la Lombardia deve riaprire per ultima (di F. Salamida)

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