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Adinolfi a TPI: “Le unioni civili non sono famiglia, Papa Francesco è stato strumentalizzato”

Il leader del Popolo della Famiglia a TPI: "Bergoglio nel documentario dice 'estar, cioè stare in famiglia', non 'costruire una famiglia', intendendo il fatto che i gay non devono essere cacciati dalla famiglia d'origine. Le parole del Papa sono state strumentalizzate. Ha ribadito che la famiglia è fondata sul matrimonio, che nel progetto di Dio è quello tra uomo e donna". Le unioni civili? "L'obiettivo di Monica Cirinnà era il riconoscimento della famiglia omogenitoriale, noi ci siamo battuti facendo stracciare la stepchild adoption. Renzi all'epoca veniva dal 41% alle Europee, ora raccoglie il 3%. Il tradimento di alcuni valori fondamentali da parte di un politico che si dichiarava cattolico ha conseguenze sul consenso"

Di Antonio Scali
Pubblicato il 22 Ott. 2020 alle 14:19
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“Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente”. Non sono passate inosservate le parole di Papa Francesco contenute del documentario “Francesco”, presentato alla Festa del cinema di Roma. Un’apertura considerata da molti storica, con Bergoglio che si è detto a favore di una legge per le unioni civili delle coppie gay. Non la pensa così Mario Adinolfi, secondo il quale il pensiero del Pontefice è stato strumentalizzato. Il leader del Popolo della Famiglia, intervistato da TPI, afferma che Francesco è in continuità con il magistero della Chiesa, distinguendo la necessità di tutelare le persone omosessuali attraverso una legge sulle unioni civili dal matrimonio e dalla famiglia, che resta quella formata da un uomo e una donna.

Adinolfi, come commenta le parole di Papa Francesco? Le ritiene un passo in avanti rivoluzionario? È rimasto sorpreso?
“Non riesco a vedere la storicità. Leggo invece una continuità con il magistero della Chiesa e il suo pontificato. Il Papa non ha detto nulla di strano. Bisogna ovviamente accogliere i gay come figli di Dio e devono essere messi in condizione di vivere tranquillamente nella propria famiglia. Attenzione, infatti: Bergoglio nel documentario dice ‘estar, cioè stare in famiglia’, non ‘costruire una famiglia’, intendendo il fatto che i gay non devono essere cacciati dalla famiglia d’origine. Molti quotidiani di primo piano oggi hanno titolato affermando che il Papa avrebbe detto che i gay hanno diritto a farsi una famiglia. Non è così, nel documentario non c’è mai questa frase. Ecco perché non c’è nessuna rivoluzione nelle sue dichiarazioni.

Il Papa ha poi ribadito che la famiglia è fondata sul matrimonio, che nel progetto di Dio è quello tra uomo e donna. Al tempo stesso ha detto che possono esserci dei riconoscimenti civili per i rapporti tra i gay, ma si tratta di questioni che non afferiscono al magistero della Chiesa. Molti a livello mediatico hanno strumentalizzato le parole del Papa. Queste parole il Pontefice le aveva già pronunciate tempo fa: non c’è niente di inedito né di sconvolgente. Ogni volta che bisogna parlare del mondo omosessuale si fa una mistificazione mediatica, parlando di rivoluzione del Papa. Io vado a messa tutti i giorni, ma non mi pare di aver mai visto due uomini sposarsi in Chiesa. Francesco ha detto quello che era giusto dire e che io stesso condivido. Siamo tutti peccatori, e la Chiesa accoglie tutti, ma questo non vuol dire che non esiste più il peccato”.

Lei ai tempi della legge Cirinnà sulle unioni civili si è molto battuto, organizzando anche due Family Day. Oggi è cambiato qualcosa nella sua posizione?
“Mi sono molto battuto contro quella legge, influenzando in qualche modo quella stagione politica e portando un milione di persone in piazza. Ricordo che nel 2015, all’epoca del primo Family Day, Renzi aveva preso il 41% alle Europee. Dopo il secondo Family Day aveva perso la presidenza del Consiglio e oggi è un esponente politico che racimola il 3%. Il tradimento di alcuni valori fondamentali da parte di un politico che si dichiarava cattolico ha delle conseguenze sul consenso.

