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Non solo Appendino, anche Raggi rischia la candidatura a causa di un processo

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A sinistra Virginia Raggi, a destra Chiara Appendino

La corsa per il Campidoglio del 2021 potrebbe complicarsi se la sindaca di Roma venisse condannata in appello il prossimo 19 ottobre per il caso Marra (da cui è stata assolta in primo grado)

Erano state elette contemporaneamente, una a Torino e una a Roma, in una giornata – quella dei ballottaggi per le amministrative del 2016 – che aveva segnato un vero trionfo per il Movimento 5 Stelle. A quattro anni di distanza, tuttavia, le loro sorti si dividono. Mentre Virginia Raggi si ricandiderà come sindaca di Roma nel 2021, Chiara Appendino ha dichiarato ieri che non correrà di nuovo per la poltrona di prima cittadina.

La decisione della sindaca torinese è arrivata dopo la condanna in primo grado per falso ideologico nel processo Ream. Una sorte opposta a quella che è toccata a Raggi, che nel 2018 è stata assolta dall’accusa di falso nel processo di primo grado relativo alla nomina (poi ritirata) di Renato Marra, fratello del suo ex braccio destro Raffaele, a capo del Dipartimento Turismo di Roma capitale.

Ma la situazione potrebbe complicarsi se il prossimo 19 ottobre Raggi venisse condannata in appello come sottolinea un articolo di Daniela Preziosi su Domani. La sentenza potrebbe arrivare in giornata, oppure la fine del processo potrebbe slittare all’estate prossima. Un’eventuale condanna potrebbe pesare sulla ricandidatura, come è stato per Appendino?

Nella sua corsa, per il momento, Raggi è sostenuta ufficialmente da tutto il Movimento, anche se rimangono alcuni mal di pancia interni, come lasciano intuire le parole scappate all’ex capo politico e ministro degli Esteri Luigi Di Maio. “Non mi fossilizzo sui nomi”, ha detto, costringendo poi lo staff a chiarire confermando il suo sostegno alla sindaca.

Supporto alla sindaca è arrivato anche da Federico D’Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento, che ieri a Sky Tg24 ha dichiarato: “Virginia Raggi a Roma ha fatto finora un ottimo lavoro, mi auguro possa ripresentarsi l’anno prossimo alle elezioni. Ci saranno moltissimi comuni che andranno al voto, mi auguro si possa fare un accordo allargato con le forze di maggioranza per andare compatti. In questo momento Vito Crimi è al lavoro per trovare le migliori soluzioni”.

Ma l’appoggio sarebbe lo stesso in caso di condanna? Anche perché Raggi è una candidata “scomoda” sul fronte di un possibile accordo con i dem per la corsa al Campidoglio. Dopo cinque anni di opposizione dura alla sindaca e alla giunta M5s, i dem romani non hanno alcuna intenzione, non solo di allearsi, ma nemmeno di cercare il dialogo con i grillini, a maggior ragione sul nome di Raggi.

Un’intesa col Pd, in ogni caso, sembra davvero difficile. I dubbi lacerano entrambe le formazioni. Nel M5s la differenza di vedute è tra l‘anima governista, dove alcuni nomi di peso starebbero conducendo un pressing su Raggi per indurla a fare un passo di lato, e chi invece si oppone a stringere troppo l’intesa, su tutti l’ex deputato Alessandro Di Battista, che due giorni fa ha ribadito come il nome della Raggi non sia “negoziabile”, perché con Virginia “si può rivincere”. Ma alcuni militanti di base iniziano a chiedere delle ‘comunarie’ per la scelta del candidato pentastellato in Campidoglio.

Per quanto riguarda il Pd la situazione appare ancora più complessa. Oggi si tiene il vertice allargato del centrosinistra per iniziare a discutere di un possibile candidato comune, con il dilemma sulle primarie e la possibile entrata in scena ufficiale del leader di Azione di Carlo Calenda. Ma c’è chi spinge per replicare l’accordo di governo anche in Campidoglio, in primis AreaDem, la corrente che fa capo al ministro della Cultura Dario Franceschini. “Non è un retroscena, ci sono le parole della Di Biase e di Astorre (entrambi esponenti di Areadem, ndr) a dimostrarlo: chiedono un passo indietro di Raggi per favorire l’alleanza a Roma”, spiegano all’Agi fonti parlamentari di Italia Viva. “Per noi, però, è impensabile. Una alleanza con i Cinque Stelle, anche senza Raggi, sarebbe un favore alle destre”.

Ma se non ci fossero le condizioni per un’intesa con i 5 Stelle al primo turno – è il ragionamento che potrebbe fare il segretario Nicola Zingaretti – si potrebbero comunque aprire scenari diversi al ballottaggio, confidando che la Raggi non vada oltre il terzo posto. Molto critico invece l’ex presidente dem Matteo Orfini, già commissario della federazione romana dopo Mafia Capitale, che ha sottolineato come “non è pensabile un accordo con i 5 Stelle per il Campidoglio”, viste le divergenze accumulate in questi anni.

Leggi anche: 1. Torino, Appendino rinuncia alla ricandidatura: “Non correrò di nuovo come sindaca, decisione molto dolorosa” /2. Milano 2021: Salvini apre alle primarie per il candidato sindaco del centrodestra /3. Luciano Nobili di Italia Viva a TPI: “Calenda il miglior candidato sindaco per Roma”

4. Comunali a Roma, Casu (Pd): “Convochiamo riunione coalizione di centrosinistra per dopo Raggi” /5. Calenda vuole candidarsi a sindaco di Roma (non col Pd): l’indiscrezione

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