Pontassieve, chi è la donna che ha aggredito Salvini: “In passato è stata vittima di razzismo”

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 10 Set. 2020 alle 10:34 Aggiornato il 10 Set. 2020 alle 10:42
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Chi è la donna protagonista dell’aggressione di Salvini a Pontassieve

Ieri, mercoledì 10 settembre, il leader della Lega Matteo Salvini è stato vittima di un’aggressione a Pontassieve, a pochi chilometri da Firenze, durante un comizio della campagna elettorale per le elezioni regionali in programma il 20 e 21 settembre 2020. Il leghista è stato strattonato (qui il video dell’aggressione) da una ragazza di circa 30 anni che gli ha strappato la camicia e anche la catenina che aveva al collo, presumibilmente un rosario, urlando: “Io ti maledico”. Oggi emergono dettagli sull’identità dell’aggreditrice, oggetto di una feroce campagna d’insulti sulle pagine Facebook della Lega e dai simpatizzanti di Salvini.

A chiarire la situazione è stata la sindaca del comune toscano, Monica Marini, che ha fatto sapere che la donna di Pontassieve, di origini congolesi, è impiegata nel servizio civile presso il comune, selezionata con un bando della leva civile a livello nazionale. E infatti ieri Matteo Salvini in una diretta Facebook aveva condannato il fatto che una persona dall’indole così aggressiva potesse lavorare con fasce di popolazione vulnerabili, come giovani e disabili.

Ma la sindaca ha anche raccontato che la donna è stata oggetto di pesanti discriminazioni in passato: nel 2019 una persona le avrebbe sputato addosso insultandola perché di colore, chiamandola scimmia e offendendola pesantemente. L’ipotesi è che questo tipo di eventi abbia potuto influire sullo stato d’animo che l’ha spinta a compiere l’aggressione di Salvini a Pontassieve. “Dopo averlo strattonato, la 30enne era visibilmente confusa e sembrava non si rendesse conto di cosa aveva appena fatto”, ha raccontato Marini. “Ovviamente questo non la giustifica. Ha sbagliato”, ha aggiunto la prima cittadina.

Matteo Salvini potrebbe aver rappresentato la figura verso cui riversare l’odio accumulato in seguito agli episodi di razzismo subiti. Secondo le cronache locali quello descritto dalla sindaca risale a un anno fa: la donna stava rientrando da un corso all’Università di Firenze e si trovava alla stazione di Pontassieve. Restano infondate le accusa di spaccio, prostituzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, circolate sui social dopo l’aggressione. La donna sarebbe incensurata.

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