L’obiettivo di Monica Cirinnà non era la legge sulle unioni civili, ma il riconoscimento della famiglia omogenitoriale. Il Papa ha detto chiaramente che i gay mai saranno una famiglia, perché nel progetto di Dio è quella società naturale che si basa sul matrimonio di un uomo e una donna. E che è sancito anche dall’articolo 29 della nostra Costituzione. Per questo la mia dura opposizione dell’epoca è la stessa anche oggi. Quella legge, con la stepchild adoption, voleva il riconoscimento dei figli per le coppie omosessuali. Noi abbiamo fatto in modo che venisse stracciata. Inoltre ieri la Corte Costituzionale ha detto che non ci possono essere due mamme per un bambino. Questa è la vera notizia, non la mistificazione delle parole di Francesco”.

Cosa sono allora le unioni civili che anche il nostro ordinamento riconosce?
“Sono formazioni sociali particolari, ma non sono famiglia. La famiglia deriva dall’assunzione di responsabilità che passa dal matrimonio. La natura prevede che per avere dei figli serve un maschio e una femmina, e non può essere altrimenti”.

Che giudizio dà di Papa Francesco?
“Sono innamorato di lui e della sua pastorale. Condivido la sua idea di una Chiesa come ospedale da campo, che accoglie tutti. Ma al tempo stesso ci mostra il peccato. Non è il Papa del ‘volemose bene’. Ha tenuto la Chiesa in piedi in una fase storica difficilissima. Questo Pontefice è una benedizione, ho massima fiducia in lui”.

La maternità surrogata: che ne è dei bambini nati con il cosiddetto “utero in affitto”?
“Mai la Chiesa potrà dire sì all’utero in affitto. È ovvio altresì che davanti a dei bambini l’accoglienza è massima, e che quindi possano frequentare il catechismo o andare in parrocchia. Sempre nella distinzione tra peccato e peccatore. Per noi del Popolo della Famiglia l’utero in affitto è un reato da perseguire a livello universale. Ma ovviamente non deve esserci nessuna discriminazione tra bambini”.

Qualche anno fa ha detto che le unioni civili erano “passate di moda”, visti i numeri non esaltanti di chi ha fatto ricorso alla legge. Non pensa che i diritti vadano tutelati comunque, anche se riguardano una minoranza?
“Non farò mai battaglie sui numeri delle cose. Il Popolo della Famiglia prende 220mila voti, non certo un’enormità. Ma ci sono delle idee su cui ci si confronta: vale per me così come per chi mi avversa. Sono e resto contrario al matrimonio omosessuale e all’utero in affitto. Ma attenzione alle mode: in questa fase l’associazionismo LGBT è dominante, ma occhio perché la ruota gira. Non bisogna cercare di mettere a tacere le posizioni scomode, come la nostra. Coloro che chiedono di non essere discriminati non possono poi discriminare le opinioni altrui. Sarebbe incoerente”.

Spesso tra la comunità LGBT e la Chiesa ci sono stati violenti scontri: le dichiarazioni del Papa possono aiutare a rasserenare il clima e favorire l’accettazione dei gay cristiani?
“Io non ho mai avuto sentimenti malevoli non solo nei confronti dei gay cristiani, che accolgo ogni giorno a Messa, ma dei gay in generale. Non sono un odiatore, in quanto cattolico, semmai l’odio lo subisco. Le mie battaglie, per quanto dure, le ho fatte con franchezza, su un piano laico e politico. Se c’è un dato positivo dal clamore suscitato da questo documentario è che dimostra come non c’è un astio preconcetto del mondo cattolico nei confronti dei gay”.

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