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Home » Politica

Afghanistan, Emma Bonino a TPI: “La nostra ossessione sono solo i migranti, l’Ue finge di non vedere la pesante crisi politica”

Immagine di copertina
Credit: Ansa foto

“Questa Unione europea si occupa solo di migranti e non capisce cosa sta succedendo in quella parte del mondo in cui l’Afghanistan sta penzolando verso la parte asiatica, certo non verso l’Occidente che li ha abbandonati lì. Mi sembra una crisi politica che nessuno vuole vedere e una crisi umanitaria che si vedrà bene presto. Non sappiamo cosa succede nel resto dell’Afghanistan, non circolano informazioni. Si vedono migliaia di persone stipate all’aeroporto che per paura di quello che sta già succedendo vogliono scappare via. E, siccome la nostra ossessione sono solo i migranti, del resto tutti fanno finta di non capire. Trattano i talebani cosiddetti moderati come un’organizzazione omogenea. Non è così. Come la Libia divisa in mille milizie, anche l’Afghanistan è divisa in mille clan. Ognuno dei quali gestisce un territorio. Non si sa nemmeno con chi si ha davvero negoziato”.

Emma Bonino – ex ministra degli Esteri ed ex commissaria Ue che ha avuto una assidua frequentazione con l’Afghanistan, dove fu anche arrestata nel 1997 – non nasconde a TPI la sua delusione per come si sta gestendo la crisi in Afghanistan.

Onorevole, l’Ue sembra orientata a impedire migrazioni in larga scala dall’Afganistan ed evitare un nuovo 2015. “La questione va risolta nella regione afghana”, hanno ricordato a margine del Consiglio i ministri dell’Interno di Austria, Repubblica Ceca e Danimarca, che hanno ribadito la promessa di aiuti alla regione, chiedendo però ai profughi non venire in Europa. Lei crede che il flusso migratorio sarà davvero come quello del 2015?

Ho letto le dichiarazioni di Guterres che sta ventilando una profonda crisi umanitaria e mi sembra che il tentativo di fuga di migliaia e migliaia di persone sia uno scenario più che probabile. Dire “aiutiamoli vicino casa loro” è molto facile, è più difficile da fare se si tiene conto che il Pakistan, già prima di questa crisi, aveva ricevuto 2 milioni di profughi, centinaia di migliaia in Iran e altrettanti in Tagikistan. Sarebbe da negoziare con loro quindi.

È questa la strada, creare rapporti coi Paesi limitrofi?
Sono follie, o meglio, sono i nostri desideri. Che cosa pensino i cosiddetti Paesi vicini non posso saperlo. Vorremmo tanto che fosse così ma dubito che si possa fare.

Le responsabilità di quanto accaduto in Afghanistan le abbiamo anche noi e dovremmo assumercele, lo ha ricordato anche il presidente Sassoli.
Ripeto: noi non siamo soli su questo scacchiere, dobbiamo pure capire cosa pensano i Paesi vicini. Può darsi che questa intelligence che ha fatto flop da tutti i punti di vista forse già lo sappia se ci sono aperture. Anche l’idea dei corridoi umanitari è un nostro desiderio ma sempre che i talebani siano d’accordo a non attaccare i profughi.

Di Maio parlava di corridoi umanitari ma non diretti.
È evidente, perché i corridoi umanitari all’interno dell’Afghanistan a cosa ci servono? A niente. Chi protegge questi corridoi?

Orban dice che per evitare dispute all’interno dell’Unione europea bisogna ridare tutti i diritti sulle migrazioni ai governi nazionali.
Già ce l’hanno, finora la questione migranti, che non è una competenza europea, è stata gestita a livello nazionale: chi in modo più aperturista, chi con maggiore chiusura. Su base volontaria non abbiamo visto granché.

Nel 2016 l’Ue ha siglato un accordo con la Turchia, il paese che ospita il maggior numero di rifugiati al mondo, per far tornare nel paese tutti i migranti irregolari che si stavano dirigendo in Europa. Ora Erdogan costruisce muri con l’Iran e nel frattempo redige accordi con i Talebani per gestire lo scalo di Kabul. Quale ruolo avrà ora la Turchia?
Non ho idea di quale sia la strategia di Erdogan, salvo questo desiderio di non avere i migranti. In ogni caso questa Unione europea si occupa solo di migranti e non capisce cosa sta succedendo in quella parte del mondo, in cui l’Afghanistan sta penzolando verso la parte asiatica, certo non verso l’Occidente che li ha abbandonati lì. Mi sembra una crisi politica che nessuno vuole vedere e una crisi umanitaria che si vedrà bene presto. Non sappiamo cosa succede nel resto dell’Afghansitan, non circolano informazioni. Si vedono migliaia di persone stipate all’aeroporto che per paura di quello che sta già succedendo vogliono scappare via. E, siccome la nostra ossessione sono solo i migranti, del resto tutti fanno finta di capire. Trattano i talebani cosiddetti moderati come un’organizzazione omogenea. Non è così. Come la Libia divisa in mille milizie , anche l’Afghanistan è divisa in mille clan. Ognuno dei quali gestisce un territorio. Non si sa nemmeno con chi si è davvero negoziato.

Quanto è reale il pericolo di una guerra civile?
Non la escluderei. A parte il fatto che devo constatare che i servizi di informazione hanno fatto un flop dietro l’altro. So che si è riunito questo giro di clan a Kandahar, ma non sono emerse notizie per ora. Leggendo l’accordo Usa-Talebani pubblicato sul sito dell’amministrazione americana apprendo che l’impegno è che questi ultimi rompano ogni contatto con Al Qaeda, Isis. etc. Non mi pare che la cosa però stia andando per questo verso. Leggo che ieri Amin ul-Haq, braccio destro di Osama Bin Laden, è rientrato in pompa magna nella sua provincia di origine di Nangarhar. Francamente non capisco.

Secondo lei il pericolo attentati è aumentato?
Non lo so, ma c’è sempre stato. Tutto quello che è successo in questi anni è sufficiente per mettersi in guardia. Non c’è da aspettarsi niente di buono.

Biden è tornato a parlare del ritiro delle truppe, non c’è stata nessuna ammissione delle problematiche.
È chiaro che Biden deve difendersi con le motivazioni che meglio può.

L’Europa ha dimostrato la pesante subalternità agli Usa, non riesce ad avere una sua capacità di sicurezza. Come mai?
Lo diciamo da 30 anni, a ogni crisi, ci vuole più Europa. Passano tre giorni e ce ne siamo dimenticati. Non è possibile andare avanti con una cooperazione rafforzata dei Paesi che lo vogliono? L’abbiamo fatta per l’Euro, Schengen lo è. Dopo di che è complesso ma è un problema di volontà politica. Non ci pensiamo seriamente a prendere atto che negli ultimi anni qualcosa è cambiato e non ho visto nessuna autonomia strategica oltre che a parole. Spero di sbagliarmi, che l’Europa capirà la lezione. Dubito, ma lo spero.

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